Il Primo Incontro con Jodorowsky - Jodorowsky e Farcet
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Il Primo Incontro con Jodorowsky

Universo Jodorowsky - Anteprima del libro di Alejandro Jodorowsky e Gilles Farcet

Il cammino della bontà

Sono passati quindici anni dal giorno in cui presi la strada verso boulevard de La Liberation, a Vincennes, per il primo incontro con Jodorowsky. Se il “signore anziano” - che allora stava per compiere sessantanni - oggi è un settantenne separato dalla "grande età” degli ottanta da cinque anni soltanto, non ci si sognerebbe mai di considerarlo “vecchio", tanto fa. sua creatività e il suo brio sono intatti.

Quanto al “giovanotto” che all’epoca stava per compiere trentanni, bé, è scomparso per lasciare il posto a un quarantenne. “Jodo" non abita più a Vincennes ma in centro a Parigi, non lontano dalla Gare de Lyon. Non abita più in una casa con giardino, ma in un grande appartamento in cui però ritrovo intatta l’atmosfera che il padrone di casa trasporta ovunque. Accanto a lui una donna, Marianne, sulla quale può appoggiarsi per condurre un’esistenza sempre altrettanto ampia.

Questa volta la frenesia non fa parte dell’appuntamento. A differenza del primo, il nuovo incontro con Jodo per me non si svolge in un’atmosfera “panica”. Nessun furto dei miei strumenti di comunicazione, nessun trasloco né chiamate folli o tristi contrattazioni in un bar losco, niente più sacchi della spazzatura da recuperare in una cabina telefonica. La vita privata - quella di Jodo così come la mia - è molto più tranquilla.

In quindici anni ciascuno di noi ha amato, ha sofferto, ed è maturato. La vita ha preso e ha dato. E ognuno di noi è andato avanti fedele alla propria essenza.

Possiamo quindi riprendere il nostro dialogo proprio là dove l’avevamo lasciato.

Come Jodo ricorda durante i nostri dialoghi. Universo Jodo-rowsky è stato una sorta di miracolo, un piccolo libro magico, tanto per come è nato quanto nelle sue conseguenze. E un miracolo non può essere riprodotto solo perché lo si vuole.

Però siamo liberi di approfittare dell’occasione data da questa riedizione per, in qualche modo, “dare notizie” fare il punto.

Nel quartiere della Gare de Lyon, Parigi sprofonda in una semi-penombra da fine di un pomeriggio d’inverno. All’interno di un palazzo borghese, due vecchi amici si ritrovano, in presenza delle loro rispettive compagne, e riprendono il filo di un dialogo antico.

Gilles Farcet

Dialogo del 2003

Jodo — Ascolta Gilles, ti propongo una cosa: prendiamo il libretto Universo Jodorowsky, lo apriamo e tu mi poni esattamente le stesse domande.

Gilles - Be’, faremo più o meno quello che mi proponi, ma non alla lettera.

Jodo - Come vuoi. L’importante è che lo si faccia ora, no?

Gilles — Esatto, qui e ora. Dunque Alejandro, ciò che ci apprestiamo a tentare dialogando di nuovo, quindici anni più tardi, è qualche cosa del tipo Universo Jodorowsky, il ritorno. Cosa ti ispira questo progetto? Tu che sei un uomo di cinema, sai bene che spesso i numeri due sono meno buoni dei numeri uno.

Jodo — Sì, ma non sempre. Prendi II Padrino, per esempio: trilogia meravigliosa. Il migliore è il secondo! E poi preferisco non vedere la vita come un cerchio che, ripetendosi, non cessa di deteriorarsi, ma piuttosto come una spirale che va verso il meglio. In quest’ottica, se ci si ritorna, non può che andare meglio. Purché nel frattempo si abbia lavorato!

Gilles - Tu hai l’impressione di aver lavorato in questi quindici anni?

Jodo — Io sono come 1 Universo. Te lo dico senza megalomania, perché è semplicemente normale. Come l’Universo, quindi, sono in perpetua espansione. Ciò che mi interessa più di tutto è vedermi risvegliato. È come se mi fossi seduto in riva a un fiume con i piedi nell’acqua e lo guardo che scorre. Vedo passare il fiume della mia vita e mi domando se le mie capacità in qualche modo diminuiscano.

Gilles — E quindi?

Jodo - Mi sono reso conto con gioia che l’idea comune della vecchiaia è una concezione prefabbricata; non serve ad altro che a farci uscire il più velocemente possibile dalla vita. Capisci, dal punto di vista economico sarebbe meglio morire non troppo in là con l’età, per non costare troppo cari alle casse della previdenza, alla sicurezza sociale, ecc. In base a questa logica, considerare la vecchiaia come un’orrenda decadenza è il migliqr mezzo per un declino a tutta velocità. Ma io la mia vecchiaia la contemplo senza paura: ne sono molto contento. La mia comprensione mi sembra sempre più chiara, non ho l’impressione di declinare ma di progredire. Le mie capacità non diminuiscono. Fisicamente mi sento lo stesso, oggi non più stanco di ieri. Sessualmente, in effetti, non sono più lo stesso... perché ora sono fedele!

Gilles - Ah, si è prodotto un cambiamento!

Jodo - Non so se è perché ho finalmente trovato la donna della mia vita o perché non ho più l’energia. Credo che la prima ragione sia quella buona. Certamente la quantità di sperma diminuisce. Ne ho ancora molto, è vero, ma ogni volta sempre un poco di meno. Però questo non mi impedisce minimamente di vivere semplicemente il piacere di avere rapporti sessuali con la compagna della mia vita.

Quindi non mi posso lamentare! Tutta questa storia del Viagra è un mito! La verità è che gli uomini mancano d’amore ed è per questo che non funzionano più sessualmente. Quando si ama, la vita continua e nessuna medicina potrà mai sostituirsi alfa-more. Dal punto di vista emozionale, ho scoperto una libertà che prima non conoscevo.

Gilles - Spiegati.

Jodo - Mi sono preoccupato troppo di me stesso: quello che mi capitava, ciò che volevo e che provavo, la mia memoria, la mia storia, tutto questo. Oggi mi sento più libero da me stesso e in questa libertà ho scoperto la bontà. La bontà verso tutto ciò che esiste, è esistito ed esisterà. Un amore infinito per questa vita così effimera, ecco ciò che si scopre emozionalmente se si invecchia bene! E dal punto di vista intellettuale, si comprende tutto molto meglio. [Ride di gusto] I koan segreti, che per me un tempo erano un mistero impenetrabile, adesso ho l’impressione di poterli risolvere. La sensazione di mistero che provavo una volta avvicinandomi a un haiku ora non ce più, ho la sensazione che questo mi parli di qualcosa che ormai mi è familiare.

Questo testo è esratto dal libro "Universo Jodorowsky".

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