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Il Sacro 6 - Anteprima del libro di JB Glossinger

Cambio di direzione

Cambio di direzione

E un giorno come un altro. Siedo sulla mia poltrona girevole di fronte alla vecchia scrivania in acciaio che, in qualche modo, è sopravvissuta al crollo economico degli anni Settanta.

L’ufficio è gelido come sempre e odora di ciambelle stantie. Ho rinunciato da tempo a guardare attraverso l’unica, minuscola, finestra della stanza; preferisco fissare il muro grigio di fronte a me.

Devo uscire di qui. Ma come ci sono finito?

Quando ero più giovane avevo molti sogni. Sentivo una forte vocazione interiore che mi diceva che avrei potuto realizzare quasi tutto quello che desideravo. Era un’energia: qualcosa di vivo dentro di me. Ero pieno di gioia e sempre alla ricerca di modi per trasmettere la mia felicità agli altri.

Mio padre e mia madre divorziarono quando ero piccolo. Avevo talmente pochi anni che neanche mi ricordo che siano mai stati sposati.

Mio padre era un anticonformista. Tentò di avviare diverse attività imprenditoriali, ma in tasca non aveva mai più di qualche soldo. Ogni volta che lo incontravo mi allungava venti dollari che io spendevo subito al negozio di giocattoli.

Mia madre invece lavorava sodo per allevarmi e alla fine incontrò un uomo meraviglioso che diventò il mio patrigno. Entrambi erano operai. Mia madre era impiegata nella produzione di motori per l’aviazione e dedicò alla fabbrica tutto il proprio tempo. Il mio patrigno riuscì a farsi strada e da semplice fattorino passò a lavorare nelfamministrazione. Era un grande uomo, malgrado la sua formazione militare lo rendesse rigido in ogni situazione. Una lezione che imparai da lui è che ogni cosa ha un proprio posto, e che dovevo sempre rimettere tutto in ordine. Nel mio personale mondo creativo, però, non rimettevo mai nulla in ordine. Per via di questa sua rigidità non abbiamo mai visto le cose allo stesso modo, ma riuscì comunque a trasmettermi la disciplina di cui avevo bisogno.

Grazie al rapporto

Grazie al rapporto con i miei genitori ho acquisito quelle capacità di vendita che mi sono state molto utili nel corso della vita. Provavo sempre a manipolare mio padre, mia madre e il mio patrigno per avere un po’ di denaro, le chiavi dell’auto e un coprifuoco più elastico. Conclusi alcuni dei miei migliori affari prima di compiere i diciotto anni.

Le mie capacità di vendita, però, non servirono a molto quando andai a scuola. La scuola per me era noiosa e non riuscivo mai a rimanere fermo e seduto. Se stavo attento ottenevo buoni voti, ma accadeva di rado. A ogni colloquio con i genitori, gli insegnanti lodavano il mio atteggiamento positivo, ma scuotevano la testa quando parlavano della mia scarsa capacità di attenzione e concentrazione.

Riuscii a terminare le superiori e m’iscrissi all’università. Come tanti altri studenti non avevo le idee molto chiare su ciò che avrei fatto.

L’unica cosa che m’interessava era sapere dove si sarebbe tenuta la prossima festa. Non studiavo, non seguivo le lezioni e riuscii a cavarmela a stento dopo aver cambiato ben tre università. Alla fine mi laureai alla Ball State University di Muncie, nell’Indiana, con un diploma di primo livello in un corso di studi interdisciplinare. Onestamente credo che mi abbiano concesso la laurea solo per liberarsi di me.

Stanco dei freddi inverni dell’Indiana, decisi di portare il mio amico - un trovatello di nome Kaos, un incrocio con un pastore tedesco - a Tucson, in Arizona. Caricai tutti i miei averi, cioè sessantadue CD (di cui la metà con la custodia rotta) e alcuni vestiti, a bordo del mio vecchio pick-up e mi misi in viaggio. Ancora oggi non ho idea del perché scelsi Tucson. Forse mi era rimasta impressa la frase di qualche antenato pioniere: “Vai a ovest, ragazzo” e l’avevo presa sul serio.

Durante gli anni trascorsi a Tucson mi appassionai ai libri sulla crescita personale. Da adolescente avevo letto il testo di Zig Ziglar Ci vediamo sulla cima. Sei nato per vincere!, ma non conoscevo a fondo l’argomento. Ora stavo scoprendo un tesoro di sorprendente saggezza. Sentivo dentro di me che avrei potuto smettere di essere al verde, ed ero certo di poter diventare qualcuno. Solo che non sapevo come. I libri motivazionali sembravano conoscere la strada giusta, così divorai tutti quelli che riuscii a leggere. Lessi i libri di Tony Robbins, di Napoleon Hill, di Wayne Dyer, per citarne solo alcuni, e cominciai a credere che avrei potuto realizzare i miei sogni - che allora riguardavano auto sportive, spiagge, donne e feste. Questi maestri ripetevano le stesse cose: stabilisci degli obiettivi, impegnati a raggiungerli, mantieni l’atteggiamento giusto e vincerai. Decisi di ascoltarli.

Accettai di occuparmi della campagna di tesseramento in un centro benessere di Tucson. Non era il massimo come lavoro, ma mi permetteva di pagare le bollette e di esercitare le mie capacità di vendita mentre mi preparavo a raggiungere i miei obiettivi. Per ottenere la ricchezza e il successo provai di tutto: inventai nuovi prodotti ed entrai in società di marketing multilivello. Alla fine mi convinsi che l’istruzione fosse la chiave di una buona riuscita nella vita e m’iscrissi a un master in Amministrazione aziendale (MBA), all’Università di Phoenix. Le lezioni si svolgevano nel campus di Tucson, per quattro ore un solo giorno alla settimana: i miei problemi di energia e di concentrazione erano risolti. Per due anni mi applicai allo studio con entusiasmo, prendendo sempre voti alti agli esami.

I miei sogni si sarebbero avverati

In cuor mio sapevo che un giorno i miei sogni si sarebbero avverati, ma lavoravo ancora al centro benessere e avevo sempre difficoltà finanziarie. Fu all’incirca in quel periodo che lessi un annuncio sul giornale: un’azienda che riparava motori di elicotteri cercava un addetto alle vendite. Quella proposta mi affascinava, così presentai la domanda di assunzione e ottenni subito il lavoro! Entrai nel mondo delle imprese con uno stipendio di 25.000 dollari l’anno.

All’inizio mi diedi alla bella vita. Affittai un nuovo appartamento per Kaos e per me, aumentai la rata per il pagamento dell’auto e mi vantavo di essere ricco con tutti quelli che incontravo. In realtà ero stato talmente nei guai economicamente che 25.000 dollari all’anno mi sembravano un sacco di soldi. Con il passare delle settimane, però, compresi che non ero affatto ricco.

Decisi che Tucson era troppo modesta per me. Volevo musica, passione e belle donne e comunicai al mio capo che mi sarei trasferito nella Florida del sud. Grazie ai brillanti risultati ottenuti al lavoro, ricevetti un aumento, per un totale di 45.000 dollari l’anno, e la possibilità di lavorare da casa. Adesso, pensai, sono veramente ricco. Questo fino a quando non mi resi conto che il costo della vita a Miami era il doppio rispetto a Tucson.

Non era cambiato niente, lo schema si ripeteva: avevo più soldi ma avevo anche più spese. Come il proverbiale criceto che corre sulla ruota, giravo su me stesso e non andavo da nessuna parte. Dovevo trovare qualcosa che mi permettesse di avere più soldi e un po’ di pace. Cercai d’inventare altri prodotti partecipando a più società di marketing multilivello, ma non servì a nulla.

Alla fine trovai un altro lavoro e iniziai a guadagnare l’enormità di 60.000 dollari l’anno. Ora sì che ero ricco, giusto? Riuscivo a vivere in libertà e trascorrevo le giornate in spiaggia sorseggiando cocktail dentro a noci di cocco con gli ombrellini di carta infilzati nella polpa. La vita era migliorata, ma non avevo ancora realizzato i miei sogni. Continuavo a leggere libri sulla crescita personale senza riuscire a capire dove sbagliavo.

Passarono gli anni

Passarono gli anni. Trovai un nuovo lavoro, e poi un altro ancora. Iniziai a farmi un nome nel settore del trasporto aereo e raggiunsi il numero magico a sei cifre: 100.000 dollari l’anno. Pensai che, a quel punto, ce l’avevo davvero fatta, ma ancora una volta il vuoto mi consumava. Che cosa mi mancava?

Un’idea continuava a frullarmi in testa: scrivi un libro di crescita personale che cambi la vita delle persone, proprio come i libri che hai letto hanno cambiato la tua.

Volevo scrivere, e sapevo che avrei dovuto credere in me stesso. Ma, non so perché, non ci riuscivo. Scrivere un libro mi sembrava impossibile. Però quel sogno mi chiamava ogni sera, quando ero a letto, prima che mi addormentassi.

Pensai ai miei maestri - Tony Robbins, Zig Ziglar e Les Brown - e compresi che, se volevo vivere la vita che sognavo, dovevo diventare un autore di best seller e uno speaker motivazionale, proprio come loro. Così partecipai a una riunione della Florida Speakers Association [Associazione degli speaker della Florida] e mi sentii come a casa. Me la sono sempre cavata bene come oratore, fin dai tempi dell’università.

Dopo l’incontro alla Speakers Association, raccontai al mio compagno di stanza quanto fossi entusiasta all’idea di diventare un autore di best seller e uno speaker motivazionale. Tutto ciò che lui disse fu: “Perché la gente dovrebbe ascoltarti? E perché vuoi rinunciare alla carriera per un sogno?”. Erano parole dure, ma le accettai. In effetti, chi sarebbe venuto ad ascoltarmi? Continuai a lavorare nell’aeronautica e a percepire il mio stipendio.

In quel periodo ricevetti una telefonata da un reclutatore che mi disse che aveva il lavoro perfetto per me. Era a Miami, presso Aero Hardware, una società che distribuiva componenti idraulici, con un capitale finanziario di 60 milioni di dollari. Andai al colloquio e ottenni il lavoro. Avrei iniziato dalle vendite e poi, in pochi mesi, sarei diventato direttore della divisione aeronautica con un fatturato di 12 milioni di dollari. Ancora una volta pensai: sono ricco! Ricevetti un’auto aziendale, acquistai una bella casa e incontrai una donna straordinaria che divenne mia moglie. Mi sentivo in paradiso. Non lo ero, forse?

Sì, fino a quando la carriera aziendale da sogno cui avevo dato la caccia per quindici anni non si trasformò in una carriera da incubo. Che cos’era successo? Che cos’era andato storto? Quel brutto schema continuava a ripetersi: guadagnando di più mi accollavo più spese, per poi rendermi conto di essere rimasto bloccato ancora una volta.

Intorno al mio trentacinquesimo compleanno ebbi l’illuminazione che aspettavo da tempo. Stavo leggendo Un corso in miracoli, quando arrivai alla Lezione 130 che sottolinea quanto sia importante conoscere i propri valori, perché da questi dipende il modo in cui percepiamo la vita. Anche se il concetto non mi era nuovo, il messaggio mi raggiunse solo in quel momento. Per la prima volta mi domandai che cosa fosse realmente importante per me. Erano le auto, la casa, la carriera? No! Il mio valore più importante era la libertà. Libertà significava avere il tempo e il denaro necessari per buttare via la sveglia e per rispondere solo a me stesso invece che a un capo. Mi vidi in una piccola mansarda a scrivere tutto il giorno, per poi andare in spiaggia a rilassarmi sotto una palma.

Quindi, la libertà era il mio valore più importante, ma trascorrevo le giornate chiuso in un ufficio: avevo ancora bisogno di chiedermi perché fossi infelice? I miei obiettivi non avevano nulla a che fare con i miei valori. La mia vita era del tutto disallineata rispetto a ciò che desideravo davvero.

Lavoravo dal lunedì al venerdì. E poi, il venerdì sera, mi fermavo sulla via di casa per prendere due casse di birra e una bottiglia di un qualche superalcolico, e passavo il fine settimana a bere, annientandomi. Odiavo il mio lavoro e, in quel momento, tutta la mia esistenza.

Qualcosa doveva cambiare, e cambiò

Qualcosa doveva cambiare, e cambiò.

Ero in ufficio, seduto alla mia vecchia scrivania, e fissavo la parete grigia riflettendo sul fatto che nella mia vita mancava allineamento. Fu allora che la verità mi venne incontro. Guardai fuori dalla porta deU’ufficio e vidi il mio capo, l’amministratore delegato, che veniva dritto verso di me insieme alla direttrice delle risorse umane, e non sembrava una visita di piacere. La direttrice delle risorse umane aveva con sé più documenti e scartoffie di quanti ne furono prodotti per lo scandalo Watergate. Li appoggiò sulla scrivania e chiuse la porta.

Il mio capo fu il primo a parlare.

“Ho esaminato le note di viaggio, e ho visto che non ti sei spostato molto ultimamente” disse. Sapevo che la società voleva che viaggiassi spesso per incontrare i clienti e concludere nuovi affari, ma non nutrivo più alcun interesse per questo aspetto del mio lavoro.

“Ho concentrato i miei sforzi sul lavoro d’ufficio per sistemare le cose che non andavano” risposi.

Il mio capo emise un grugnito. “Non m’importa di quello che non va qui in ufficio. Quello che m’interessa è che le cose siano fatte esattamente come dico io.”

La direttrice delle risorse umane intervenne. “Ci è stato inoltre riferito che esorti i dipendenti a seguire i propri sogni” aggiunse, in tono accusatorio.

“Eh, sì” balbettai. “Siamo sulla Terra solo per un breve periodo. Tutti noi dovremmo farlo, no?”.

“Il tuo lavoro è di ottenere il massimo dai dipendenti, non di parlare dei loro sogni'ribattè lei.

Scossi la testa, abbattuto. “Che cosa devo fare?” domandai.

“Voglio che tu gestisca la società come dico io” spiegò il mio capo, mentre spingeva la pila di carte verso di me. “Se vuoi tenerti il lavoro, dovrai accettare i termini contenuti in questi documenti.”

Lanciai un’occhiata ai documenti e... be’, non posso ripetere quello che gli risposi. Ero molto, molto arrabbiato. Risposi che per nessun motivo avrei firmato le loro stupide scartoffie. In quel momento mi fu tutto chiaro: dovevo scrivere un libro. Mi stava chiamando e, dannazione, lo avrei scritto!

Diedi le dimissioni seduta stante.

Ero terrorizzato. Mi dissi che, se davvero credevo alle parole di saggezza contenute in tutti i libri di crescita personale che avevo letto, era arrivato il momento di dimostrare chi ero e di scrivere questo libro. Salutai i colleghi e consegnai le chiavi dell’auto aziendale.

Poi telefonai a mia moglie perché mi venisse a prendere. Avevo paura di dirle quello che avevo fatto ma, da qualche parte dentro di me, sapevo che era giusto così. Stavo per conquistare la libertà: il mio valore più importante. Subito sentii qualcosa che si allineava in me. Avevo paura ma, al tempo stesso, ero tranquillo.

Mia moglie... che spirito magnifico e che donna straordinaria! La conobbi tramite un amico comune durante un breve viaggio di un fine settimana. Io non parlavo spagnolo e lei non capiva l’inglese. La comunicazione era difficile ma parlavamo il linguaggio dell’amore. O perlomeno io ci provavo. Pilar per me era un angelo: non beveva e non prendeva farmaci, lei scalava le montagne. Pilar era un’alpinista e lo è ancora. La corteggiai per mesi. Avevo bisogno di amore ed equilibrio. In qualche modo riuscii a convincerla ad accettare un appuntamento con me. Non ebbi nemmeno bisogno d’indossare un Rolex falso. Lei mi affascinò totalmente e, nel giro di pochi mesi, ci sposammo.

Quando Pilar mi venne a prendere davanti all’ufficio, il giorno delle dimissioni, mi sostenne, come sempre. Non appena arrivammo a casa mi misi al lavoro. Decisi che era arrivato il momento. Avrei scritto il mio libro e sarei diventato uno speaker motivazionale, come sognavo. Ero sfuggito al mondo aziendale e adesso ero il capo di me stesso. Sarebbe stato facile.

Questo testo è estratto dal libro "Il Sacro 6".

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