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Perché eliminoamo gran parte di noi stessi ?

Cavalca l'Energia - Anteprima del libro di Pam Grout

Spanx per il ricordo

«Le tradizionali strutture umane del potere e il loro regno stanno per essere resi obsoleti.»
Buckminster Fuller

Una delle storie che preferisco riguarda un bambino di quattro anni che continuava a infastidire i genitori per passare un po’ di tempo da solo con la sorellina appena nata. Papà e mamma, avidi lettori di libri sul ruolo genitoriale, non erano convinti che fosse una buona idea.

«E se le desse dei pizzicotti?» si chiese uno dei due scatenando un’intensa discussione sulle più recenti strategie volte a ridurre al minimo la rivalità tra fratelli.

Come se non bastasse, si agitarono ancor di più: «E se tentasse di soffocarla?»

Ma il piccolo Johnny non si lasciava scoraggiare.

«Noi - io e lei - dobbiamo parlare di una cosa importante», insisteva.

Alla fíne i genitori di Johnny gli permisero di restare da solo nella camera della bambina mentre loro aspettavano con l'orecchio teso fuori dalla porta.

Lui guardò la sorellina con amore, si chinò sulla culla e sussurrò tutto serio: «Parlami di Dio. Io me lo sto dimenticando».

Questo bambino di quattro anni, ancora sul filo del rasoio tra la magnificenza divina e la formazione culturale della Visione del mondo 1.0, cercava di respirare l’ultima boccata d’aria spirituale prima di essere schiacciato dalle rigide limitazioni del principio culturale dominante.

Siamo addestrati a eliminare gran parte di noi stessi

«Odio l’intimo Sparve. E così stretto che chissà cosa ti perdi di te.»
Jennifer Coolidge

Chiunque abbia mai indossato uno Spanx comprende la realtà della Visione del mondo 1.0. Abbiamo strizzato i nostri grandi, stupendi noi stessi - i nostri radiosi spiriti multidimensionali - in uno stretto e spesso scomodo indumento contenitivo noto con il nome di body.

Come il bambino di quattro anni ha ammesso alla sorellina, non ci vuole molto tempo a individuare e adottare la Visione del mondo 1.0. Non ci vuole molto a cadere senza accorgersene nei tranelli delle eredenze e tradizioni di questa cultura, per quanto false e limitative possano essere.

Da piccoli, ci sintonizziamo sugli adulti che ci circondano. Vediamo da cosa sono attratti. Notiamo come si comportano, quello che rifiutano e quello che approvano. Impariamo presto che cosa è « bello » e cosa non lo è. Assimiliamo come rapportarci con quel dio chiamato denaro, accidenti a lui. Ci accorgiamo che nell’istante in cui ci ammaliamo ci portano dal medico e basta poco a convincerci che per guarire abbiamo bisogno di qualcosa che è al di fuori di noi stessi.

Siamo dei giganteschi generatori di amore

Alla nascita, siamo dei giganteschi generatori di amore. Irradiamo una serena energia di luce e di gioia incomparabile. In un certo senso, siamo simili ai delfini nell’emettere i nostri speciali ultrasuoni di amore incondizionato. Quando le onde sonore di amore assoluto emesse dal nostro sonar raggiungono punti insalubri della nostra cultura - i luoghi in cui si è sviluppata la sfiducia o è stata rifiutata la gioia - l’eco rimbalza e ci fornisce una lettura a noi sconosciuta, una « assenza di amore ». Quando la nostra gioia infinita urta queste rigide convinzioni e queste emozioni « ispessite », impariamo in fretta a adeguarci alle energie, alle credenze e ai pensieri della nostra cultura.

Impariamo a soffocare la nostra meravigliosa e luminosa energia amorosa, consentendole di fluire dove ci hanno insegnato a indirizzarla e rassegnandoci a paralizzarla in altre aree. A poco a poco, apprendiamo a usare le norme di frequenza energetica « corrette », permettendo solo a una piccola percentuale di quelli che siamo realmente di irradiare.

Da piccoli, amiamo tutto in maniera assoluta, soprattutto i nostri genitori. Ma se inavvertitamente loro falciano ampi tratti del loro potere, della loro energia, allora... eh sì, lo faremo anche noi. Facciamo il possibile per amare. Nel nostro intimo, siamo amore puro e assoluto.

Non fatevi idee sbagliate: non sto sparlando dei genitori di nessuno. Quella nevrosi è tramontata insieme alla moda dei pantaloni a zampa di elefante. I nostri genitori hanno fatto il possibile con i messaggi d'amore che inviavano e ricevevano. Sono stati piccoli anche loro, un tempo.

I paradigmi culturali vi privano dei vostri superpoteri

«Quando abbandoniamo le nostre deprimenti storie... non ci manca proprio nulla.»
Alberto Villoldo

Prima di arrivare a compiere cinque anni, risucchiamo come un aspirapolvere gran parte di ciò che sentiamo e sperimentiamo. A quell’età, i nostri cervelli hanno un alto indice di quelli che gli scienziati definiscono stati theta. È una condizione simile al sonno REM o all’ipnosi e funziona molto bene per assimilare il linguaggio, le sfumature dei comportamenti famigliati e altri criteri utili per farci strada nel mondo fìsico. Questa struttura mentale, emotiva e fìsica è la programmazione che fa funzionare le nostre vite. E molto utile mentre guidiamo l’auto (immaginate di ripartire da zero ogni volta che vi mettete al volante) o ci laviamo i denti, ma getta nel caos il collegamento con i reami superiori.

Basandovi sulle lezioni della vostra famiglia, sulla vostra cultura e sul vostro passato, vi perdete la brulicante energia disponibile nel qui e ora. In ogni momento presente c’è molta sostanza che aspetta solo di esplodere in bontà, magia e benedizioni. Ma riapplicando i vecchi, spesso inappropriati « paradigmi culturali » perdete la magia: trascurate del tutto i dati che motivano la vita e tentano di fluire dal vostro io interiore e non fìsico. E questo vi intrappola in una ragnatela di percezioni difensive e limitanti.

In effetti, ogni volta che non siamo nel momento presente inizia a risuonare quella musica ripetitiva e vecchie inibizioni e abitudini percettive prendono il sopravvento infettando il nostro pensiero, le nostre azioni e le nostre credenze. E si comportano da figli di buona donna anche quando tentiamo di essere felici o manifestare i nostri sogni. Queste abitudini mentali sono vere, ma poiché per la maggior parte del tempo se ne stanno sepolte nel subconscio come topi in una cantina, riemergono in maniera subdola nella nostra vita ogni volta che non siamo nel « momento presente ». Il mio amico Jay le chiama SdC: sistemi di credenze zeppi di quell’altro tipo di SdC. Per nostra sfortuna, questi sono programmi che utilizziamo per spiegare, identificare e affrontare le nosire vite e che per la maggior parte del tempo « girano » anche quando stiamo affermando altre cose.

Se tentate di risparmiare la batteria del vostro smartphone, notate decine di programmi che girano nello stesso momento, così tanti che le vostre dita si sottopongono a una vera e propria ginnastica per spegnerli. Tutti questi programmi - o app, a seconda dei casi - hanno frequenze differenti e tutti lottano per essere alimentati dalla batteria. Benvenuti nella nostra consapevolezza. I sistemi di credenze del maestro che dice: «Tesoro, continua a studiare matematica perché non hai nessun talento artistico », gli stessi che girano ancora dalla quinta elementare, lottano per avere « accesso alla batteria » con quelli di vostra madre che ribatte: « Tesoro, adesso come adesso non ci sono soldi per questo ».

Questo Sistema di Credenze ha acquisito la vostra consapevolezza soffocando la vostra energia e, il più delle volte, conducendo lo spettacolo.

Questo testo è estratto dal libro "Cavalca l'Energia".

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