SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 9 min

La reincarnazione, le vite precedenti e la regressione sono reali?

La reincarnazione, le vite precedenti e la regressione sono reali?

la storia di Gesù Cristo vista dagli occhi di otto anime diverse, attraverso i ricordi delle loro vite passate: leggi l'anteprima del libro di Reena Kumarasingham.

La storia di Gesù Cristo

La storia della vita di Gesù Cristo, una delle più prolifiche e minuziosamente studiate di sempre, conosce moltissime varianti. Dalla nascita alla morte, tutto ciò che si conosce della sua vita è stato dissezionato, raccontato e ripetuto da prospettive diverse. Senza ombra di dubbio, Gesù è una delle figure più ispiranti ed enigmatiche che siano mai esistite.

Oltre il velo racconta la storia di Gesù Cristo vista dagli occhi di otto anime diverse, attraverso i ricordi delle loro vite passate. Le persone che hanno partecipato a questo libro hanno scarsi, se non nulli, legami tra loro. I ricordi si sono presentati spontaneamente, in momenti diversi lungo un arco di quattro anni, in diversi luoghi del mondo, con persone ordinarie che stavano svolgendo sessioni di regressione alle vite passate per scopi e obiettivi diversi.

Queste persone avevano diversi gradi di conoscenza pregressa delle storie del Nuovo Testamento: alcune non ne sapevano nulla, altre ne avevano una conoscenza relativamente approfondita. Nel mio incontro con queste anime individuali ha giocato un ruolo determinante la sincronicità, come se fossero le anime stesse a cercare intenzionalmente un modo per trasmettere il loro messaggio. Se tutte le sessioni con queste persone sono state registrate si deve ad eventi casuali e sincronici, e questo libro è nato grazie alla loro disponibilità e con la loro autorizzazione.

Prima di immergerci nella storia è però il caso di affrontare il nostro elefante nella stanza, il nodo cruciale: la reincarnazione, le vite precedenti e la regressione sono reali?

L’immortalità dell’anima è una questione centrale in tutte le religioni. Gli egizi possedevano credenze complesse sulla morte e sulla vita dopo la morte, ed eseguivano rituali elaborati con il fine di preservare il ka e il ba (l’anima) della persona dopo la morte. Oggi sono molti i cristiani e i musulmani che credono nell’inferno e nel paradiso: le anime saranno giudicate in base alle azioni compiute sulla terra e il verdetto determinerà in quale di questi due luoghi trascorreranno l’eternità. Circa 350 milioni di buddhisti e 800 milioni di induisti credono che l’anima immortale continuerà a incarnarsi fino a quando non raggiungerà lo stato del Nirvana.

La reincarnazione nei testi sacri

Il Corano e lo Zohar, i testi mistici rispettivamente dell’islam e dell’ebraismo, parlano entrambi di reincarnazione:

«Come potete essere ingrati nei confronti di Allah, quando eravate morti ed Egli vi ha dato la vita?
Poi vi farà morire e vi riporterà alla vita e poi a Lui sarete ricondotti».
Corano, Sura 2, versetto 28.

«Tutte le anime sono soggette a trasmigrazione; ma gli uomini non conoscono la via per arrivare al Santo, che sia benedetto! Non sanno che sono portati dinanzi al Tribunale sia prima di entrare in questo mondo che dopo averlo lasciato; essi sono ignoranti delle innumerevoli trasmigrazioni e prove segrete che devono subire e del numero di anime e spiriti che entrano in questo mondo e che non fanno ritorno al palazzo del Re celeste. Gli uomini non sanno di essere anime che ruotano come una pietra che viene lanciata da una fionda. Ma il tempo è propizio per quando questi misteri saranno rivelati».
Zohar, II 99B.

Anche i primi cristiani, compresi alcuni dei primi papi della Chiesa, credevano nella reincarnazione. San Gregorio di Nissa affermava che «è assolutamente necessario che l’anima sia guarita e purificata; e se ciò non accade nel corso di questa vita terrena, allora dovrà compiersi nelle vite successive».

Anche san Clemente di Alessandria credeva nella reincarnazione, ma forse la figura più associata al principio della metempsicosi è quella del suo allievo Origene, che nel De principiis ha inserito la dottrina della reincarnazione: «L’anima non ha principio né fine. Ogni anima entra in questo mondo fortificata dalle vittorie oppure indebolita dai difetti della vita precedente. Il suo posto in questo mondo, quasi dimora destinata all’onore o al disonore, è determinato dai suoi precedenti meriti. Il suo operato in questo mondo determina il posto che essa avrà nel mondo successivo».

Nel 553 d.C., cioè tre secoli dopo la morte di Origene, il Quinto Concilio Ecumenico di Costantinopoli emise una condanna nei suoi confronti e dichiarò eretica la dottrina della reincarnazione. Alcuni credono addirittura che l’imperatore Costantino, durante il Concilio di Nicea del 325 d.C., abbia rimosso dalla Bibbia tutti i riferimenti alla reincarnazione e che le uniche prove giacciano ormai sotto le ceneri della distrutta biblioteca di Alessandria.

Detto questo, nella Bibbia ci sono velati riferimenti alla reincarnazione, compreso Giovanni 9:1-2: «Ora, mentre passava, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli domandarono: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?”». Se ci pensiamo, gli unici peccati dell’uomo che avrebbero potuto essere causa della sua cecità dalla nascita sono quelli eventualmente commessi prima della sua incarnazione in quel corpo.

E ancora, un sondaggio del Pew Forum on Religion and Public Life, un gruppo indipendente di esperti con sede a Washington D.C., ha rivelato che il 51% della popolazione mondiale crede nella reincarnazione, e lo stesso fa il 24% dei cristiani d’America.

Pareri illustri

E non dimentichiamo tutti i rispettati accademici del ventesimo secolo che hanno creduto nella reincarnazione. Nel 1939, nel corso di una conferenza, Carl Jung ha detto: «Questo concetto di rinascita implica necessariamente la continuità della personalità. Qui la personalità umana è considerata continua e accessibile alla memoria, in modo che, quando una persona si incarna o nasce, è capace, almeno in potenza, di ricordare le esistenze precedenti. Di norma, reincarnazione significa rinascita in un corpo umano».

Il dottor Ian Stevenson - psichiatra canadese che ha lavorato per cinquantanni presso la School of Medicine dell’Università della Virginia, dal 1957 al 1967 in qualità di capo del dipartimento di Psichiatria, dal 1967 al 2001 come professore di psichiatria e dal 2002 alla morte come professore ricercatore - ha dedicato quarantanni della sua vita a compiere ricerche su circa tremila bambini, dall’Africa all’Alaska, i quali affermavano di ricordare spontaneamente le proprie vite precedenti. Alcune delle testimonianze che ha raccolto provenivano da bambini che vivevano in aree rurali e non avevano quindi accesso ai mezzi di comunicazione di massa, eppure sono così dettagliate e personali che è impossibile crederle frutto d’immaginazione. I suoi studi sono stati raccolti e registrati in circa trecento pubblicazioni e quattordici libri sulla reincarnazione, tra i quali Reincarnazione. 20 casi a sostegno, pubblicato nel 1966. Il suo lavoro, al quale si aggiunge quello del suo successore Jim Tucker e dei molti altri che da allora hanno documentato le vite precedenti ricordate dai bambini, costituisce una forte indicazione a favore dell’esistenza e dell’autenticità della reincarnazione e delle vite passate.

Il primo testo scritto nel quale compare un riferimento alla regressione alle vite passate - cioè l’accesso ai ricordi delle vite passate - è un antico testo indiano, le Upanishad, ma l’argomento è stato approfondito più nel dettaglio dallo Yoga Sutra di Patanjali (scritto nel II secolo d.C.). Lo studioso induista Patanjali propone l’idea che l'anima sia gravata da un accumulo di impressioni che costituisce parte del karma raccolto nelle vite precedenti. Patanjali definisce il processo di scoperta di queste impressioni “regressione alle vite passate” o prati-prasav (letteralmente “nascita al contrario”) e lo considera un mezzo per affrontare i problemi del presente attraverso i ricordi delle vite precedenti.

In Occidente il concetto di regressione alle vite passate è divenuto popolare verso la fine del diciannovesimo secolo grazie al lavoro di medium e operatori spirituali. È però intorno alla metà del ventesimo secolo che psicologi, psicoterapeuti e accademici hanno cominciato a condurre ricerche riguardo alle vite precedenti e alla regressione, adoperandola in contesto terapeutico e sviluppando una prassi più standardizzata, all'interno della quale lavora attualmente la maggior parte degli operatori. Tra le figure più note in questo campo ricordiamo il dottor Brian Weiss (psichiatra), Andy Tomlinson (psicoterapeuta) e il dottor Roger Woolger (terapeuta junghiano).

Una falsa idea condivisa tra gli scettici è che nelle regressioni alle vite precedenti i soggetti si ritrovino sempre nei panni di persone famose - re, celebrità, scrittori, artisti. Ma è una convinzione inesatta. Nella mia esperienza di insegnante e nella mia pratica con le regressioni ho incontrato solo un piccolo numero di persone che si è trovato a ripercorrere quella che viene definita “una vita ad alto profilo”. La maggior parte delle esperienze riguardano contadini, soldati e persone semplici che affrontano le prove e le difficoltà che la vita quotidiana mette loro davanti.

Una prospettiva diversa

Oltre il velo offre un nuovo sguardo sulla persona di Gesù Cristo e su quelle di chi gli è stato vicino. In ragione dell’immensità del suo esempio, allora come oggi, la maggior parte degli scritti sulla vita di Gesù non si concentra sull’aspetto umano, ma si fa portavoce della sua natura divina. Perciò è un’esperienza affascinante tuffarsi nella vita delle persone che gli sono state accanto e assistere all’emergere di una storia a dir poco imprevedibile.

Oltre il velo non vuole essere polemico o irrispettoso. Offre semplicemente una prospettiva diversa su una delle storie più famose della nostra epoca. Le testimonianze storiche, scritte o orali, non sempre possono essere considerate realtà dimostrabili. L’immagine che ci creiamo sulla loro base può cambiare grazie alle nuove scoperte e ai reperti archeologici. Non importa quanto dettagliato o affascinante fosse il racconto originale; mettere insieme i pezzi dei diversi racconti procura un significato più profondo alla storia.

A chi si appresta a leggere Oltre il velo chiedo di mantenere cuore e mente aperti, di sospendere il giudizio e decidere da sé, una volta terminata la lettura, quale versione della storia di Gesù sente più affine.

Data di Pubblicazione: 23 gennaio 2020

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