SELF-HELP E PSICOLOGIA   |   Tempo di Lettura: 7 min

Regole per la trasgressione: cosa da fare e da non fare

Regole per la trasgressione

Scopri quali norme si possono piegare e infrangere, e come farlo in modo costruttivo leggendo l'anteprima del libro di Sarah Knight.

Regole per la trasgressione: cosa da fare e da non fare

Le regole esistono in tutte le forme e dimensioni: esplicite, implicite, sotto forma di segnaletica passivo-aggressiva alle piscine pubbliche. Di solito esistono per un motivo, ma molte di esse non sono così indiscutibili come siete stati portati a credere.

Per esempio, “Aziona sempre lo sciacquone dopo un bisognino lungo” è una solida voce del contratto sociale. (Ma, insomma! È così che siete stati educati?) Mentre “Sii gentile con gli anziani” in teoria è un buon suggerimento, ma un sacco di anziani possono essere dei veri marcioni. Avete presente Clint Eastwood? Direi che la regola si presta a un’interpretazione caso per caso.

Per buona parte della vita sono stata imbattibile nel seguire TUTTE LE REGOLE: esplicite, implicite, inderogabili o altro ancora. In un certo senso per me andava bene. Tipo, non ho mai dovuto far telefonare ai miei genitori dalla mia migliore amica mentre smaltivo la sbornia sul sedile posteriore di un’auto della polizia. Si direbbe però che mio fratello se la sia spassata un briciolo di più di me, quando era sulla ventina.

Conclusione: probabilmente è meglio lasciare inviolate le regole che sono al tempo stesso “leggi”.

Ciò detto, in questi ultimi anni ho cominciato a rendermi conto che altre regole - alcune fra quelle implicite e non imponibili per legge - mi erano più di impedimento che di aiuto, e che seguendole in realtà non stavo nemmeno aiutando nessun altro. Così ne ho trasgredite alcune, e sapete una cosa? In effetti ho ottenuto più felicità e successo da quando ho smesso di essere una perfettina fissata col “fare le cose nel modo che la maggior parte della gente ritiene giusto”.

Tutto è cominciato con piccoli dettagli, come saltare la riunione settimanale della direzione marketing nel mio ultimo lavoro (i lettori del Magico potere di sbattersene il cazzo ricorderanno che, in un Budget degli sbattimenti notevolmente snellito le riunioni sono un frequente danno collaterale).

Dopo alcuni anni in cui ogni giovedì mi ero dovuta tirare giù dal letto un’ora prima al solo scopo di starmene seduta in una stanza mentre gli altri snocciolavano aggiornamenti che non avevano niente a che fare né con me, né con il mio lavoro da smaltire, decisi che quel che era troppo era troppo. Se uno dei miei progetti era fra gli argomenti del giorno (una volta ogni cinque o sei settimane) ovviamente facevo lo sforzo di presentarmi, ma in caso contrario dedicavo quell’ora a schiacciare un glorioso pisolino extra.

Facevo agli altri esattamente quello che volevo fosse fatto a me, leggasi non volevo che si alzassero un’ora prima “per il privilegio di affollare una sala conferenze troppo piccola e assistere al mio blablabla perché sì: è così che fanno tutti”. La mia assenza non danneggiava nessuno, ragionavo fra me e me, e certamente non mi sarebbe mancata quell’aria stantia e pregna di alito di caffè, i battibecchi passivo-aggressivi dei miei colleghi o il vassoio di bagel di seconda scelta che di quando in quando compariva in quelle occasioni.

Chi si sarebbe davvero accorto della mia mancanza?

Proprio nessuno, come avrei avuto modo di scoprire di lì a poco, salvo un collega impallinato per le regole che mi perseguitava ogni giovedì quando mi beccava mentre sgattaiolavo in ufficio come ogni giorno alle 10. Okay, alle 10 e un quarto. (Okaaaay, alle 10 e mezza. Cavoli, se siete tipi che non mollano).

«Dov’eri?», mi chiedeva. «Pensi che questa riunione sia facoltativa?». Scherzava. Tipo. Sapeva che la riunione del marketing non era obbligatoria per il personale di altre direzioni, ma pensava davvero che noi (lo staff editoriale) dovessimo presenziare, e che se lui doveva attenersi alle regole, questo dovesse valere anche per me.

A essere sinceri, l’avevo pensato anch’io, per tre lunghi e maledettamente disinformati anni della mia vita. Ma quando decisi di infrangere una regola implicita del galateo aziendale (“Se uno di noi deve sopportare questa vagonata di cazzate soporifere dall’inizio alla fine, nessun altro si può chiamare fuori”), la mia vita migliorò in maniera tangibile. In base a un calcolo approssimativo, in tutti gli anni successivi mi sarei guadagnata almeno quaranta ore - ovvero una settimana intera a tempo pieno - di prezioso, benedettissimo sonno.

Niente che si possa barattare con uno stantio bagel cosparso di semi di sesamo.

Questo, signore e signori, è un esempio di primissima scelta per illustrare il fatto che a volte trasgredire una regola è okay. Non solo veniva a mio vantaggio senza danneggiare nessun altro, ma creava 0,06 metri cubi di spazio extra per un’altra anima disperata che doveva essere presente, e sicuramente ne rinfrancava altre che non erano tenute a esserci.

In altre parole, sono un role model.

Con questo successo in tasca, le mie trasgressioni presero ad assumere forme più audaci. Cominciai a farmi beffa delle norme aziendali che riguardavano il vestiario, e a indossare le ciabatte infradito tutti i giorni, non solo nei venerdì estivi. Decisi di farmi sentire forte e chiaro quando avevo un’opinione, invece di starmene seduta con le mani in mano ed evitare i conflitti. Di quando in quando portavo con me soltanto la mia mini-console portatile.

Mi sentivo magnificamente.

Perché l’altruismo è sopravvalutato

“Le regole sono regole”, potreste dire voi. Oggi la mia risposta è: “Be’, per la maggior parte sono suggerimenti”.

Oltre a ridurre il mio stress quotidiano e a farmi sentire più fiduciosa e padrona di me stessa, trasgredire alcune di queste regole non scritte ha fatto di me un’impiegata e in generale una persona migliore. È un sacco più facile essere creativi ed efficienti se ci si concentra sui problemi reali, anziché su quelli “suggeriti”. E quando si esce con gli amici o si torna a casa dal partner dopo una giornata tranquilla e produttiva, si è anche una persona molto più divertente da avere accanto.

La chiave per fregarsene del giudizio degli altri (senza sconfinare nella psicopatia) è sapere quali norme si possono piegare e infrangere, e come farlo in modo costruttivo. Una regola empirica è: se vi fa male e vi limita più di quanto sia utile agli altri, è altamente papabile.

Per aiutarvi a individuare e a contrastare queste norme, porrò al centro dell’attenzione cinque cose da fare e/o da non fare tratte dal contratto sociale - come dicevo, quelle che sono di mio minor gradimento - e offrirò una prospettiva diversa su ognuna di esse. Laddove “prospettiva diversa” significa “un punto di vista completamente opposto che qualcuno non accetterà mai ma che non fa una fottutissima grinza, se soltanto vi date un secondo per metabolizzarlo”.

Per esempio, in “Non essere egoista” spiegherò perché l’altruismo è sopravvalutato e per quale motivo badare al proprio tornaconto è spesso nel miglior interesse di tutti, non solo del vostro. In “Fai del tuo meglio” scriverò a me stessa ragazzina una lettera che funge da ammonimento per perfezionisti di ogni età. Tratterò anche l’importanza di difendere le proprie convinzioni (“Non fare la/il difficile”), di avviare un’attività indipendente (“Impara il gioco di squadra”) e di assumersi rischi calcolati (“Meglio se non lasci il tuo lavoro sicuro”).

Quando sarete già intenti a fare le cose da non fare e a non fare quelle da fare, saremo pronti ad affrontare la più insidiosa causa della Vita al minimo comune denominatore, nota come “aspettative degli altri”.

Ma questa è la Terza parte. Per ora, qualunque cosa facciate, non voltate pagina.

Data di Pubblicazione: 18 novembre 2019

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