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Il Mondo degli Elfi

Il Portale degli Elfi - Anteprima del libro di Marie Johanne Croteau Meurois

Un’altra Natura, un altro Tempo...

Ci sono dei tempi su cui il Tempo e la sua ruggine — l’oblio — non fanno presa.

La mia memoria è ancora tutta piena di uno di questi, e non è certamente un caso se proprio oggi sente il bisogno di schiudersi.

Undicimila anni fa, dei nostri anni terrestri. La fine del popolo di Atlantide era ancora ben presente nelle memorie. Un intero continente se nera andato, bombardato dal cielo e inghiottito dal furore delle acque.

Sulla Terra, tutto sembrava essersi immobilizzato. I popoli si erano sparpagliati, straziati e spesso tornati ai loro istinti primari, quelli della sopravvivenza.

Laria era resa pesante da odori di sangue e di paura, e i cieli elargivano ancora riflessi rossastri a testimoniare gli ultimi sconvolgimenti.

Eppure, qua e là sopravvivevano focolari di purezza che provavano a mantenere accesa una fiaccola di consapevolezza, mentre nel cuore degli uomini non si leggeva altro che un violento desiderio di uccidere e di rubare.

Dovevano affrontare la paura in cui la memoria collettiva dell umanità era ancora immersa... una paura viscerale, quella dell annientamento, come una sorta di crepa nell’anima.

È ciò che successe in quei tempi antichi.

Indeboliti, bisognosi e disperati, gli uomini e le donne della Terra si misero a guardare in altro modo ciò che avevano rischiato di perdere. E fu così che alcuni vollero avvicinarsi alle forze della Natura. Tra di loro c erano quelli che in seguito costituirono il futuro popolo d’Irlanda.

Sì, tutto li invitava a farlo... i loro dubbi, le loro fragilità improvvisamente rese manifeste e gli stessi Mondi che, all indomani della Grande Scossa, avevano cominciato spontaneamente a familiarizzare tra loro, come per invitare all’Unità delle Origini.

Dico proprio i Mondi... perché ne esistono molti; si nascondono gli uni dentro gli altri, tra il sole e la luna, l'aria e la terra, in tutte le pieghe di ciò che chiamiamo il denso e il sottile.

Pieni di interrogativi, timorosi come esseri autonomi, anche questi Mondi sembravano aver deciso di avvicinarsi inesorabilmente, al punto che alcune Porte avevano cominciato a spalancarsi in loro.

Queste Porte assomigliavano a grandi vortici di luce che permettevano a tutti gli «altrove» di manifestare la loro esistenza. Erano come delle brume leggermente iridescenti che a volte lasciavano udire suoni misteriosi e affascinanti. Erano un invito per chi le scopriva...

Il mio Mondo era uno di questi: fatto di materia e immateriale, del soffio dell aria e dell acqua, e di raggi di Luna. Oggi viene chiamato Regno degli Elfi...

Dire che era parallelo a quello degli umani della Terra non sarebbe corretto...

Si trovava al suo interno, viveva nelle sue profondità, dissimulato nella sua stessa luce, nei suoi giorni e nei suoi cicli. Ed è così ancora oggi, anche se gli uomini lo evitano, anche se ne negano l’esistenza.

Il mio sogno è di farvi sentire — persino toccare un po’ di più — ciò che fu una volta... a casa mia. È anche quello di invitarvi a fare un altro passo verso Ciò che fu, Ciò che è e che mi spinge ad affrontare il verdetto di delirio che alcuni non esiteranno a emettere subito dopo aver aperto questo libro.

Ho fatto voto di risvegliare un po’ di ciò che dorme in ciascuno. Ho detto risvegliare, sì, perché i Mondi elfici hanno lasciato numerose tracce nell’inconscio collettivo dei popoli terrestri, tanto attraverso storie fantastiche che ne dimostrano l’esistenza, come le antiche leggende, quanto per mezzo di racconti dagli accenti fiabeschi che veicolano la nostalgia della loro realtà.

Allora perché non riconsiderare queste tracce lasciandocene penetrare, visto che fanno parte della nostra realtà profonda, accettando che le nostre barriere interiori si incrinino?

Le Porte tra i Mondi

Ma torniamo a queste Porte tra i Mondi di cui ho già evocato l’esistenza. Ricordiamoci che è proprio a partire dai Valichi di Frontiera tra i Mondi (in francese sas, ndt) che esse rappresentano, e dalla comunicazione alla quale hanno sempre invitato, che la vera cultura detta «celtica» si è costruita fino a oggi. Essa vi ha tratto nutrimento...

È dunque alla Soglia di quello che fu il mio Mondo che voglio invitarvi, perché dietro questa Terra che ci sostiene... esiste un’altra Terra!

Lo sguardo che osserva tutto ciò attraverso il Tempo, quello che è inciso per sempre nella mia memoria e che è all’origine delle pagine che seguono, è dunque lo sguardo di uno degli esseri che popolano uno degli universi definiti paralleli al nostro. Narra quello che fu il suo destino, e quello di altri esseri appartenenti alla stessa contrada di luce... Racconta inoltre di un umano che visse tra di loro. Questo sguardo che ricorda e testimonia è uno sguardo elfico femminile, di una Elfa dell’aria... In lingua umana il suo nome potrebbe essere tradotto come Gwenedys ma, in realtà, sulla superficie terrestre non è pronunciabile.

È totalmente estraneo ai suoni della Terra, perché l'Onda di vita del Mondo elfico vibra più rapidamente di quella del Mondo denso dei popoli della «Terra dell’Esterno», come l’hanno sempre chiamata gli Elfi. Se a un umano capitasse di udire la lingua elfica, di fatto non potrebbe né comprenderla né impararla, perché per lui sarebbe troppo rapida, troppo vivace... inafferrabile!

Certo, tutti si chiedono a che cosa possa assomigliare un Elfo o una creatura elfica... intendo dire veramente e ben al di là di tutte le idee acquisite attraverso gli specchi accattivanti ma deformanti delle favole. Riuscirò a trasporre in termini e in concetti umani ciò che non ha davvero l’apparenza dell’umano? È la sfida che mi sono impegnata a cogliere in questa testimonianza...

Allora, amici lettori, infilatevi in quello che fu il mio Mondo... Sentite, ascoltare, guardate...

Seguitemi attraverso i ricordi di Gwenedys, quelli di un altrove...

Gli Elfi...

Parliamo innanzitutto della pelle elfica... Non assomiglia alla vostra carne, a ciò che intendete come tale sulla Terra... Proprio come l’insieme del corpo, la nostra pelle è un tessuto di materia luminosa su cui non si scorgono rughe, e nessun segno di invecchiamento.

Vi si colgono soltanto un’apparente giovinezza e una bellezza senza età definita. Per questo sembriamo atemporali anche se viviamo molto a lungo, manifestando costantemente ciò che potremmo descrivere come il nostro ideale estetico.

In realtà, il tessuto elfico non è proprio una pelle. È molto elastico, morbido e modellabile attraverso il pensiero, a piacimento e all’infinito.

Nell insieme abbiamo una forma umana, ma la natura dei concetti che ci abitano la rende molto più longilinea ed eterea.

Contrariamente a quanto si dice, gli Elfi non hanno né coda né ali. L’impressione che siano alati deriva dall irraggiamento laterale della nostra gabbia toracica.

Da noi, in effetti, il sole del nostro cuore — quello che chiamate chakra del cuore — è dominante. Anche l’illusione di una coda è creata da una costante fuoriuscita luminosa dalla base della nostra colonna vertebrale, particolarmente attiva quando siamo in «modalità di lavoro» intenso sulla Natura...

Un’altra cosa ancora... Noi, gli Elfi, non siamo pelosi. E quindi non abbiamo dei veri e propri capelli: per incorniciare il nostro volto secerniamo delle specie di lunghissimi filamenti luminosi dalle tonalità azzurrine, color dell’aurora e anche di un bianco lattiginoso.

Sono questi filamenti a dare all’occhio umano la sensazione della «biondezza» sottilmente sfumata di una capigliatura. Succede anche che l’occhio umano li interpreti a modo suo e li colori in maniera diversa, in funzione dei propri condizionamenti. E che quindi proietti il suo immaginario e la sua cultura nella propria percezione, traducendo così l’Invisibile alla sua maniera.

Questo testo è estratto dal libro "Il Portale degli Elfi".

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