SELF-HELP E PSICOLOGIA

Risveglia il tuo potere dell’intuizione con Human Matrix

Il Potere dell'intuizione e Human Matrix

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Gregg Braden e scopri come risvegliare intuizione ed empatia con l'evoluzione quantica.

Siamo programmati per la connessione

"Il solo tempo che sprechiamo è quello che passiamo a pensare di essere soli."
Mltch Albom (1958), autore e giornalista americano

Ti è mai capitato uno di quei momenti in cui all’improvviso ti senti tutt’uno con l’universo? Sei assorbito dalla routine quotidiana, quando di colpo ti senti in completa e assoluta armonia con la totalità della vita, con gli altri e con il mondo intero. Magari sei in auto fermo a un semaforo rosso, oppure stai guardando fuori dal finestrino in attesa che i tuoi figli escano da scuola.

A prescindere dallo scenario, di solito questa sensazione affiora dal profondo dell’anima quando non si è concentrati su nulla di particolare e la mente si perde nel vuoto. Magari avverti una sensazione fisica di calore, oppure ti viene la pelle d’oca sulle braccia o un prurito alla nuca. All’improvviso, è come se la cortina fra quei due mondi si squarciasse, permettendoti di visualizzare il senso della vita da una posizione privilegiata, di ricevere risposta a tutte le tue domande e di vedere chiaramente il percorso che devi seguire per realizzare il tuo destino.

E poi tutto d’un tratto, così com’era cominciato, l’incantesimo si spezza: il semaforo diventa verde e l’automobilista dietro di te t’incalza suonando il clacson. In un istante la chiarezza di pochi secondi prima svanisce, la tua attenzione viene assorbita dall’auto dietro che ti strombazza e dal dilemma di ciò che preparerai per cena. Non riesci proprio a capire dove sia finita quell’intuizione lampante sul senso della vita.

Connessione totale

La scena che ho descritto può sembrare un po’ esagerata, ma non lo è così tanto. Tutti noi abbiamo avuto momenti di chiarezza cristallina, in cui ci siamo sentiti “in estasi”. In quei momenti sentiamo che siamo proprio nel posto giusto, al momento giusto, in sintonia e armonia perfette con il mondo e soprattutto al di fuori del tempo perché non pensiamo a nulla. Ed è questo il punto: non appena iniziamo ad analizzare quell’esperienza, l’estasi svanisce. Il motivo è che, analizzando, passiamo dal cuore, la sede naturale della consapevolezza quando non pensiamo a niente, alla mente, che invece deve sforzarsi per mantenere la concentrazione.

Quell’estasi comporta un senso di connessione, sicurezza, fiducia, conoscenza universale e pace mentale. È uno stato naturale dell’essere che si definisce intuizione e che ha origine nel nostro cuore. L’intuizione del cuore supera la razionalità e la logica convenzionale del pensiero, perché attinge a una fonte più profonda e più antica del ragionamento astratto, eppure per molti è qualcosa di familiare. Pensandoci bene questa familiarità non sorprende. L’intuizione è il linguaggio interiore che il nostro corpo utilizza per comunicare fin dalla nascita. Prima ancora di imparare a esprimerci con la voce, sentiamo con le cellule, perciò è logico che questa forma di comunicazione primaria - la sensazione intuitiva - sia il linguaggio che il corpo utilizza per comunicare messaggi vitali sulla fiducia, la sicurezza e la sopravvivenza.

Gli esempi precedenti di momenti in cui ci sentiamo naturalmente e involontariamente in armonia e in comunione con il tutto, pur non facendo nulla di particolare, illustrano un particolare tipo di intuizione. Si tratta dell’intuizione spontanea che si manifesta inaspettatamente e altrettanto inaspettatamente svanisce, di solito cogliendoci impreparati. Ma è possibile attivare volontariamente e a comando questa forma di intuizione potente e profonda, quando ne abbiamo più bisogno, e in che modo?

L'impulso a connetterci e a comunicare con gli altri

A volte i lampi d’intuizione spontanea si manifestano in modi semplici, come quando prendiamo il telefono per chiamare un amico o un parente e scopriamo che è già in linea perché ci sta chiamando lui. C’è stato un periodo della mia vita in cui avevo questo tipo di intuizione con mia madre, in occasione del rito della telefonata domenicale. Ovunque mi trovassi, facevo tutto il possibile per chiamarla, sapere cosa le fosse successo durante la settimana e raccontarle di me.

Dopo il divorzio da mio padre alla metà degli anni Sessanta, mia madre scelse di vivere da sola. I nostri incontri personali diventarono rari e sporadici, perciò era la telefonata domenicale a mantenerci in contatto.

In quelle occasioni si verificava spesso un misterioso fenomeno che illustra il tipo di intuizione di cui parlo. Quando sollevavo la cornetta, sentivo la sua voce prima ancora che il telefono squillasse.

“Ciao” diceva lei, “sono la mamma.”

“Lo so” rispondevo. “Stavo per comporre il tuo numero, ma tu sei già all’apparecchio.”

In verità, lei era più divertita che sorpresa.

“Vedi” commentava, “siamo connessi psichicamente! La nostra percezione extrasensoriale oggi funziona.”

Ridevamo di gusto ed era sempre un bel modo di cominciare la nostra conversazione settimanale. Se racconto questa storia c’è un motivo. La sintonia tra due persone che rende possibile una telefonata simultanea di quel tipo non è frutto di un pensiero consapevole; non è come scrivere sull’agenda di telefonare in un dato giorno a una data ora. In realtà è quasi impossibile creare consciamente una connessione così profonda. Il processo mentale di stabilire dove e quando effettuare la telefonata crea un’interferenza che impedisce il libero manifestarsi della connessione intuitiva.

Nel preciso istante in cui prendo il telefono per chiamare la mamma, reagisco a uno stimolo inconscio. Più che un pensiero, è la sensazione che proprio quello sia il momento giusto per chiamare. Sono assorto nella normale routine quotidiana quando all’improvviso avverto l’impulso irrefrenabile di telefonare in quel preciso istante. E proprio perché rispondo a un istinto non mi meraviglia che spesso lei sia già in linea. L’intuizione che mi spinge a chiamare in quel momento corrisponde all’intuizione di mia madre, la quale sente che stiamo per metterci in contatto. Se pensassi alla telefonata e la facessi un secondo prima o un secondo dopo, perderei l’attimo e non entrerei in sintonia intuitiva.

Considerando le esperienze intuitive della vita, emergono quasi subito due temi universali:

  • generalmente, l’impulso a connettersi con qualcuno non è un pensiero consapevole;
  • l’impulso reciproco che ci porta a connetterci l’un l’altro si manifesta spontaneamente, quando meno ce l’aspettiamo.

Intuizione o istinto?

Quando viviamo momenti di connessione intuitiva profonda - come l’ispirazione che ci viene a un semaforo rosso o la simultaneità telefonica che avevo io con mia madre - che finiscono di colpo così come erano iniziati, ci viene spontaneo chiederci se ci capiteranno ancora ed eventualmente quando. Dobbiamo aspettare che l’universo ci mandi ispirazione proprio quando ne abbiamo bisogno, o possiamo fare qualcosa di più? Abbiamo in qualche modo la possibilità di attivare la connessione intuitiva quando lo desideriamo?

Belle domande! Le risposte dipendono da come viviamo l’intuizione nella nostra esperienza soggettiva. Ma cominciamo dall’inizio, visto che alla parola intuizione vengono attribuiti significati diversi. Che cos’è l’intuizione e come si manifesta nella nostra vita?

L’intuizione è una forma di conoscenza diretta che deriva dal modo in cui riceviamo le percezioni sensoriali, consce e inconsce. Come ho già detto, non è basata sul pensiero razionale, ma è una valutazione inconscia del momento presente, basata su fattori che possono includere la praticità, l’esperienza personale, i sensi fisici e anche l’istinto, che ci dà un tipo di consapevolezza non elaborata razionalmente. Grazie all’intuizione possiamo attingere a questi fattori ed elaborarli rapidamente senza neanche pensarci.

Questa consapevolezza a volte viene definita la bussola dell’anima, perché ci aiuta a capire che cosa sia giusto e vero in un certo momento.

L’autore americano Dean Koontz lo riassume molto bene in questa frase: “Intuire significa vedere con l’anima.”

Tra l’intuizione e il fenomeno correlato dell’istinto c’è una differenza. L’istinto è il canale che la natura utilizza per dirci rapidamente che cosa ci sia più utile e come ci convenga agire in un certo momento, attivando reazioni che sono preimpostate o “programmate” nel nostro subconscio. Gli istinti si basano su esperienze del passato, che possono essere state frutto sia della nostra storia individuale, sia del passato collettivo dei nostri antenati e delle loro reazioni in situazioni analoghe. Quando un’esperienza è vissuta molte volte da molte persone, si radica profondamente nell’inconscio collettivo.

Ne è un esempio l’innata paura del bambino di perdersi in un supermercato, anche solo per pochi istanti, mentre la madre o il padre si allontana per prendere un pacco di spaghetti. Nei pochi secondi in cui si guarda intorno accorgendosi che il genitore non c’è ed è rimasto da solo, il più delle volte il bambino ha una reazione prevedibile: piange disperato o grida spaventato.

Questo esempio è eloquente: il bambino potrebbe percepire pericoli molto reali, anche se non ha mai avuto esperienze negative che giustifichino le sue paure. Quando si verificano situazioni di questo genere, la paura è quasi sempre istintiva.

Le nostre reazioni istintive si basano sull’esperienza collettiva vissuta da innumerevoli persone nel corso di molte generazioni. Per questo sentiamo che è più sicuro stare insieme agli altri in un ambiente familiare che trovarci da soli in un ambiente estraneo. La paura del bambino è un istinto primario collettivo, che agisce a livello subconscio per garantire la sua sicurezza e la sua sopravvivenza.

Di solito l’istinto non tiene conto di fattori come le esperienze soggettive e le conoscenze personali che possono influenzare le reazioni inconsce. L’istinto può dirci, per esempio, che dobbiamo stare in guardia e difenderci da amici o colleghi che a nostro avviso ci hanno criticati. Che la minaccia percepita sia stata originata dalla lancia brandita da un intruso che fece irruzione nella nostra caverna diecimila anni fa, o dalle aspre critiche espresse da un nostro conoscente, l’istinto è lo stesso: quando ci sentiamo aggrediti, reagiamo rapidamente e con forza per difenderci. Tuttavia, nella stessa circostanza l’intuizione può suggerirci una reazione più sobria e misurata.

L’intuizione valuta infatti altri fattori oltre agli istinti innati, per cui ci consente di reagire in modo più ponderato e meno impulsivo. Per esempio, tiene conto dei nostri trascorsi con la persona che ci sta criticando, sa che quella persona tiene sinceramente a noi e che quello che abbiamo percepito come un attacco personale voleva essere una critica costruttiva. In tali circostanze, l’istinto difensivo è ancora presente ma la saggezza intuitiva ammorbidisce la nostra reazione. Possiamo far capire al nostro amico o collega che ci sentiamo feriti dalle sue critiche, ma senza contrattaccare in modo violento. La capacità di adeguare la nostra reazione alle circostanze ci consente di non rovinare in maniera irreparabile i rapporti con quella persona.

L’intuizione è una valutazione in tempo reale che si basa su esperienze personali del passato, stimoli sensoriali e intelligenza pratica, mentre l’istinto è un meccanismo di sopravvivenza programmato nel nostro inconscio.

Riconosciamo la differenza

Anche se non ricordiamo le reazioni che avevamo da bambini quando restavamo da soli, da adulti ci troviamo spesso in situazioni in cui l’istinto ci dice che qualcosa non va e che siamo in pericolo. La sensazione d’inquietudine che proviamo quando percorriamo una strada buia all'una di notte in un quartiere che non conosciamo ne è un perfetto esempio. Anche se personalmente non abbiamo mai avuto una brutta esperienza in una strada buia a notte fonda, altri l’hanno avuta. Oltre che da ciò che abbiamo sentito dire su una specifica strada o zona della città, la nostra paura istintiva deriva per lo più da una reazione inconscia basata su esperienze accumulate da innumerevoli persone che per centinaia di generazioni hanno percorso strade buie a notte fonda.

Così come si spaventa il bambino che si ritrova da solo in un luogo sconosciuto, anche noi siamo inquieti nel percorrere strade buie perché a molti prima di noi sono capitate delle disavventure. Nella totale oscurità, quando c’è poca gente per strada, per esempio, è più facile essere sorpresi da eventuali malintenzionati. Perciò in tali situazioni l’istinto si risveglia ricordandoci le esperienze collettive e preparandoci alla possibilità di subire un’esperienza negativa.

Faccio questa distinzione tra intuizione e istinto perché l’intuizione si manifesta in modo diverso. Quando subentra all’istinto, l’intuizione, invece di farci reagire esclusivamente in base all’accumulo delle esperienze passate, ci segnala ciò che è vero nel momento presente e lo fa rapidamente, in tempo reale, perché non ha bisogno di analizzare tutte le esperienze collettive avvenute nelle strade buie o gli ultimi articoli di cronaca sui delitti locali. L’intuizione parte dal cuore, anzi dal piccolo cervello che abbiamo nel cuore e che è costituito da un gruppo di cellule specializzate che pensano, sentono e ricordano indipendentemente dal cervello vero e proprio e dall’istinto viscerale.

Gli istinti e le reazioni intuitive a volte possono contraddirsi a vicenda, perciò è facile andare in confusione quando ci portano in direzioni diverse. Se l’istinto ci dice che l’oscurità della strada che percorriamo ci mette in pericolo, il cuore può dirci che su questa particolare strada, in questo momento specifico, siamo al sicuro. E quindi che cosa facciamo in questo caso? Come facciamo a distinguere la voce dei visceri dalla voce del cuore e a decidere quale delle due seguire?

Tutti proviamo istinti e intuizioni quasi quotidianamente, ma se impariamo a distinguerli e a conciliarli nella vita, impariamo anche a controllarli molto meglio. Ma prima dobbiamo capire con chiarezza da dove nasca l’intuizione.

L'occhio del cuore

In parte io ho origini cherokee, un popolo nativo del Nord America che viveva nei territori sudorientali degli attuali Stati Uniti. Nella lingua cherokee, per definire l’intuizione che è presente in ognuno di noi al di là della logica e della ragione esiste un termine specifico: chante ishta. Così come la parola sanscrita prana non ha un equivalente nelle lingue occidentali e può essere solo tradotta approssimativamente con “forza vitale”, non ne esiste una traduzione precisa. Grosso modo significa: “singolo occhio del cuore” o “occhio unico del cuore”.

Chante ishta è l’informazione che arriva dalla saggezza naturale del cuore. Un altro modo di spiegare il concetto è che l’intuizione è una conoscenza resa possibile dalle cellule specializzate che formano il piccolo cervello del cuore. Le nostre cellule cardiache sono programmate per sentire il momento presente e informarci sul contesto immediato.

Il cervello della testa può essere in grado di recepire i messaggi delle cellule cardiache e reagire di conseguenza, ma non è indispensabile.

Noi abbiamo la capacità di ascoltare la saggezza del cuore indipendentemente dal cervello della testa o dalle reazioni istintive e apprese. L’importante è evitare di filtrare le informazioni che riceviamo dal cuore attraverso gli istinti che si sono accumulati nel subconscio. La saggezza del cuore è preziosa perché ci offre una visione chiara delle azioni delle persone, degli eventi della vita e delle situazioni; una visione che va oltre i giudizi, negativi o positivi che siano, oltre i preconcetti e oltre la paura.

Usiamo questo potere con il buon senso

Il cuore non conosce né le regole dell’etichetta, né le leggi. Non sa che cosa sia giusto o sbagliato in una certa cultura, società o situazione politica. L’occhio del cuore sa solo ciò che è vero per noi in un determinato momento; è un punto di riferimento quando siamo disorientati e non abbiamo nessuno a cui rivolgerci quando dobbiamo compiere una scelta difficile. La saggezza del cuore ci fa un resoconto della nostra situazione immediata senza censure, senza filtri e senza preconcetti.

Detto questo, qualsiasi potere comporta una responsabilità. Per quanto riguarda il potere che ci deriva dalla saggezza del cuore, è nostra responsabilità usarlo con saggezza e buon senso, a nostro vantaggio ma senza nuocere ad altri. L’intuizione può essere una guida preziosa nella vita, ma non è un manuale di istruzioni da seguire rigorosamente.

Spetta a noi applicare con saggezza i messaggi del cuore e usare l’intuito in modo corretto, responsabile e adeguato alle circostanze del momento.

Data di Pubblicazione: 13 settembre 2018


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