Riprendiamoci la Poesia - Giordana Ronci
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Riprendiamoci la Poesia

Manifesto della Mamma Imperfetta - Anteprima del libro di Giordana Ronci

Cara mamma che mi leggi

Cara mamma che mi leggi, benvenuta in questo regno incantato. Lo stordimento che provi è normale, è giusto, è fisiologico. Serve ad abituarti con dolcezza a questa nuova vita, questo rimbombare che senti è solo il tuo cuore che batte più forte che mai. Hai lasciato che l’Universo fluisse attraverso le tue membra per dare alla luce una nuova vita. Sei svanita nel nulla e ti sei ricomposta subito dopo il suo passaggio per tornare in carne e ossa ad accogliere il frutto del miracolo appena compiuto. Nessun supereroe ha mai fatto tanto senza fare una pausa.

Quando decidi di avere un bambino non puoi immaginare in nessun modo che stai imboccando una strada senza possibilità di ritorno. Non puoi immaginare che la naturale trasformazione a cui sei stata sottoposta ogni giorno della tua vita sta per accelerare a una velocità simile a quella di una centrifuga, dalla quale a volte ti sembrerà di uscire spettinata e scombussolata come il bucato quando esce dalla lavatrice. Solo che l’oblò non si apre, i giri riprendono velocità e invece di scendere ti ritrovi a girare vorticosamente, ogni volta più veloce.

Ma da brava surfista inizierai a cavalcare l’onda dei vestiti sporchi, e zigzagando tra mutande e calzini inspiegabilmente tutti spaiati ti troverai a sorridere davanti al primo rigatone che entra in bocca senza circumnavigare la tavola, a piangere di gioia ogni volta che una vocetta balbettante ripete a vanvera “mamma”, a sospirare sul divano mentre fissi la cosa più bella che hai fatto nella vita che pacificamente dorme tra le tue braccia.

E ti sembrerà sempre di non aver fatto abbastanza.

Ti capiterà di essere stanca, di essere triste, di sentire di non essere all’altezza del meraviglioso ruolo di madre che tanto hai voluto. Ma ogni mamma è speciale a modo suo, ogni essere umano lo è: non ci sono mamme perfette.

Siamo tutte meravigliosamente imperfette

Siamo tutte meravigliosamente imperfette, perché dall’essere madre non si finisce mai di imparare. Del resto la parola “imperfetto” nella sua etimologia significa proprio “non compiuto”, perché essere mamma è un processo in continuo divenire, un compimento che si perpetua per tutta la vita.

Capita di sbagliare, di dire cose che vorremmo cancellare un istante dopo che ci sono uscite dalla bocca, di piangere di gioia, di dolore, di preoccupazione confusa.

Di stare male nell’indecisione di quale sia la scelta migliore da fare.

Di sospirare, scegliendo l’opzione “meno peggio”.

Ognuna a modo suo trova un modo per rimettere insieme tutti i pezzi che non riconosce più. Tutti i pezzi che sembrano aver smesso di combaciare, tutte quelle cose in più che sono spuntate fuori e dentro di sé e che non sa dove collocare. Perché mettere al mondo un figlio è come partorire sé stesse.

Quando abbracci per la prima volta tuo figlio, una nuova donna è nata sulle radici di quella che eri fino a un minuto prima che iniziasse il travaglio.

Una nuova donna che non sapevi di essere e nella quale ti stai trasformando. E allora ti guardi allo specchio e non ti riconosci, provi a guardarti dentro e non sai più chi sei. Ti perdi nell’abbondanza di emozioni che la vita ti sta regalando e che ti scuotono come una bandiera al vento. Ed è prepotentemente bello e terribilmente sconcertante e così indescrivibile che finisci per tenerlo nascosto dentro. Finisci per pensare che sia una cosa che succede solo a te.

Perfino Dio si è riposato dopo la creazione. Perché tu non puoi concederti di accoccolarti un po’? Stai tranquilla e non avere fretta di tornare alla “normalità”. Il “prima” non esiste più. La farfalla non torna mai più crisalide e i frutti non tornano mai a essere fiori.

Perché noi dovremmo “tornare” come prima? Non siamo mai state tanto belle e portentose come dopo aver partorito. Possiamo solo incedere trionfanti verso il futuro.

Non ascoltare chi torna al lavoro, in palestra, al cinema, in forma, in linea o dove gli pare a tempo da record. Non è una gara a chi torna indietro, ma a chi sa andare avanti. Vince chi lascia andare le aspettative, chi smette di lottare contro quello che sente, chi non si lascia abbindolare da come pensava che sarebbe stato e non si lascia incatenare da come “dovrebbe essere” ma lascia che sia tutto esattamente come è. Perché è tutto perfetto: siamo noi a non essere abituate a questa perfezione.

Non si dorme. Non è vero. I bambini dormono in modo diverso, hanno risvegli più ravvicinati. Anche il tuo lo fa? Benissimo, vuol dire che è sano. E che devi riposare con lui anche di giorno. È il trucco che Madre Natura ha escogitato per farci stare più tempo possibile accanto ai nostri cuccioli. Perché è di questo che loro hanno bisogno. E di questo abbiamo bisogno noi.

Di abbassare la guardia, di toccare di nuovo quella fragilità sacra che solo un cucciolo può portare nella nostra esistenza. Di assaporare quel profumo di miracolo, quella percezione di quanto sia sottile la linea che separa la vita dalla morte. Questa consapevolezza ci terrorizza così tanto che cerchiamo di fuggirne. Cerchiamo una scusa per non ascoltarla, perché ci riporta all’essenziale verità che siamo solo di passaggio e che ogni nostro respiro è unico e irripetibile, che ogni nostro gesto, ogni decisione che prendiamo, lascia un segno indelebile su tutto quello che ci circonda. Questa responsabilità ci spaventa e ci spinge a cercare qualcuno a cui affidare le nostre scelte. Lo facciamo di continuo, lo facciamo ogni volta che invece di ascoltare quello che sentiamo, ci rifugiamo nei mille “si fa così” degli esperti.

L'errore più grande

Ma è l’errore più grande in cui possiamo inciampare.

Per essere madre oggi ci vuole coraggio. Il coraggio di seguire ogni giorno la strada dettata dal nostro cuore, piuttosto che percorrere ciecamente un sentiero già tracciato, fatto di luoghi comuni, di protocolli, di “se fanno tutti così, sarà la cosa giusta”.

Perché, se ti sei permessa di partorire, non puoi più mettere a tacere la scintilla divina che si è accesa in te.

La sua voce sarà un sottofondo perenne. Se lo ascolti diventa musica. Se lo ignori è un rumore assordante. Ogni volta che assecondi questa voce brilli di quella luce speciale che solo l’ascolto può donare. Siamo esseri perfetti nelle nostre imperfezioni. Solo che lo abbiamo dimenticato.

Viviamo in una realtà in cui non sono tollerate imperfezioni, non vengono accettate le differenze, tutto deve essere catalogato e standardizzato.

Basta pensare a cosa accade alla nascita.

La “normalità” in Italia prevede che un bambino appena uscito dal ventre della madre venga lavato, pesato, etichettato con un indice apgar e che venga esaminata la sua glicemia e catalogato il suo gruppo sanguigno. Sono cose realmente necessarie?

Visto che tutti gli altri cuccioli di mammifero (compresi gli umani di altre latitudini) ne fanno a meno direi che non sono cose essenziali.

Ma la maggior parte di noi dà per scontato che lo siano e le accetta passivamente senza riuscire a dar voce al proprio istinto che invece vorrebbe solo riposare, tenendo stretto a sé il frutto di tanto meticoloso lavoro e di ore di indelebile e appagata fatica.

Come siamo arrivati a tanta alienazione? Come spesso accade siamo vittime delle nostre stesse conquiste. Il modello industriale, che inizialmente ha migliorato la vita di folle di persone, ha preso il sopravvento e del buono che ha portato rimane ben poco.

Abbiamo iniziato a ragionare in termini di quantità invece che di qualità, ci concentriamo sulla nostra produttività piuttosto che sul nostro “essere presenti”, su quanto guadagniamo invece che su quanto stiamo perdendo della nostra felicità. E siamo così abituati a farlo che non ce ne accorgiamo quasi più.

Ma quando decidiamo di avere un bambino, qualcosa dentro di noi si ribella. A volte silenziosamente, a volte urlando.

Una vita che cresce dentro di noi porta con sé una nuova consapevolezza, porta domande scomode, verità ingombranti.

Porta tutto ciò che siamo stati abituati a evitare in questo tempo di cibi take away, di famiglie Mulino Bianco, di antidoti alle rughe, alla cellulite, ai capelli secchi…

Non siamo abituati alla cura, non siamo allenati alla pazienza, non riusciamo più ad apprezzare l’irripetibilità unica delle nostre imperfezioni, viviamo attraverso schermi di innumerevoli misure.

Non assaporiamo i momenti perché siamo troppo occupati a immortalarli.

Ma quando l’esperienza è dentro di te, non la puoi riprendere né fotografare. Sei in qualche modo costretto a farci i conti.

Diventare genitori è un’opportunità incredibile. Di crescere, di tornare bambini, di andare avanti camminando all’indietro, di rimettere tutto in gioco e ripartire.

È nascere una seconda volta. E poi una terza, una quarta…

Questo testo è estratto dal libro "Manifesto della Mamma Imperfetta".

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