SALUTE E BENESSERE

I Simboli usati come Rimedio nella Medicina Energetica

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Anteprima del libro "Simboli Omeopatici" di Christina Baumann e Roswitha Stark

I rimedi della medicina energetica

Un numero crescente di persone riconosce che l’unità di mente, corpo e anima da una parte e la spiritualità dall’altra fanno semplicemente parte della vita, se non addirittura costituiscono la vita per definizione. Di conseguenza scelgono forme terapeutiche capaci di ripristinare l’armonia fisica o emotiva con metodi dolci, non invasivi, possibilmente senza effetti collaterali.

Nell’epoca della fisica quantistica sappiamo che può essere medicina anche l’informazione pura, non legata ad alcuna sostanza materiale, per esempio le correnti elettriche, il magnetismo, l’agopuntura, la luce e i colori, i suoni, i trattamenti dell’aura e dei chakra oppure l’acqua informata. In questo ambito, naturalmente, rientrano anche i pensieri, come dimostra la lunga tradizione della guarigione spirituale. Viviamo nei campi magnetici e coesistiamo con essi. La ricerca spaziale dimostra quanto sia importante il campo magnetico terrestre per l’uomo.

La medicina d’emergenza-urgenza può salvare vite umane, ma molte persone non ricevono più una diagnosi convincente e sono considerate «incurabili» oppure relegate nell’angolo dei malati psichici dopo che la medicina classica non è riuscita a diagnosticare nulla. Soprattutto nel campo delle malattie croniche si delineerà sempre di più l’esigenza di metodi basati sulla medicina energetica e informativa, che spesso danno risultati migliori nel lungo termine.

Da un lato, la medicina energetica è ancora giovane; dall’altro, è già antichissima. Basta pensare alla millenaria teoria dell’agopuntura della medicina cinese tradizionale o al trattamento con i segni, che Òtzi, l’uomo dei ghiacci vissuto cinquemila anni fa si tatuò in corrispondenza delle ferite. Le capacità di autoguarigione per il corpo e per l’anima vanno stimolate per mobilitare le riserve di energia, per combattere lo stress e per favorire un rinnovamento dal basso. La medicina energetica ha sempre un approccio olistico!

Ormai esistono addirittura tecniche fotografiche che permettono di osservare come i colori dell’aura cambino sotto l’influsso di diversi rimedi alternativi. La medicina energetica è riuscita a dimostrare Nell’universo ogni cosa è energia

che l’essere umano si ammala quando il campo energetico invisibile del corpo subisce cambiamenti dannosi o si «ispessisce», cioè la sua frequenza vibrazionale si abbassa. L’energia, però, deve scorrere costantemente, altrimenti i blocchi causano dolore, disturbi metabolici e, prima o poi, anche malattie organiche.

I processi patogenetici si interrompono quando si eliminano gli ostacoli al flusso energetico, a prescindere dal tipo di rimedio vibrazionale. Chi conosce i test kinesiologici o sa usare il biotensore e il pendolino avrà meno difficoltà a scegliere, ma si può anche imparare ad ascoltare l’intuito per la selezione del rimedio adatto. Come il metodo terapeutico della biorisonanza mediante un computer rappresenta un trattamento vibrazionale indolore, privo di effetti collaterali e in grado di stimolare le capacità di autoguarigione del corpo, lo stesso vale per l’omeopatia e per la guarigione con i segni. Con un uso adeguato è possibile ottenere risultati sorprendenti persino nel caso di malattie difficili da trattare, per esempio stati allergici, asma, intolleranze alimentari, stress o altri disturbi psicologici. Il trattamento energetico cancella sempre lo squilibrio energetico dell’intero organismo, del corpo sottile e materiale.

Se lo desiderate, potete associare i trattamenti con i simboli qui descritti a qualunque tipo di medicina energetica. Naturalmente, la sperimentazione singola è interessante perché permette di individuare il metodo più efficace in un dato momento. Inutile dire che la forma terapeutica più adatta per combattere i disturbi individuali va stabilita dopo una visita e un consulto in ambulatorio.

L'omeopatia come medicina vibrazionale

La terapia omeopatica fu ideata da Samuel Hahnemann, un medico nato a MeiBen nel 1755. Egli derivò la denominazione omeopatia dal greco: omoios = simile e pathos = malattia. La sua regola fondamentale era: Similia similibus curantur, cioè «i simili si curino con i simili».

L’omeopatia fa parte delle terapie di stimolazione con sostanze diluite e scosse - Hahnemann preferiva dire «dinamizzate» - che solo in questo modo sviluppano l’effetto curativo omeopatico. Il principio più importante è la legge dei simili, ossia un rimedio omeopatico eliminerà i sintomi che verrebbero provocati dalla sostanza di partenza in forma elaborata non omeopatica. Il rimedio individuato, tuttavia, riceve la vibrazione o frequenza idonea solo se si aggiunge la «potenza» adatta, conferita dalla dinamizzazione. C’è una bella differenza tra prescrivere una potenza D, piuttosto bassa, e una potenza altissima come LM. Così si può selezionare il miglior rimedio possibile, che però sarà efficace soltanto a metà perché la potenza non è corretta. L’omeopatia classica di Hahnemann, diffusa in tutto il mondo, è un metodo terapeutico insieme dolce e profondo.

Oggi la scienza della biofisica cerca di spiegare i meccanismi d’azione dei rimedi omeopatici rilevandone le onde elettromagnetiche e osservando come interagiscono con i sistemi biologici. In questo campo, però, le ricerche sono ancora in corso e, almeno in parte, procedono lentamente, con molta probabilità anche perché il settore farmaceutico non è interessato a trovare le prove scientifiche dell’efficacia dell’omeopatia, altrimenti questi studi riceverebbero molto più sostegno finanziario.

Alcuni anni fa la rivista Lancet ha pubblicato una ricerca sull’omeopatia da cui emerge che i meccanismi d’azione dei rimedi omeopatici devono essere diversi da quelli comprovati con i consueti studi in doppio cieco nel quadro delle classiche ricerche farmaceutiche. Così è evidente che il principio della dose e dell’effetto non è applicabile all’omeopatia. Si era osservato che gli effetti - in gergo omeopatico «sintomi di controllo» - sono molto chiari con potenze alte, ossia con una diluizione estremamente elevata, anche se nella preparazione omeopatica non dovrebbero più essere presenti molecole di principio attivo superiori a D23. Con potenze più elevate di D23 o con le potenze C, spesso l’effetto permane per un periodo più lungo, anche quando l’assunzione del rimedio è stata sospesa. Questo, a riprova che in questo caso sono all’opera frequenze vibrazionali spiegabili soltanto trascendendo il chimismo e la materia, come avviene per altri metodi delle terapie di risonanza.

L’omeopatia classica è una medicina empirica che da più di 250 anni dà ottimi risultati nell’ambito della medicina alternativa. Soprattutto le potenze superiori alla D si sono rivelate dolci e durature. Svolgono un’azione ancora sconosciuta anche sulla sfera psicologico-emotiva e, attraverso la psiche, armonizzano anche il corpo. Spesso non sono necessarie dosi multiple, anzi ne bastano una o due per provocare un cambiamento positivo nell’organismo. Evidentemente, ad agire non è la materia, bensì l’energia vibrazionale. È formata dalla sostanza fondamentale del rimedio, per esempio la pianta sminuzzata e disciolta, dalla diluizione in più fasi, dalla succussione (operazione di scuotimento) o dalla triturazione con lattosio.

I simboli come rimedi energetici

Da quando, alcune centinaia di migliaia di anni fa, l’uomo ha preso coscienza di sé e del suo ambiente, ha capito che i fenomeni della natura si manifestano attraverso forme e immagini. Da allora sente anche l’esigenza di trasmettere le informazioni rappresentate da queste forme in un modo simbolico che sia il più chiaro possibile.

Un semplice cerchio per un corpo complesso come il sole, un occhio per Dio, una linea per un albero eccetera. Anche le pitture corporali diffuse in molte culture contengono informazioni complesse che non si possono ridurre a una mera descrizione della forma visibile. Molti sciamani - come, un tempo, i nostri antenati - conoscono la forza dei simboli attraverso la trasmissione orale: sono al corrente del loro contenuto mistico e li usano per importanti rituali. La linea, il cerchio, il triangolo e il rettangolo sono gli elementi figurativi più ricorrenti. Molti mandala, bellissimi ed esteticamente pregevoli, hanno una struttura che si può osservare in natura: minerali, cristalli di ghiaccio o la disposizione delle molecole d’acqua. Hanno una configurazione analoga le cellule con il loro nucleo o gli atomi, attorno ai quali ruotano elettroni e neutroni. Le piante, primi fra tutti i fiori, compongono mandala appariscenti.

Oggi le immagini e i simboli sono onnipresenti. Per l’osservatore, i simboli veicolano sempre un significato: vogliono dirci qualcosa, a prescindere che riusciamo a coglierlo «razionalmente» o con il subconscio, come «linguaggio dell’anima». I simboli rivelano informazioni in forma compressa. Anche il cervello pensa per simboli, come dimostrato dalle ricerche di neurologi e linguisti. I simboli sono la lingua dell’inconscio e possono darci informazioni preziose. Questi impulsi possono addirittura avere su di noi un effetto terapeutico. Oggi, infatti, sappiamo che l’energia e i campi di informazione influiscono anche sulla nostra fisiologia e biochimica.

A decifrare come nessun altro il linguaggio simbolico dell’anima fu lo psicologo Cari Gustav Jung (1875-1961). Analizzando i sogni si imbatté in alcuni elementi comuni con le rappresentazioni figurative in culture straniere. Nell’opera classica Ilmmo e i suoi simboli descrive determinati «archetipi» come complessi energetici che accomunano tutti gli esseri umani e che appartengono al cosiddetto «inconscio collettivo»- Queste immagini originarie dell’anima possono essere risvegliate anche dall’incontro con le persone o con i simboli quotidiani. Secondo jung, esse si rivolgono a uno strato più profondo della psiche.

Le recenti ricerche neurologiche confermano che i simboli sono la base linguistica del cervello. I neurologi paragonano questo organo, con i suoi oltre cento miliardi di neuroni e le sue cento milioni e più di sinapsi, a un computer: il cervello è il computer (l’hardware) e la mente una sorta di programma (per così dire, un software). Il linguaggio della mente si compone di immagini interiori sotto forma di simboli, che sono la base della capacità di pensare e della comunicazione interiore. Esiste tuttavia un aspetto che distingue nettamente il cervello umano dal computer: i simboli sono sempre abbinati alle emozioni. Secondo la «Physical Symbol Hipothesis» degli informatici Alan Newell e Herbert Simon, il cervello umano è zeppo di simboli elementari che vengono identificati dai neuroni.

Usiamo i simboli da anni come strumenti preziosi per l’attivazione delle risorse energetiche in tutti i possibili ambiti della vita. Come ogni parola e ogni suono, ogni simbolo ha memorizzato una frequenza ben precisa e un determinato contenuto mentale, che agisce non appena il simbolo si attiva.

Le energie dei simboli sono possibilità di armonizzazione energetica delle dissonanze nel campo sottile degli organismi viventi, così come le essenze dei fiori, i rimedi omeopatici o le pietre curative. Come con le altre frequenze, è possibile attingervi in ogni momento e, soprattutto, praticamente gratis. I simboli hanno un notevole effetto equilibrante sui vari piani del corpo (mondo materiale), dell’anima (sentimenti) e della mente (pensiero). La loro azione si può percepire come una «messa in moto» di un organismo diventato troppo statico, paragonabile alla prima reazione dopo l’assunzione di un rimedio omeopatico. I conflitti emotivi o i traumi nascosti possono venire alla luce oppure le capacità di autoguarigione possono essere attivate da reazioni fisiche. Perciò ogni reazione è esattamente quella giusta. In realtà, il «sovradosaggio» non è possibile, perché il corpo o il campo emotivo della persona, dell’animale, della pianta o dell’ambiente assorbe soltanto la dose necessaria e tollerabile. Nonostante ciò, il lavoro pratico con i simboli non sostituisce i farmaci o la terapia medica.

Questo testo è estratto dal libro "Simboli Omeopatici".

Data di Pubblicazione: 27 aprile 2018


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