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Perché e Quando Introdurre i Cibi Solidi?

Svezzamento Veg - Anteprima del libro di Maria Alessandra Tosatti e Francesca Gregori

Lo svezzamento odierno

Le nostre bisnonne non avrebbero mai immaginato che, un giorno, si sarebbe trattato il tema dello svezzamento attraverso libri, incontri, convegni medici e gruppi social! Ai loro tempi l’introduzione dei cibi solidi rappresentava una normale tappa della vita del bambino, vissuta con serenità e semplicità, offrendo ciò che si aveva a disposizione in casa, senza porsi il problema dell’adeguatezza. Oggi, invece, se da una parte le conoscenze scientifiche ci hanno offerto nuove e utili informazioni su come e quanto nutrire il bimbo per farlo crescere bene e in salute, sui cibi più o meno adatti a lui e sulle implicazioni psicologiche e affettive del passaggio dall’alimentazione esclusivamente lattea a quella solida, dall’altra l’eccesso di informazioni ha reso questo percorso carico di aspettative e di regole da rispettare sotto la supervisione del pediatra. Tutto ciò non ha fatto altro che trasformare lo svezzamento in un’esperienza vissuta troppo spesso con ansia e preoccupazione da parte dei genitori e, indirettamente, dal bambino, il quale percepisce le emozioni che ruotano intorno al momento del suo pasto. Cerchiamo allora di capire cos’è lo svezzamento, per riportarlo alla sua funzione naturale di graduale distacco dal nutrimento materno verso l’alimentazione e la vita dell’adulto.

Con il termine svezzamento (detto anche divezzamento o slattamento) definiamo il momento in cui nell’alimentazione del bimbo iniziano a essere introdotti alimenti diversi dal latte. Questo sostantivo però, entrato nel gergo comune anche di pediatri e operatori sanitari, non rappresenta ciò che avviene in questa fase della vita di ogni bambino. Infatti, parlare di svezzamento presuppone che ci sia un vizio da togliere che, nel caso del lattante, sarebbe rappresentato dal seno materno e, più in generale, dalla poppata. Sappiamo bene però che il bimbo dipende dal seno o dal biberon, almeno per i primi 6 mesi di vita, periodo nel quale il latte è il suo unico nutrimento. Quindi, per il bambino succhiare non rappresenta un vizio, ma una necessità: è la sua unica fonte di vita! Riteniamo dunque più corretto parlare di “alimentazione complementare”, dato che si introducono alimenti che completano/complementano il latte, ma che di certo non vanno immediatamente a sostituirlo!

In questo testo cerchiamo di dare la preferenza all’uso del termine “alimentazione complementare”, ma concedeteci anche l’uso meno appropriato di “svezzamento”!

L’introduzione dei cibi complementari è un percorso lento e graduale durante il quale il bambino raggiungerà la capacità di nutrirsi autonomamente, senza dipendere strettamente dalla madre, arrivando all’acquisizione del modello dietetico familiare. In questo periodo di transizione il latte materno o il formulato rappresentano ancora la principale fonte di nutrienti per tutto il primo anno di vita, poiché soddisfano fino al 70% dei fabbisogni del bimbo; nel corso del secondo anno gli alimenti solidi diventeranno gradualmente preponderanti dal punto di vista degli apporti nutritivi, ma il latte potrà ancora fornire oltre il 30% dei nutrienti.

Il passaggio all’alimentazione solida comporta un nuovo tipo di relazione tra mamma e figlio: non più lo stretto contatto fisico non verbale, ma un progressivo distacco verso l’autonomia del bimbo, che inizierà a esprimersi con nuovi strumenti, dalle espressioni del viso ad atteggiamenti di entusiasmo o rifiuto verso ciò che ha nel piatto. Approfondiremo gli aspetti psicologici ed emotivi in un capitolo dedicato.

Perché è necessario introdurre gli alimenti complementari?

L’allattamento esclusivo per i primi sei mesi di vita è in grado di assicurare al bambino una crescita e una salute ottimali. Tuttavia, a partire da questa età, per soddisfare il crescente fabbisogno nutrizionale dell’organismo in rapida crescita l’alimentazione esclusivamente lattea del bambino può non essere più sufficiente all’apporto corretto di energia, macro e micronutrienti. Per questo, a un certo punto, va integrata con cibi complementari. In questa fase il bimbo matura delle abilità neuromotorie e le funzioni digestive e renali che gli consentono di assumere gli alimenti diversi dal latte consumati comunemente dagli adulti. L’introduzione dei cibi solidi non ha solo una valenza nutritiva, ma coincide con una fase della crescita, compresa tra i 6 mesi e i 2 anni, particolarmente significativa per la promozione della salute nel mediolungo termine. Una corretta alimentazione complementare rappresenta quindi il primo strumento preventivo per la salute dell’adulto, poiché promuove fin dall’infanzia il corretto sviluppo metabolico e neurofisiologico.

È in questa particolare fase della storia del bimbo che viene perfezionata l’esperienza gustativa iniziata nella vita uterina, quando ha avuto modo di conoscere i sapori dei cibi presenti nella dieta materna. Ora ha finalmente la possibilità di cimentarsi personalmente, di sentirli attraverso le proprie papille gustative, di vederli, toccarli e annusarli, stimolando anche gli altri organi di senso. Con la conoscenza dei cibi solidi il piccolo potrà sviluppare le sue preferenze alimentari attraverso un percorso emozionale unico, basato su stimoli ed esperienze che, insieme alla genetica e all’ambiente sociale, getteranno le basi per l’acquisizione delle corrette abitudini alimentari che si manterranno fino all’età adulta.

L’alimentazione complementare darà anche l’opportunità ai genitori di diventare il modello alimentare di riferimento, adeguando la dieta della famiglia alle nuove esigenze. Nel caso si scelga uno svezzamento vegetariano, è fondamentale che i genitori possiedano le indicazioni per realizzare una corretta dieta veg, che prevede pasti bilanciati, cibi vari e integri, cioè come appena colti e non sottoposti a eccessive trasformazioni industriali, preferendo il consumo di prodotti freschi, locali, di stagione e possibilmente biologici, cucinati in modo semplice ma allo stesso tempo saporito. La scelta veg permetterà di avere un’attenzione particolare anche per gli animali, l’ambiente e le risorse che domani saranno ereditate dai nostri figli. Tuttavia, come vedremo, uno svezzamento vegetariano non ben pianificato potrebbe esporre il bimbo a squilibri nutrizionali per eccesso o per difetto, con inevitabili ripercussioni sullo stato di salute che si trascineranno tutta la vita.

Questo testo è estratto dal libro "Svezzamento Veg".

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