SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 10 min

Scopri come Migliorare la tua Postura Partendo dai Piedi

postura-piedi-carlo

Anteprima del libro "Anatomia Emozionale" di Carlo Gervasi

Anatomia Emozionale: la postura come scelta

Immaginiamo di essere di fronte a uno specchio a osservare il nostro corpo come se fosse quello di qualcun altro e iniziamo a notare tutti i particolari come se fosse la prima volta che lo vediamo. Iniziamo dai piedi, perché sono la base che sorregge tutto il palazzo per arrivare poi al collo e alla testa e segniamo su un foglio, magari una scheda che abbiamo preparato appositamente, divisa per i segmenti che stiamo analizzando, e con perizia di particolari annotiamo quello che vediamo, un po’ come un fanno gli agenti di polizia nelle serie tv.

E necessario uno spirito curioso, indagatore, distaccato e non critico. Il giudizio non fa parte dell’osservazione, con questi quattro ingredienti si inizia a osservare e a prendere appunti.

Come sono questi piedi? Sorreggeranno il palazzo o sono crollati sotto al peso della struttura? Le ginocchia e le anche sono mobili o sono rigide? Il bacino è in avanti o indietro? E così via, prendendo appunti per scoprire cosa ha generato lo sviluppo e come si è evoluta questa struttura, quali emozioni sono state dominanti nella crescita e quale armatura caratteriale si è dovuta sviluppare a protezione della ferita che c’è sotto.

Bene, ora partiamo per questo viaggio alla scoperta dell’Anatomia Emozionale, allacciate le cinture perché quello che scoprirete di voi potrà cambiare per sempre la vostra vita.

Prima osservazione: partiamo dai piedi, il contatto con la realtà

Iniziamo la nostra osservazione partendo dai piedi, che sono la base dove poggia la nostra struttura, non a caso i maestri cinesi di Tai Chi dicono che i piedi devono essere scorrevoli come fiumi ma stabili come montagne. Infatti i piedi sono i pilastri sui quali abbiamo edificato la struttura uomo, sebbene nella nostra cultura non ci si presti molta attenzione, sono la base su cui appoggia il nostro corpo e riflettono il nostro collegamento con la terra.

Questo complesso reticolo di nervi, muscoli e tendini estremamente importante è composto da 26 ossa, 150 legamenti e una miriade di terminazioni nervose, alle quali impediamo di essere stimolate correttamente perché non camminiamo più scalzi, anzi, teniamo i nostri piedi incassati in tombe di plastica, pelle e velluto con il tacco alto. Del resto è del tutto ragionevole dal momento che viviamo a contatto col cemento sporco e disseminato di pericoli delle nostre città, attraverso il quale, invece di un costante massaggio ai piedi, subiamo un attacco alla nostra intera struttura.

Ogni passo trasmette lungo le nostre ossa una vibrazione che mette alla prova la flessibilità del ginocchio, del fianco e delle articolazioni della parte bassa della schiena, e molti dei disturbi che si presentano in queste zone sono il risultato di questo trauma continuo perché il baricentro del corpo è spinto fuori allineamento. A causa di questo sforzo i muscoli dei polpacci si contraggono per adattarsi e i tessuti si ispessiscono creando dolore e perdita di sensibilità, soprattutto nella parte anteriore del piede.

Anche il modo in cui trattiamo con la realtà è espresso dal contatto che hanno i nostri piedi col terreno, infatti si soliti dire: “Avere i piedi per terra”.

Se non abbiamo “carattere” i nostri piedi lo dimostreranno, saranno inadatti a sostenerci, forse saranno troppo piccoli e cedevoli, oppure con le arcate troppo rigide e troppo alte.

Forse le vittime di storte e traumi alla caviglia dovrebbero porsi la domanda: “Perché le mie montagne non sono scorrevoli come fiumi?” oppure “Quali cose potrei fare se non avessi quella catena così stretta attorno alla mia caviglia?”.

Questo complesso reticolo di nervi, muscoli e tendini estremamente importante è composto da 26 ossa, 150 legamenti e una miriade di terminazioni nervose, alle quali impediamo di essere stimolate correttamente perché non camminiamo più scalzi, anzi, teniamo i nostri piedi incassati in tombe di plastica, pelle e velluto con il tacco alto. Del resto è del tutto ragionevole dal momento che viviamo a contatto col cemento sporco e disseminato di pericoli delle nostre città, attraverso il quale, invece di un costante massaggio ai piedi, subiamo un attacco alla nostra intera struttura.

Ogni passo trasmette lungo le nostre ossa una vibrazione che mette alla prova la flessibilità del ginocchio, del fianco e delle articolazioni della parte bassa della schiena, e molti dei disturbi che si presentano in queste zone sono il risultato di questo trauma continuo perché il baricentro del corpo è spinto fuori allineamento. A causa di questo sforzo i muscoli dei polpacci si contraggono per adattarsi e i tessuti si ispessiscono creando dolore e perdita di sensibilità, soprattutto nella parte anteriore del piede.

Anche il modo in cui trattiamo con la realtà è espresso dal contatto che hanno i nostri piedi col terreno, infatti si soliti dire: “Avere i piedi per terra”.

Se non abbiamo “carattere” i nostri piedi lo dimostreranno, saranno inadatti a sostenerci, forse saranno troppo piccoli e cedevoli, oppure con le arcate troppo rigide e troppo alte.

Forse le vittime di storte e traumi alla caviglia dovrebbero porsi la domanda: “Perché le mie montagne non sono scorrevoli come fiumi?” oppure “Quali cose potrei fare se non avessi quella catena così stretta attorno alla mia caviglia?”.

Se osservandoli uniti sembra che il piede destro vada in una direzione mentre il sinistro in un’altra è meglio fermarsi un attimo perché in questi casi diventa difficile raggiungere le proprie destinazioni mentali e gli obbiettivi che ci siamo prefissati diventano sempre più difficili da raggiungere, sembrano sempre più lontani. È come se i piedi fossero fermi davanti a un bivio e non sapessero quale direzione prendere.

In questo caso la domanda che dovremmo fare a noi stessi e a chi stiamo osservando è:

  • Dove vuoi andare?
  • Che cosa vuoi veramente?
  • Sei sicuro di volerlo veramente?

Spesso il risultato dell’andare avanti a tutti i costi senza farsi le domande giuste sono distorsioni alla caviglia e al ginocchio, anche nello sport.

La rigidità del piede può riflettere la rigidità del carattere della persona dicevamo, che si accompagna spesso a un passo pesante e rumoroso, tipico di un approccio materiale con la realtà.

L’arcata alta e rigida può riflettere una incapacità ad avere contatto con il terreno e una tendenza a essere sradicati, poco pratici, a vivere nella torre del castello della mente, lontano dai piani bassi e dalla realtà pratica. Alcuni sembrano quasi camminare su dei trampoli o sulle uova e molte donne si logorano le ginocchia, sviluppano un alluce valgo o deformazioni irreversibili delle dita dei piedi pur di portare tacchi che sembrano stiletti appuntiti.

Spesso quando l’arcata del piede perde la sua tensione - magari durante un massaggio miofasciale alla pianta del piede - e il piede viene finalmente schiacciato a terra dal peso del corpo, la persona entra forzatamente in contatto con il suolo, e in questo modo prova una maggiore quantità di vita ed entra in contatto con se stesso in modo più profondo.

Alcune persone camminano in punta di piedi, come se fossero distaccati dalla terra, mentre altre fanno affondare i talloni nella terra in modo pesante per fare sentire la loro presenza. Quando siamo insicuri dei sentimenti di un’altra persona verso di noi, spesso camminiamo come se fossimo “sulle uova”, estremamente cauti nel nostro incedere. Il piede ha anche molto a che fare con il nostro scambio di energia con la terra, è la base di tutta la nostra struttura e trasmette agli altri anche le nostre debolezze.

È proprio questo scambio con la terra che procura un senso di connessione col mondo, con lo spazio che occupiamo e con la nostra verticalità. Sentendo la terra, sappiamo se ci sta dando appoggio, se è troppo dura o troppo soffice, sappiamo dove stiamo appoggiando i nostri piedi, ne abbiamo le coordinate attraverso i recettori meccanici che costantemente dialogano con il nostro cervello.

Allo stesso modo abbiamo la consapevolezza, a volte inconscia, di conoscere le nostre percezioni, gli atteggiamenti, le idee e i piani, cioè sapere se i nostri obiettivi sono basati su un terreno solido oppure no, se sentiamo che stiamo percorrendo la strada giusta o se stiamo andando incontro al solito errore.

Essere in contatto con la terra dà lo stesso tipo di sicurezza all’intero tessuto della nostra vita. C’è un’intima connessione fra il “sentire” la terra con i piedi e l’essere in contatto con la realtà, “lo stare con i piedi per terra”, per questo motivo prima di prendere decisioni importanti sarebbe necessario camminare a piedi scalzi, magari in un prato in campagna o sul bagnasciuga di una spiaggia, proprio per essere in contatto totalmente con noi stessi e con la strada che vogliamo intraprendere.

Al contrario piedi rigidi e contratti interrompono il flusso di energia e ci fanno sentire sradicati, ci fanno camminare su rigide piattaforme senza vita. Il nostro equilibrio e il nostro senso di appoggio sono in qualche modo precari. Siamo insicuri di quello su cui poggiamo e dobbiamo vivere sotto il costante fastidio di questa incertezza. I nostri pensieri, sentimenti e azioni sono continua-mente corrosi da qualche insicurezza fondamentale.

Ironicamente, questa stessa insicurezza che proviamo la riflettiamo sul terreno su cui poggiamo e porta inevitabilmente alla contrazione dei piedi, piedi perennemente arricciati e paurosi che si proteggono da pericoli sconosciuti.

Allo stesso modo noi ci teniamo stretti troppo forte alle nostre opinioni, alle nostre idee e alle nostre convinzione, riluttanti a voler cambiare, anche solo il punto di vista, di fronte a realtà nuove che ci spaventano, arroccati a difendere il forziere delle nostre regole.

Cosa fare per migliorare la condizione dei piedi

Il piede rilassato, flessibile e con un buon tono, stabilisce un contatto sicuro e sensibile con la terra, procura un sostegno saldo e ricettivo ed è capace di adattarsi a qualsiasi cambiamento che incontra sul suo cammino attraverso il movimento.

Se a questo punto sostituissimo la parola piedi con la parola ego e la parola terreno con la parola realtà, che cosa succederebbe? Potremmo ragionevolmente ottenere una quantomeno verosimile descrizione della personalità del possessore di tali piedi, perché l’ego non in un atteggiamento di difesa, ma flessibile e con buona forza - proprio come dovrebbero essere i piedi - stabilirebbe un contatto sicuro e sensibile con la realtà, procurerebbe un sostegno saldo e ricettivo come base per far attecchire sani progetti e sarebbe capace di adattarsi a tutti i cambiamenti che incontra attraverso l’interazione con gli altri e con il mondo esterno.

La manipolazione della fascia plantare, a questo punto, costituisce uno dei pilastri di intervento di massaggio miofasciale, che consente di portare ossigeno, consapevolezza e flessibilità alle parti rigide della fascia aiutandole a risolvere moltissimi squilibri postura-li e della psiche, aumentando il grounding, (il radicamento), e solo come le radici sanno fare, portando nutrimento al tronco per vitalizzare i rami e la chioma. È solo cambiando le radici che cambieremo i frutti.

Questo testo è estratto dal libro "Anatomia Emozionale".

Data di Pubblicazione: 14 giugno 2018


Torna su
Caricamento in Corso...