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Il Piccolo Principe tra Innocenza e Intelligenza

Lezioni di Vita del Piccolo Principe per Disillusi - Anteprima del libro di Davide Bregola

I grandi sono stati tutti bambini

Tutti i grandi, una volta, sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano.

Il piccolo principe è un personaggio innocente e intelligente: tutti coloro che hanno letto questo grande libro da adolescenti e da adulti ne hanno colto rimmenso messaggio rivoluzionario e poetico.

Nel nostro mondo spesso l’intelligenza e l’innocenza sono divise, eppure l’innocenza costituisce la prima dote dell’intelligenza. Nel nostro mondo queste due doti sono scisse una dall’altra. Non solo divise, ma viste con significati opposti.

L’intelligenza che rimane innocente rappresenta una delle più grandi qualità che possono avere gli uomini e le donne.

Se l’intelligenza si contrappone all’innocenza diventa astuzia. Se l’innocenza prende il sopravvento sull’intelligenza si trasforma in semplice stupidità.

Nel momento in cui l’innocenza scompare, l’intelligenza perde la sua anima e si trasforma in mero intelletto. Vano e inutile intelletto.

L’intelletto, per la società contemporanea occidentale, può trasformare un uomo in “intellettuale” e lo si può credere intelligente; ma l’intelletto, semplicemente, non trasformerà nessuna vita, non renderà nessuno aperto ai misteri dell’esistenza che si svelano solo alle persone intelligenti.

Ogni persona intelligente, come il piccolo principe, mantiene vivo il bambino in sé fino all’ultimo respiro, senza mai perdere il senso di meraviglia innocente che si prova guardando un tramonto, sentendo il cigolio di una carrucola arrugginita, ascoltando il cinguettio degli uccelli e osservando un fiore o le nuvole in cielo. È quello che fa il piccolo principe durante tutto lo svolgimento della storia.

Così l’intelligenza deve essere fresca come la mente, ancora piena dello stupore di un bambino.

L’intelligenza da sola diventa furbizia.

L’innocenza da sola si trasforma in ignoranza.

Quando intelligenza e innocenza sono coniugate in una persona non sono né ignoranza, né furbizia, ma apertura, meraviglia, stupore, segreto svelato, intuito, talento, sbocco verso il mondo, inizio, apertura verso l’esistenza e l’umanità, principio delle cose.

Il personaggio del piccolo principe ci insegna i segreti per valorizzare, coniugandoli, intelligenza e innocenza.

Da soli, i grandi non capiscono niente, ed è fati­coso, per i bimbi, spiegare tutto.

Il piccolo principe per chi non crede più a nulla

Nella vita ho incontrato molte persone impor­tanti, sono stato a lungo tra i grandi, li ho vi­sti da vicino. La mia opinione su di loro non è molto cambiata.

Quando Antoine de Saint-Exupéry scrive Il piccolo principe è già un famoso autore francese molto conosciuto anche negli Stati Uniti, grazie a delle traduzioni che gli avevano dato fama internazionale. È anche un provetto aviatore che sorvola il mondo dall’alto dei suoi aerei e che ha già ricevuto la Legion d’onore, il riconoscimento più importante assegnato dalla Francia ai suoi eroi.

Eppure è un uomo alla continua ricerca di un senso della vita che gli dia motivo di scrivere, motivo di pilotare aerei, motivo per frequentare i suoi simili.

Il piccolo prìncipe è stato scritto tra il 1942 e il 1943, durante il suo soggiorno a New York. In quel periodo la sua vita oscilla tra speranza, momenti di scoramento, illusioni; perché anche se ha fama, ricchezza, gloria artistica, è un uomo insoddisfatto, infelice.

Già da tempo continua a scarabocchiare su fogli, tovagliette, giornali, una piccola figura tenera di fanciullo con i capelli arruffati e una sciarpa appesa al collo. Sta provando a rimettere mano ai pennelli, sua passione infantile, e quando gli amici gli chiedono conto di questa ossessione per la delicata figura di quei disegni, dissimula dicendo semplicemente: «Oh niente! È solo un ometto a cui sono fedele».

Il piccolo principe è nato nell’animo dello scrittore prima di tutto come immagine. Il testo è successivo, ma quella figura di ragazzino delicato e gentile, quasi malinconico, per anni lo segue come un angelo custode.

Quando inizierà la scrittura vera e propria, alternerà gli acquerelli alla stesura del testo riservando al giorno fogli e colori e alla notte la scrittura. Nel 1942 si dedicherà completamente ad affinare il segno delle illustrazioni e riempirà centinaia e centinaia di fogli con disegni che regalerà ad amici e parenti.

Nei suoi primi anni di apprendistato aeronautico Antoine fu assunto dalla Latécoère, una compagnia generale che dedicava le sue attività alle linee postali che uniscono la Francia aH’Africa.

In Africa Saint-Exupéry scopre che il lavoro duro forgia l’anima. Fa bene al carattere e allo spirito. Capisce che la vita forte del pilota, che porta sofferenza e gioia, è la sola che vale la pena d’essere vissuta. Spesso gli capita di fare atterraggi di fortuna in pieno deserto, cosa frequente per gli aerei dei primordi.

La notte scrive.

Alla fine del luglio del 1944 parte per il Nord Africa perché ha ottenuto l’arruolamento militare.

Un giorno viene incaricato di fare una missione di volo nella regione di Grenoble da cui non farà più ritorno. Del pilota Antoine de Saint-Exupéry non si troverà più traccia. Dello scrittore rimangono una manciata di libri in parte datati, in parte ingenui, ma sempre ricchi di spiritualità.

Poi c è la gemma de Il piccolo principe, che spunta come un dono, e ci spinge a superare noi stessi e a sognare.

Io non parlavo di serpenti boa, di foreste primitive o di stelle. Sceso al loro livello, conver­savo di bridge, golf, politica e cravatte.

Questo testo è estratto dal libro "Lezioni di Vita del Piccolo Principe per Disillusi".

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