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Una Ricerca Scientifica per Spiegare la Medianità - Un Viaggio Straordinario nell'Al di Là

Anteprima del libro "Un viaggio Al di Là del conosciuto" di Fernando Sinesio

Si parte per un viaggio straordinario

L’obiettivo di questo libro è quello di affrontare tutti gli argomenti cui si è accennato partendo dalla descrizione dei risultati di una singolare ricerca scientifica condotta presso l’Università di Genova: con questa siamo riusciti a dimostrare, attraverso una accurata indagine, l’esistenza della medianità, ossia la capacità che alcuni individui hanno di comunicare con i defunti.

Nel descrivervi questa esperienza accademica manterrò l’atteggiamento scientifico del ricercatore, senza però trascurare gli aspetti spirituali che appaiono trascenderci e fare della ricerca la struttura portante. Descriverò inoltre alcune scoperte della scienza moderna, dalle sconcertanti rivelazioni della fisica quantistica alle più controverse ricerche sulla vita oltre la morte.

Integrando tutte le informazioni presenti in questo libro, ritengo sia possibile identificare un unico filo conduttore in grado di dimostrare che la conoscenza scientifica e i credo delle varie religioni siano riconducibili a una sola e unica realtà, la cui apparente frammentazione dipende solo dal fatto di guardare al mondo da prospettive differenti.

Si tratta di un lavoro complesso, che ho tenuto ad arricchire di alcuni dati che, sebbene di natura tecnica e teorica, reputo necessari per capire certi fenomeni. Del resto la realtà è un sistema complesso ed è comprensibile che siano complesse le teorie che la spiegano.

In altre parole, quello che presento in questo libro è il risultato di un lungo e arduo lavoro, anche un po’ temerario, basate su conoscenze che spaziano dalla fisica classica e moderna agli aspetti trascendenti della vita umana, passando attraverso la psicologia e la ricerca psichica.

Sono consapevole del fatto che non sia possibile avere sufficienti conoscenze in ogni campo del sapere tanto da costruire una teoria dalle basi solide e in grado di spiegare una realtà tanto complessa. Cercherò tuttavia di sfruttare l’esperienza acquisita in anni di studio al servizio di una verità di cui mi sembra di scorgere almeno un riflesso e di condividere le mie conclusioni con il lettore.

Le prime esperienze con la psicologia

All’età di ventidue anni dovetti interrompere gli studi d’ingegneria, poiché non ero riuscito a superare un numero di esami sufficiente a rinviare il servizio militare. Svolsi così il servizio di leva nel corpo della Polizia di Stato presso il quale presto tuttora servizio. Come già accennato, in quegli anni ebbi modo di maturare un interesse per un’altra disciplina, la psicologia, per cui decisi di iscrivermi all’Università di Genova.

Lo studio della psicologia mi arricchì di conoscenze straordinarie circa la mente umana e il modo in cui essa opera. Compresi la complessità e la diversità degli individui, il nostro legame con la natura e gli effetti ineluttabili dell’evoluzione.

Gli studi scientifici mi allontanarono temporaneamente dall’aspetto trascendente dell’uomo che avevo coltivato per anni. La scienza sembra spiegare esaustivamente la natura senza la necessità di ricondurre tutto a un dio creatore e tantomeno all’esistenza di un’anima. Del resto il mio atteggiamento verso certi temi era sempre stato di tipo scientifico e gli studi tecnici rafforzavano sempre più quest’orientamento. Rimasi comunque sensibile al fascino dell’ipnosi regressiva, non solo perché sembrava avvalorare l’ipotesi dell’esistenza di vite precedenti, ma per la sua capacità di permettere l’accesso a ricordi rimossi e i conseguenti benefici terapeutici.

Così nel 2010 decisi di integrare i miei studi con l’apprendimento delle tecniche ipnotiche, seguendo alcuni corsi interessanti presso il Milton Erickson Institute di Torino, dove appresi un tipo di ipnosi definita “conversazionale”, utile per indurre la trance ipnotica tramite specifiche tecniche di rilassamento. L’ipnosi è definita una condizione “alterata” o “modificata” della coscienza grazie alla quale le capacità della mente sembrano essere amplificate. Diventa così possibile recuperare ricordi rimossi, indurre le persone ad acquisire nuove abitudini, ridurre il dolore fisico e altro ancora. In sostanza tale pratica rende più agevole il raggiungimento di obiettivi difficili da ottenere in stato di veglia, grazie all’accesso a una serie di capacità innate che possono essere utilizzate a scopo terapeutico.

Nell’immaginario collettivo l’ipnosi si ammanta non solo di mistero ma anche di un certo timore, entrambi procurati da “strane storie” raccontate da film e libri di vario genere. In realtà non è uno stato pericoloso: si tratta semplicemente di un profondo stato di rilassamento nel quale l’individuo resta parzialmente vigile. Solo in alcuni casi il paziente non ricorda nulla di quanto accaduto, ma questo dipende dalla tecnica utilizzata e dalla capacità del soggetto di lasciarsi andare.

Dopo quell’esperienza seguii altri corsi affinando sempre di più le tecniche e praticando l’ipnosi regressiva su chiunque me ne facesse richiesta.

Non è semplice condurre una seduta di ipnosi regressiva, in quanto possono emergere nel paziente emozioni profonde che richiedono un’adeguata gestione affinché l’esperienza sia vissuta in modo indolore. Alcuni individui conservano vissuti molto dolorosi che si possono risvegliare, determinando conseguenze anche gravi se non gestiti in modo appropriato. Sebbene si tratti di casi molto rari, solo l’esperienza della pratica e la conoscenza di appropriate tecniche psicologiche possono sventare tali pericoli. Mi sono dedicato all’ipnosi per alcuni anni vivendo interessanti esperienze di consapevolezza e guarigione che meriterebbero di essere raccontate, ma non in questa sede.

Durante l’esperienza universitaria lessi alcuni lavori di uno scienziato americano le cui ricerche hanno cambiato la mia vita e ispirato questo libro.

Le ricerche di Gary E. Schwartz

Mi laureai in Scienze e Tecniche psicologiche nel 2011, ma decisi di proseguire gli studi per conseguire la laurea Magistrale,

un titolo più completo sul piano professionale. Decisi pertanto di seguire il corso di specializzazione in Psicologia dello sviluppo.

Intanto le mie letture continuavano. Proprio in quegli anni trovai in libreria Esperimenti sull’aldilà9, un’opera di Gary E. Schwartz10, medico e docente di psicologia presso la University of Arizona11 (USA), nel quale racconta di straordinari esperimenti tenuti presso la sua facoltà allo scopo di indagare l’effettiva esistenza della medianità. I medium sono individui che sostengono di poter agire come intermediari tra il mondo dei vivi e quello dei morti, comunicando quindi con presunte entità trascendenti. Il lettore immaginerà l’importanza che quel libro potesse avere per la mia ricerca personale.

Schwartz racconta in modo molto dettagliato l’esperienza vissuta durante l’indagine sui medium, i quali, sottoposti a condizioni sperimentali piuttosto serrate, non hanno mai avuto la possibilità di utilizzare stratagemmi.

L’autore dimostra come i medium siano in grado di fornire descrizioni molto dettagliate circa i defunti legati ai consultanti che si prestano agli esperimenti senza mai venire in contatto con loro. Le modalità sperimentali adottate da Schwartz tengono sempre in considerazione il fatto che esistono individui in grado di fornire informazioni dettagliate sui defunti anche senza essere realmente dei medium. Questi individui, definiti colà reader, utilizzano una serie di stratagemmi psicologici che permettono di ottenere informazioni sui defunti attraverso il semplice contatto visivo con il partecipante aH’esperimento. Nei capitoli successivi capirete perché tali tecniche hanno tanta efficacia; per ora mi limiterò a dire che gli esperimenti descritti nel libro di Schwartz, per quanto condotti con onestà, erano carenti in molti aspetti metodologici di cui non mi accorsi subito.

Fortunatamente, da quel momento in poi, la ricerca sulla medianità si è sviluppata a tal punto da rendere oggi possibile l’utilizzo di protocolli sperimentali, messi a punto dallo stesso Schwartz e colleghi, che tutelano i risultati da ogni tipo di bias o errore sperimentale.

Il fascino dell’esperienza raccontata da Schwartz è stato uno degli aspetti determinanti per la mia ricerca personale e per il futuro della mia carriera universitaria. Di lì a poco pensai che sarebbe stato interessante svolgere degli esperimenti sui medium italiani, ammesso che ne esistessero. Osservarli da vicino mi avrebbe aiutato a comprendere se quanto leggevo sul loro conto corrispondesse a verità.

Mi venne così l‘audace idea di tenere degli esperimenti sulla medianità proprio presso la facoltà di Psicologia allo scopo di dare una maggiore attendibilità scientifica alla ricerca, indipendentemente dai risultati ottenuti e con l’intento di descriverne gli esiti nella mia tesi di laurea. Non sapevo ancora che stavo per incamminarmi lungo una strada in salita e colma di ostacoli.

Alcune organizzazioni che s’interessano dei fenomeni paranormali dichiarano di non aver mai riscontrato elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza di capacità che vanno oltre l’ordinario. Di fronte a tali premesse, come potevo sperare nell’esistenza di sensitivi12 italiani in grado di esibire abilità medianiche? In realtà allora non conoscevo i metodi sperimentali utilizzati da queste associazioni e soprattutto quale fosse il loro atteggiamento nei confronti di tutti i fenomeni metapsichici. Ne feci esperienza di lì a poco.

Questo testo è estratto dal libro "Al di Là del conosciuto".

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