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Il processo d'invecchiamento può davvero essere invertito?

Cos'è l'invecchiamento?

Scopri il fondamentale e naturale compromesso tra crescita e longevità leggendo l'anteprima del libro di Jason Fung e James Dinicolantonio.

Invecchiamento: alla natura non importa quanto viviamo

Il leggendario conquistatore spagnolo Juan Ponce de Leon (1460-1521), come molti suoi contemporanei assetati di sangue, andò in cerca di fama e fortuna partendo all'esplorazione del Nuovo Mondo. Si stabilì nella parte di Hispaniola corrispondente all'attuale Repubblica Dominicana e ricoprì per due anni la carica di governatore di Porto Rico. Quando il figlio di Cristoforo Colombo, Diego, ne prese il posto, Leon si vide nuovamente costretto a salpare. Aveva udito alcune storie locali su una fonte in grado di restituire la giovinezza a chiunque se ne abbeverasse. Nelle sue successive esplorazioni, Ponce de Léon andò alla ricerca di questa elusiva sorgente della longevità.

Esplorò gran parte delle isole Bahamas e si pensa che nel 1513 sia approdato nei pressi dell’attuale città di St. Augustine, nel nord-est della Florida. Chiamò quella terra "appena scoperta" Florida, dalla parola spagnola florido, che significa “fiorito". Dopodiché, proseguì le sue esplorazioni lungo la costa della Florida e le Florida Keys, ma morì senza riuscire a trovare l'inafferrabile fonte della giovinezza.

Con ogni probabilità, questo celebre aneddoto è totalmente inventato. Gli scritti di Ponce de Leon non menzionano alcuna ricerca della fonte della giovinezza. La sua smania di esplorazione era animata da ragioni assai più ordinarie: trovare l’oro, individuare terre da colonizzare e diffondere il cristianesimo.

Ma l'idea di una sostanza mistica in grado di invertire il processo di invecchiamento è talmente suggestiva da aver resistito per tutti questi anni. È interessante notare che la leggenda sulla fonte della giovinezza è antecedente a Ponce de Leon: storie simili, infatti, fanno parte delle culture del Medio Oriente, dell'Europa medievale e dell'antica Grecia.

Il processo d'invecchiamento può davvero essere invertito?

La scienza è forse riuscita dove Ponce de Leon ha fallito?

Cos'è l'invecchiamento?

Iniziamo cercando di capire cosa sia l’invecchiamento. D’istinto, sappiamo tutti cosa significa invecchiare, ma per affrontare un problema in modo efficace, la scienza necessita di definizioni accurate. Si può considerare l’invecchiamento in vari modi.

In primo luogo, il processo d’invecchiamento spesso risulta evidente da alcune alterazioni dell’aspetto. I capelli bianchi, a pelle rugosa e altri mutamenti superficiali sono chiari segni dell’età. Questi cambiamenti fisici sono il riflesso di variazioni fisiologiche sottostanti, come una minore produzione di pigmento nei follicoli piliferi e una minore elasticità della pelle.

La chirurgia estetica è in grado di intervenire sull’aspetto esteriore, ma non sulla fisiologia sottostante.

In secondo luogo, l’invecchiamento può essere visto come una perdita di funzionalità. Le donne, con il tempo, vanno incontro a una progressiva riduzione della fertilità, finché l’ovulazione scompare del tutto con la menopausa, in un processo determinato in gran parte dall’età. Le ossa diventano più deboli, con un incremento del rischio di fratture, come quella dell'anca, un problema che di rado si riscontra nei giovani.

Anche i muscoli diventano più deboli, e ciò spiega perché i grandi atleti immancabilmente sono giovani.

In terzo luogo, da un punto di vista cellulare e molecolare, la risposta agli ormoni si riduce con l’età. Per esempio, alti livelli di insulina (un ormone che regola l’accumulo di glucosio e grasso) o di ormone tiroideo non servono a granché se le cellule non reagiscono più ai loro stimoli. I mitocondri, ossia i preziosi componenti cellulari preposti alla produzione di energia (anche noti come "la centrale elettrica della cellula"), diventano meno efficienti e in grado di fornire energia.

La sempre minore efficienza di un organismo che invecchia comporta una maggiore insorgenza di disturbi e patologie.

Con l’avanzare dell'età, il rischio di andare incontro a malattie e morte cresce esponenzialmente. Gli attacchi di cuore, per esempio, sono quasi del tutto assenti nei bambini, mentre sono comuni negli anziani. Di per sé, l'invecchiamento non è una patologia, ma aumenta le probabilità di svilupparne una, diventando, perciò, il miglior obiettivo su cui intervenire per bloccare o far regredire le malattie croniche.

Il passare degli anni, in senso cronologico, è come un fiume: è un processo irreversibile che scorre in un'unica direzione.

Ma l'invecchiamento, in senso fisiologico, non lo è. Sono vari i fattori che contribuiscono all'invecchiamento e all'insorgenza di malattie, ma in questo libro tratteremo soprattutto quelli relativi all'alimentazione.

Visto e considerato il generale declino funzionale, perché mai gli organismi invecchiano? In poche parole, il processo d’invecchiamento è la conseguenza di un accumulo di danni.

Gli esemplari giovani, anche fra gli esseri umani, dispongono di un'elevata capacità di riparare i danni causati dalla vita quotidiana, come succede ai bambini quando si sbucciano le ginocchia. La sopravvivenza della specie dipende dalla capacità di riparare i danni, come, per esempio, guarire le ferite o le ossa rotte. Con l'avanzare dell'età, questa capacità si riduce sotto tutti i punti di vista, che sia combattere le infezioni, ripulire le arterie o distruggere le cellule tumorali.

Tuttavia, il declino non è l'inevitabile e naturale conclusione. L'alimentazione e lo stile di vita, infatti, esercitano una notevole influenza nel determinare l'entità e la velocità di questo processo. L'esistenza di popolazioni sane e longeve, sparse per il mondo, che seguono una dieta a base di pochi alimenti naturali dimostra che è possibile rallentare il processo d'invecchiamento.

Un tempo, Ippocrate, l'antico greco padre della medicina moderna, considerava la nutrizione come il fondamento della salute e della longevità.

La carestia è uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, ma anche i moderni problemi di obesità, insulino-resistenza e diabete sono altrettanto letali. In entrambi i casi, il cibo che mangiamo gioca un ruolo essenziale nel favorire o prevenire questo genere di disturbi.

Un meccanismo essenziale di riparazione dei danni è noto come autofagia (il fatto che il Premio Nobel per la medicina 2016 sia stato assegnato a Yoshinori Ohsumi per le sue "scoperte sui meccanismi dell'autofagia" ne evidenzia l'estrema importanza). Nell'autofagia alcuni componenti cellulari, detti organetti, sono periodicamente scomposti e riciclati come parte di un vasto sistema di controllo di qualità. Proprio come un'auto richiede una regolare sostituzione di olio, filtri e cinghie, così una cellula richiede la regolare sostituzione degli organelli per continuare a funzionare normalmente.

Man mano che superano la data di scadenza, l'organismo si accerta che vengano rimossi e sostituiti con altri nuovi, affinché nessun danno residuo ne impedisca il corretto funzionamento. Una delle scoperte più rilevanti dell'ultimo quarto di secolo è che il cibo che mangiamo esercita una profonda influenza su questo meccanismo di controllo dei danni.

All'evoluzione non interessa quanto a lungo vivete

Forse potreste supporre che l'evoluzione miri a perfezionare la risposta dell'organismo al controllo dei danni, consentendoci, così, di vivere per sempre. Ma all'evoluzione non importa quanto a lungo vivete, né se sopravvivete. L'evoluzione garantisce la sopravvivenza della specie, non del singolo individuo.

Una volta che vi siete riprodotti, i vostri geni sopravvivranno anche dopo la vostra dipartita, perciò non esiste nessuna selezione naturale in favore della longevità della specie. Questo ragionamento è alla base della teoria sull’invecchiamento nota come pleiotropia antagonistica.

A dispetto del nome, la teoria è piuttosto semplice.

L'evoluzione tramite selezione naturale agisce a livello genetico più che dei singoli organismi. Siamo tutti dotati di migliaia di geni diversi e li trasmettiamo ai nostri figli. I geni che si adattano di più all'ambiente circostante sopravvivono meglio e consentono all'individuo di generare più prole. Col tempo questi geni vantaggiosi si diffondono sempre di più fra gli esemplari della specie. L'età gioca un ruolo importante nel determinare l'effetto di un gene su una popolazione. Un gene che si rivela letale all'età di 10 anni (ossia prima che una persona abbia figli) viene eliminato rapidamente dalla popolazione, dato che il soggetto che ne è portatore non è in grado di trasmetterlo.

Un gene che si rivela letale all'età di 30 anni finisce comunque per essere eliminato (seppur più lentamente), poiché i soggetti che ne sono privi si riproducono di più. Un gene che si rivela letale all'età di 70 anni potrebbe non essere mai eliminato dalla popolazione, visto che viene trasmesso alla generazione successiva ben prima di manifestare i suoi effetti mortali.

La pleiotropia antagonistica suggerisce che i geni esercitano effetti diversi a seconda delle fasi della vita. Per esempio, un gene che stimola la crescita e la fertilità, ma al contempo aumenta il rischio di cancro in età avanzata, porta ad avere un maggior numero di figli, ma una durata della vita più breve. Siccome l'evoluzione favorisce la sopravvivenza genetica e non la longevità individuale, quel gene continuerebbe a diffondersi nella popolazione. Un gene può esercitare due effetti diversi non correlati (pleiotropia) apparentemente in contrasto fra loro (antagonistica). La sopravvivenza del gene ha sempre la priorità sulla longevità del singolo individuo.

Il particolare gene dell'esempio codifica una proteina nota come fattore di crescita insulino-simile 1 (igf-1). Alti livelli di igf-1 stimolano la crescita, consentendo agli organismi di raggiungere dimensioni maggiori, riprodursi più in fretta e resistere meglio alle ferite, rappresentando un enorme vantaggio nella competizione per la sopravvivenza a scopo riproduttivo.

Tuttavia, in età avanzata, la presenza di tassi elevati di igf-1 contribuisce all'insorgenza di cancro e cardiopatie e alla morte precoce e, a quel punto, il gene è già stato trasmesso alla generazione successiva. Quando la crescita/riproduzione entra in contrasto con la longevità, l'evoluzione favorisce la riproduzione, quindi alti livelli di igf-1. È il fondamentale e naturale compromesso tra crescita e longevità.

Da questa prospettiva, la lotta contro l'invecchiamento è una lotta contro la natura stessa. Invecchiare è un fenomeno del tutto naturale, sebbene l’estensione e la rapidità del processo siano variabili. Vivere e nutrirsi in perfetta armonia con la natura non previene l’invecchiamento. La natura e l’evoluzione non si “preoccupano" della vostra longevità; l’unica cosa che hanno a cuore è la sopravvivenza dei vostri geni.

In un certo senso, per rallentare o prevenire l'invecchiamento bisogna andare oltre alla natura.

Data di Pubblicazione: 30 luglio 2020

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