La Rivoluzione Finanziaria - Marco Della Luna
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La Rivoluzione Finanziaria

Oltre l'Agonia - Anteprima del libro di Marco Della Luna

La Rivoluzione

Questo libro parla di dottrine economiche elaborate per legittimare riforme politiche e una diversa suddivisione dei redditi tra capitale e lavoro. Parla di due grandi processi in corso: la strategia finanziaria speculativa, liberista (ma è il falso liberismo dell'imperante scuola di Chicago, non quello di Von Mises e Von Hayek), che mira al profitto di breve termine attraverso ampie e frequenti oscillazioni, quindi attraverso le crisi, che essa chiaramente preordina e scarica sulla gente usando le istituzioni politiche; e attraverso un'ingegneria sociale di lungo termine, che mira alla concentrazione del potere in forma autocratica e irresponsabile sopra una società globale amorfo-passiva. La prima strategia, con i suoi effetti disgreganti sulle solidarietà e sulle identità, dissoda il terreno per l'avanzata della seconda.

Parla di strumenti, di strutture, di pianificazioni, di processi storici, di ordinamenti, relativi all'acquisizione e all'esercizio del potere, con particolare attenzione all'attuale fase storica, caratterizzata da una specifica costellazione di grandi rivoluzioni in atto:

a) Dalla centralizzazione su scala globale del potere decisionale e operativo reale in pochi organismi autocratici e insindacabili, che deliberano autoreferenzialmente a porte chiuse sulle grandi scelte, le grandi riforme e sulle regole per le nazioni, disponendo in autonomia delle leve finanziarie - sicché i fatti dimostrano utopistica l'idea di un possibile potere politico regolatore al di sopra degli interessi forti e del mercato: il potere politico non impedisce il massiccio ricorso alle esternalità, ossia allo scarico sulla gente e sull'ambiente dei "danni collaterali" del business - e addirittura permette, per dirne solo una, che l'industria alimentare lucri producendo espressamente per i bambini una completa gamma di dolciumi e bevande notoriamente obesizzanti, diabetizzanti e neurotossici, che preparano una clientela fissa per l'industria farmaceutica; similmente lascia che l'industria finanziaria smerci alla popolazione generale i suoi prodotti tossici.

b) Dalla privatizzazione degli Stati e delle repubbliche (sempre più orientati nelle loro politiche dai "mercati" anziché dai o ai popoli, e sempre più governati da personaggi provenienti e imposti dalle grandi banche globali), che quindi cessano di essere tali e di essere legittimati all'esercizio del potere, come si dirà; e - si badi bene - i mercati che dirigono la politica non sono più quelli classici dell'economia reale, cioè della produzione, del consumo, dell'occupazione, della distribuzione del benessere (in cui si guadagna aumentando la produzione e il consumo, quindi gli operatori hanno interesse alla stabilità e alla crescita e a porre fine alle crisi); sono bensì quelli finanziari (i cui operatori lucrano con la speculazione finanziaria e con le bolle, cioè sulle forti oscillazioni, socialmente devastanti, senza produrre e distribuire ricchezza reale, che si concentra sempre più).

c) Dal fatto che il produrre e distribuire crescente benessere reale per ottenere consenso e coesione sociale non è più necessario al potere costituito, perché l'ottemperanza (compliance, obbedienza) sociale viene ormai ottenuta direttamente con la potenza tecnico-amministrativa (vedi punto e); onde viene meno la classica dialettica tra modelli di sviluppo (cioè modello socialista contro modello capitalista) perché viene meno lo stesso sviluppo, e con esso il progresso, sia economico che civile che sociale, in quanto non più necessario al funzionamento dell'apparato del potere. Oggi, piuttosto, dovremmo parlare di modelli e scenari alternativi di declino nel regresso.

d) Dal fatto che, per il funzionamento del potere, i singoli popoli (le masse) e i loro territori sono divenuti superflui, intercambiabili, dunque sacrificabili (v. il mio saggio Oligarchia per popoli superflui: l'ingegneria sociale della decrescita infelice) per effetto dell'evoluzione e smaterializzazione dei processi e degli strumenti del profitto e del potere nonché dell'esaurimento del ruolo portante della crescita dell'economia produttiva nel passaggio a quella finanziaria improduttiva. La robotizzazione e l'informatizzazione da una parte, la globalizzazione dall'altra (cioè la libera circolazione dei capitali e delle imprese alla ricerca del lavoro a basso costo), stanno rendendo inevitabilmente superflue crescenti masse di lavoratori (soprattutto i non giovani), precari gli impieghi, calanti i salari. Il lavoro è sempre meno richiesto; i lavoratori di livello medio e basso sono sempre più sostituiti dall'automazione e dai computer, ma lo stesso accade anche a quelli di livello superiore. Ogni robot introdotto riduce l'occupazione netta di 6,2 unità mediamente. I fatti hanno dimostrato falsa la promessa che la tecnica e la globalizzazione avrebbero creato altrettanti nuovi impieghi per quelli che avrebbero estintoì. Per tutti i suddetti fattori, i popoli hanno perduto quasi tutta la forza di contrattazione con la classe dominante; conseguentemente, la loro condizione giuridica, economica e morale sta radicalmente peggiorando: perdono costantemente diritti politici ed economici, come cittadini, elettori, lavoratori, pensionati, malati... a dispetto del parziale mantenimento delle forme giuridiche di democrazia, libertà e dignità.

e) Dal fatto che il potere costituito, dopo una fase in cui ha affidato il controllo, l'irreggimentazione e lo sfruttamento del corpo sociale a strumenti propagandistici e finanziari che agiscono indirettamente sulle persone e sulla società, cioè condizionando la loro comprensione della realtà e la loro condotta economica pubblica (politica) e privata, sta iniziando una fase in cui esso agisce influenzando direttamente la vita e la biologia delle persone attraverso i nuovi strumenti tecnologici (biochimici, elettronici, elettromagnetici, ingegneria genetica, impianti di microchip, smart dust). Farmaci e cibi geneticamente modificati non si limitano a influenzare la fisiologia e lo sviluppo, soprattutto se raggiungono gli embrioni, ma mutano il DNA umano. Si avvera il sogno del geneale Wolff, il comandante della Stasi: non è più necessario convincere metà della popolazione a sorvegliare l'altra metà perché lo fanno i computer. E non è quasi più necessario ricorrere alla forza per ottenere l'ottemperanza della gente: i comportamenti desiderati possono essere indotti per suggestione o limitazione mentale o manipolazione neurofisiologica (non solo contingente, ma anche strutturante, neuroplastica6, come descritta da Doidge). L'attuale sistema educativo e didattico, rispetto a quello durato fino a qualche decennio fa, è congegnato in modo da non sviluppare facoltà cognitive e metacognitive, quali l'attenzione sostenuta, la memorizzazione, il compendiare e in genere l'autodominio, la capacità di imporsi qualcosa di non gratificante e di contenere gli impulsi differendo le gratificazioni e sopportando le frustrazioni. È congegnato per produrre persone passive, deboli, dipendenti, condizionabili, incapaci di opporsi e reagire. Il non aver bisogno di usare la forza per mantenere il dominio sociale rende la dominazione meno percepibile, abbassa il rischio che la gente reagisca, ma anche che capisca. Il cittadino delle "democrazie" liberiste reali è l'opposto di quel che dovrebbe essere per la teoria liberale, ossia è completamente passivizzato e impotente, salvo che si ribelli alle regole, rispetto alle pretese del fisco, ai tagli dei servizi, a chi decide i prezzi dei beni, le tariffe dei servizi, le condizioni di lavoro, la rischiosità delle banche, i dogmi e recinti culturali, per non parlare delle politiche economiche. Ma se denuncia il sistema, è un estremista, o perlomeno un populista.

Culto del calcolo e declino della civiltà

Le regole della società finanziarizzata - la quale tuttavia non è la peggior forma possibile di società - ruotano intorno a due (mendaci) assiomi cardinali, su cui è eretto un vero "culto del calcolo" (ragionieristico) assieme a tutta la teologia monetaria, ossia la dottrina dei vincoli di bilancio e dell'utilità di attrarre gli investimenti stranieri.

Il primo assioma è quello che i mercati (finanziari) siano ottimizzanti, cioè che distribuiscano nel modo migliore possibile le risorse e i redditi, nonché efficienti, cioè che tendano a equilibrarsi, prevenire o superare le crisi, massimizzare la produzione, mentre nei fatti avviene il contrario.

Il secondo, molto più importante, è quello della scarsità della moneta: la moneta deve venir trattata come se fosse costosa da produrre e se la sua disponibilità fosse oggettivamente limitata (e che quindi la moneta potesse mancare), anche se ambedue questi assunti sono falsi, dato che la moneta, oggi, non rappresenta un bene dotato di valore, bensì è un mero simbolo recante un numero, esente da costi di produzione e da limiti di disponibilità, esattamente come le lettere che sto usando per scrivere questo libro. Si presti attenzione: il predetto mendace postulato serve a giustificare la duplice pretesa del capitalista finanziario (del Geldgeber, cioè datore di denaro): a) di farsi pagare al valore nominale e con denaro frutto di lavoro i simboli monetari che mette a disposizione dei produttori di ricchezza reale, fino ad assorbire tutto il margine di utile; b) di dirigere la politica e la riforma sociale a sua tutela e convenienza, imponendo tra l'altro la sotto-occupazione, l'abbattimento delle pensioni e il taglio degli investimenti, al preteso fine di far quadrare i bilanci, come presto si spiegherà.

L'imposizione graduale, ma forzata, ai popoli di un modello economico disfunzionale e controproducente, basato su postulati falsi, mistificatori - imposizione che è il Leitmotiv della politica soprattutto nell'Unione europea (UE) e ancor più in Italia - serve il vero fine, che è rafforzare il privilegio e il potere dei Geldgeber ("datori di denaro"), ossia degli improduttivi monopolisti della creazione del capitale finanziario, a spese della popolazione generale. È questa la sottaciuta funzione dei vincoli di bilancio, del far quadrare i conti a tutti i costi. Però la quadratura, con questo metodo, riesce sulla carta e per un paio di anni; poi, soprattutto se salgono i tassi, salta, perché la supertassazione e i tagli a investimenti, stipendi e pensioni si traducono presto in recessione, in peggioramento del rapporto PIL/deficit e del rating, come pure in fuga di imprese. E nei prossimi anni questi effetti indesiderati sono destinati a esplodere. Ma naturalmente per i ministeri-chiave si troverà sempre qualche pseudo-economista imbecille o in malafede che abbracci il falso modello economico e si sforzi di imporlo a dispetto dei suoi nocivi risultati. In realtà, come si dirà, la fisiologia di un sistema finanziario a moneta simbolica è completamente diversa, ha un altro paradigma rispetto a quello preteso dall'assioma della scarsità monetaria.

In secondo luogo, tali effetti discendono dalla logica finanziaria dei bilanci, del rating, della borsa8, quindi dalla caccia al profitto di breve termine, determinato dal budget; e mirano a conformare l'organizzazione e i rapporti, sia tra colleghi di lavoro che col pubblico, allo spirito competitivo e commerciale, in cui ciascuno deve stare sempre in guardia e viene contrastata la formazione di gruppi solidali tra colleghi, perché limiterebbero il potere manipolatorio da parte della direzione. Con questo viene eliminato uno dei due principali e ancestrali pilastri dell'uomo, della sua sopravvivenza, della sua capacità auto-normativa, ossia lo spirito di gruppo. Famose agenzie hanno ristrutturato in questo senso la prassi di banche e altre grandi aziende private e pubbliche, insegnando che il cliente va "processato" (processed), cioè lavorato per estrarne il massimo ricavo nel minimo tempo, e così pure il collaboratore. Questo lavoro è stato la precondizione delle maxitruffe bancarie degli ultimi vent'anni. Sono stati introdotti tutto un linguaggio e tutto un repertorio di concetti esprimenti e inculcanti le categorie del commercio anche in servizi pubblici essenziali e di rapporti umani. Questa logica, privilegiando la riscattabilità occupazionale, scoraggia i progetti e gli impegni di lungo termine (come gli investimenti nella formazione del personale e nella costruzione di rapporti umani solidali, fiduciari tra colleghi, coi superiori e coi clienti). Sono state create le premesse per rendere conveniente la sostituzione del lavoratore dequalificato, o tecnologicamente obsoleto, con l'automa.

Il metodo decisionale contabile-finanziario

Il metodo decisionale contabile-finanziario pone fuori gioco due fondamentali moderatori e moralizzatori del comportamento decisionale, che tendono a impedire che l'uomo tratti l'uomo come cosa, come mero strumento: pone fuori gioco l'empatia, perché esso fa decidere in base ai numeri, e la coscienza morale, perché questa è superata dalla credenza che i mercati e i criteri contabili debbano essere obbediti necessaria mente (per evitare il peggio). La cultura del culto del calcolo è l'opposto della cultura animista: nella cultura animista ad ogni cosa è riconosciuta un'anima; in quella del calcolo, a nessuna. È il regno della quantità pura.

La ricerca scientifica sperimentale ha accertato che i giudizi e le decisioni morali, cioè quelli che tengono conto del bene e del male altrui, che ci trattengono dal trattare (o dal trattare fino in fondo) gli altri come cose, che ci trattengono dall'infliggere gravi ed estesi tormenti, derivano dal combinato di emozioni e intuizioni (quindi David Hume aveva visto giusto, e Platone meno) rapportabili allo spirito di gruppo, non da una funzione razionale che deduca o inferisca che cosa sia bene o male in base a verità o teoremi logici, e da cui conseguano condotte morali. Che una cosa sia bene o male, noi lo sentiamo, non lo deduciamo, perlopiù. La moralità e i valori non si possono acquisire, e non si acquisiscono studiando, ragionando o leggendo tabelle di principi. Perciò, un sistema decisionale come quello numerico-contabile sopra descritto, proprio del mondo dominato dal capitalismo finanziario, tagliando fuori emozioni e intuizioni, taglia pure fuori, sopraffà, il fattore morale, la coscienza morale e i suoi scrupoli, il loro feedback emotivo sui decisori, soprattutto sui grandi decisori strategici, sui governanti. Taglia fuori ciò che può trattenere essi o i loro collaboratori dal portare avanti certe strategie, certi metodi di gestione, che saranno implementati dall'apparato tecnologico super potente di cui dispongono. Il che suggerisce che un mondo così governato si dirigerà verso la catastrofe, se si può trasporre nel sistema-mondo ciò che si osserva nei pazienti che non hanno, o hanno perso, le loro risposte emotive endogene (per anomalie congenite o per gravi lesioni alle strutture cerebrali deputate alla vita emotiva). Tali pazienti, infatti, pur conservando un normale raziocinio, prendono, una dopo l'altra, decisioni inopportune per se stessi sul piano pratico, e anche disastrosamente sbagliate.

La ragioneria, ossia la tecnica che guida e giustifica le decisioni di politica economica nel regime di capitalismo finanziario, è idonea e indispensabile per analizzare e per comparare modelli alternativi di organizzazione economica e di allocazione di valori di scambio e di risorse limitate e numericamente misurabili, così come i loro flussi. In questa seconda funzione, se applicata non alle singole aziende ma alla macroeconomia, alla dimensione nazionale o internazionale, essa diviene ingannevole, in quanto la principale risorsa in questione, quella di cui essa si occupa, cioè la moneta-simbolo, in ambito macroecono mico (diversamente che nell'ambito aziendale o familiare) è limitata non oggettivamente, bensì solo per finzione e volontà politiche, perché l'ambito macroeconomico crea la moneta dal nulla per scelta e atto politico. Invero, il limite alla creazione-disponibilità di moneta viene tolto laddove serve a chi detiene le leve del potere per stabilizzare il suo apparato: vedasi il quantitative easing, il «whatever it takes» di Mario Draghi, che fanno comparire dal nulla quantità apparentemente illimitate di moneta a sostegno dei mercati speculativi, mentre lasciano i popoli ad affondare nella disoccupazione e nella povertà.

Non voglio con ciò dire che il denaro andrebbe creato senza vincoli quantitativi, ma che i vincoli della sua erogazione dovrebbero essere primariamente qualitativi, nel senso che si debba e possa creare tutto e solo il denaro che si può impiegare bene, cioè utilmente e sostenibilmente (individuare il "bene" è compito delle scienze applicate). L'imporre un vincolo quantitativo in luogo di quello qualitativo può semplificare apparentemente e superficialmente la gestione bancarizzata e centralizzata delle nazioni nel breve e medio termine, e soprattutto può permettere e legittimare (o celare) la loro depredazione da parte del potere bancario divenuto sovrano della regolazione monetaria; però sta producendo un crescendo di effetti perniciosi e destabilizzanti di ampiezza crescente.

Inoltre, la ragioneria è capace di analizzare le possibili scelte di come usare i mezzi disponibili per raggiungere un dato scopo, ma non è idonea a decidere che scopi si debba perseguire, né chi debba decidere, né chi debba beneficiare delle decisioni o che ordine di priorità abbiano i vari scopi. Ancora meno è capace di far nascere gli scopi nel sentire collettivo. Ci ha provato con due suoi artefatti, ossia l'europeismo e l'euro, ma non ci riesce, perché questi artefatti, passato il tempo degli idealismi iniziali, sul piano della realtà appaiono essere della medesima natura contabile-finanziaria della loro creatrice; appaiono fasulli, quindi non infondono più speranza, fiducia, motivazione; e al contempo, attraverso le conseguenze deleterie della loro applicazione, si manifesta la falsità dei due assiomi cardinali predetti, su cui si basano le politiche dell'UE (e non solo), ossia l'efficienza dei mercati e la scarsità oggettiva della moneta. Per giunta, l'europeismo si appalesa come coincidente col mondialismo, col villaggio globale; quindi, in realtà nega la sua propria essenza e specificità europee, e si traduce in un amorfo liberismo globale del mercato. Nel regime di capitalismo finanziario, gli scopi, i decisori e i beneficiari si nascondono dietro il concetto di "libero mercato" e la sua invisibile mano. Questi sono temi che si fa di tutto per non portare al dibattito pubblico, per lasciarli impliciti, come se si trattasse di cose che vengano imposte da fattori impersonali e spontanei con cui non si deve interferire.

Come si diceva, il metodo ragionieristico-finanziario, che è basato sul calcolo dei valori numerici di scambio astratti o attesi, divenendo guida suprema della politica, per sua natura vede e tratta tutto e tutti come merce e prezzo, disconoscendo ogni altra dimensione dell'uomo. Esso sta delegittimando, svuotando ed eliminando ogni valore normativo che non entri nei suoi calcoli, quindi anche i valori morali, non utilitari, metafisici, sacrali, con le connesse pratiche cultuali di gruppo, che (a prescindere dalla loro fondatezza oggettiva) costituiscono, sul piano soggettivo, motivazionale e dinamico, un fattore indispensabile per la vitalità del consorzio sociale, per le grandi iniziative di una nazione non decadente: il legame, l'identità condivisa e l'etica della società, nonché la fonte dei suoi fini, dei suoi ideali, della sua progettualità. E il metodo ragionieristico-finanziario, o budgetario, sta già risultando insufficiente e inidoneo ad assicurare la coesione e al governo della società, sicché questi andranno prodotti con altri mezzi. Vedremo quali.

Altrimenti detto: un consorzio sociale non è vitale né coeso se è guidato, anche politicamente e culturalmente, dalla tecnica di allocazione dei mezzi (monetari o in generale economici) che esso usa e dalle persone che dispongono di essi; ha necessità innanzitutto di visions, anzi di veri e propri miti (sì, di miti), di obiettivi e valori che siano spontanei e vitali nella popolazione. Quando questa dimensione emotiva e finalistica viene svuotata dal dominio esclusivo ed escludente della tecnica di allocazione dei mezzi, quando questo dominio le toglie la valenza di guida collettiva, di orizzonte di lungo termine (oltre quello dei bilanci annuali), quando la gente assimila che ciò che vale è il calcolo, quando per legittimare le scelte politiche si ricorre al culto del calcolo, allora essa perde la capacità di portare i singoli oltre il loro interesse egoistico particolare e oltre il breve termine, a rispettare regole di correttezza civica, a coordinarsi tra loro per scopi e beni comuni, per sacrifici e progetti a beneficio di generazioni future; perde la capacità di far sentire quanto dulce et decorum est pro patria mori, o (più modestamente e quotidianamente) di chiedersi non che cosa la patria possa fare per noi ma che cosa noi possiamo fare per essa; conseguentemente, il consorzio sociale si dissolve su tutti i piani assieme alla capacità di fare politica vera (questo punto verrà documentato e approfondito nel proseguimento). L'assenza di scarsità oggettiva del denaro confuta come errato il culto del calcolo e può risparmiarci, perciò, i suoi danni economici e morali.

Questo testo è estratto dal libro "Oltre l'Agonia".

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