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Primo Punto Chiave - Autostima

Divine Heart - Anteprima del libro di Marcello Mondello

Autostima

«Impara a piacere a te stesso.

Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te».
Lucio Anneo Seneca

Paola mi ha scritto questo messaggio attraverso la chat privata di Facebook...

«Ciao Marcello, perdona il mio disturbo ma ho sentito un forte impulso nel scriverti dopo aver riflettuto sulla mia situazione lavorativa attuale a dir poco disastrosa e dopo aver letto il tuo post sulla questione di accettarsi. Cercherò di essere breve. Due mesi fa sono stata licenziata dal posto dove stavo lavorando come segretaria d’azienda nella città di Forlì, perché mi è stato riferito di non essere all'altezza delle pratiche assegnate. Prima per loro andavo bene? In poche parole le mie capacità sul da farsi sono state messe in discussione dal mio capo mettendo in evidenza la mia lentezza nello svolgere le pratiche. È stato molto gentile nel riferirmi il suo pensiero e a suggerirmi un altro tipo di lavoro consono a me ma io in quel momento sono crollata e mi son detta tra me e me che non sono capace di portare mai una cosa a buon fine. Sono uscita quel giorno sbottando in un pianto appena salita in macchina, pensando al livello di autostima che ho nei miei confronti. Mi sento calpestata, non utile alla società e adesso mi ritrovo disoccupata. Dove ho sbagliato? Ho permesso a queste persone di calpestarmi o sono veramente incapace di far fronte alle situazioni che devo affrontare? Il fatto che sin da bambina i miei genitori hanno sempre penalizzato e bocciato ogni mia iniziativa facendomi credere di essere limitata credo che abbia inciso tanto nella mia vita. Come posso aumentare la mia autostima? Sei libero anche di non rispondermi. Andrà bene lo stesso. Un abbraccio e scusami ancora per il mio sfogo ma sono sola e non riesco a risollevarmi. Sono in stanza e mi rendo conto che è difficile per me valorizzarmi. Sono molto indecisa sul mio futuro e devo trovare la forza per cercare un altro lavoro. Mi piace molto cucinare, i miei amici mi dicono che sono molto brava tra i fornelli, ma non credo che potrei trasformare questa passione in un lavoro. Penso sempre di non essere all'altezza della situazione».

Quanto ti sei riconosciuto in questa storia che si verifica spesso nell’am-biente in cui viviamo? Questo è soltanto un esempio reale per far capire cosa significhi vivere, come Paola, con uriautostima così bassa.

Ma si può correre ai ripari e vivere situazioni migliori, riuscendo così a non farti sottomettere da chi cerca di approfittarne del tuo mancato apprezzamento interiore.

Se ti capita di fare una ricerca su internet, potrai constatare facilmente che ci sono tante definizioni di autostima. Ma riflettiamo...

Che cosa è l’autostima?

Sicuramente saranno tutti d’accordo nel dire che è la valutazione, la stima che ogni persona ha di sé, basandosi sul grado di fiducia tenendo presente le proprie capacità e il proprio valore. Se ci pensiamo bene, la maggior parte dei giudizi che vengono pronunciati nell’arco della vita si rivolgono a noi stessi e non sugli altri. Spesso siamo talmente bravi a criticarci, rimproverandoci in ogni occasione, che non ci facciamo più caso. L’autostima si basa invece sull’accettazione incondizionata di sé. Credo fermamente che la domanda più importante che bisogna porsi quando si parla di autostima è:

Che cosa penso di me?

Da questa risposta sarà semplice capire se realmente una persona diffida delle proprie qualità o crede fermamente nel potenziale interiore che è presente in lei.

È importante sapere che l’autostima non è una dote innata, né nasce alfimprowiso, in un istante. Credere in noi stessi è invece il risultato di un processo graduale che avviene negli anni.

A che livello è, quindi, la tua autostima? Bassa? Alta? Oppure stai manifestando la cosiddetta “autostima dell’ego”? Quest’ultima viene definita tale quando un individuo mostra una sicurezza troppo eccessiva su di sé. Ad esempio, ti sarà capitato certamente di parlare con persone che immediatamente ti trasmettono la sensazione di avere un orgoglio smisurato o di essere testarde come un mulo oppure di essere estremamente presuntuose. La linea di confine tra l’alta autostima e quella dell’ego può delle volte essere molto sottile.

Bassa autostima: sintomi non verbali e verbali

In questo manuale pratico ho voluto indicare i sintomi più comuni non verbali e verbali che si verificano quando si vive nel quotidiano con una bassa autostima. Ti suggerisco di leggere attentamente ciò che segue, per comprendere fino a che punto ti accetti. E importante per la tua preziosa, reale autostima.

I soggetti che vivono con una bassa autostima solitamente quali sintomi non verbali manifestano?

Scoprilo adesso.

Accettarsi dal punto di vista fisico

Quante volte ci è capitato di guardarci allo specchio e deprimerci per il solo fatto di scoprire un piccolo difetto fisico, per esempio un brufolo sul viso, proprio quella sera che avevamo un incontro con delle persone importanti? E ti assicuro che limitarsi ad affermare davanti allo specchio “Io sono bellissimo/a, non ho nessun difetto” non aiuta ad aumentare la nostra autostima. A maggior ragione se, come vedremo più avanti, la nostra interiorità ci trasmette e manifesta a nostra insaputa, quindi al di là della nostra mente razionale, un messaggio diverso e non in linea con i nostri pensieri provenienti dall’emisfero sinistro.

Titubanti nelle decisioni

Anche in questo caso, quante volte ci è capitato d’incontrare e parlare con qualcuno che vuole proporci un affare, un nuovo lavoro che potrebbe essere quello ideale? Oppure ancora, siamo stanchi di vivere nella stessa città, di cambiare relazione e lasciarsi alle spalle quello in cui con il nostro partner non era più amore all’insegna della condivisione, ma solo incompatibilità di carattere? Spesso si continua a rifiutare, tentennare o rimandare per paura del cambiamento o per il semplice motivo che non troviamo la forza necessaria per prendere con fermezza una decisione. L’indecisione su quello che potremmo fare denota bassa autostima, e questo può farci rimanere immobilizzati nel punto in cui ci troviamo, impotenti e sfiduciati dalla vita.

Vittimismo

In questa breve lista dei sintomi più comuni non verbali abbiamo quello che è il famigerato vittimismo che sembra espandersi, soprattutto negli ultimi anni, a macchia d’olio. Nel corso delle tue giornate hai mai avuto a che fare con persone che si lamentano e assumono il ruolo del vittima? Non so, familiari, parenti, amici o colleghi di lavoro? Certe volte sono così numerosi che non sappiamo più come proteggerci o allontanarci, e permettiamo loro di rubarci energia indispensabile per il nostro cammino. Ti dicono nulla le parole vampiri energetici? Questo infatti è quello che può accadere nel quotidiano quando ci rapportiamo agli altri. Doniamo inconsapevolmente energia preziosa. Ma quando ci riferiamo a noi stessi, potrebbe essere diffìcile riconoscere il nostro essere vittimista e pessimista. Il vittimismo non è una sorta di malattia ma può con il tempo trasformarsi in un vero disturbo paranoico e la persona che si trova in questa situazione assume quello che viene definito il ruolo della vittima. Forse per una questione di comodità? O per una semplice scusa che potremmo tradurre con questo pensiero: “Io preferisco liberarmi da ogni responsabilità dando la colpa agli altri”.

In realtà, se pensi che una persona ti abbia ferito interiormente è perché tu glielo hai permesso. A poco servirà metterti sulla difensiva o persino attaccare, senza considerare il fatto che tali atteggiamenti possono danneggiarti. Se non ti rispetti, magari manifestando il tuo vittimismo, non puoi pretendere di ricevere rispetto da parte degli altri. Puoi mostrare apparentemente la tua fìnta sicurezza ma le persone percepiranno energeticamente ciò che è presente in te a livello emozionale, riconoscendo il tuo stato d’animo.

Essere sfuggenti

Sei sfuggente quando, tanto per fare un esempio in cui puoi riconoscerti, ti arriva un messaggio sul cellulare e rispondi in ritardo o magari aspettando che sia quella persona a farsi risentire. Un comportamento, questo, che rientra solitamente nella casistica delle relazioni amorose. In realtà la persona sfuggente può nascondere motivazioni differenti: una volontà di farsi trovare e desiderare (come nel classico caso del detto “In amor vince chi fugge”), oppure una paura nell’esporsi, una timidezza nascosta oppure, semplice-mente, insicurezza interiore.

Questo testo è estratto dal libro "Divine Heart".

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