SAGGI E RACCONTI   |   Tempo di Lettura: 8 min

Scopri come il Terrorismo Economico in Europa e Terrorismo Politico in Medio Oriente sono Due Facce della stessa Medaglia

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Anteprima del libro "Dittatura Finanziaria" di Francesco Maria Toscano

Terrorismo economico in Europa e terrorismo politico in Medio Oriente - Due facce della stessa medaglia

Dopo avere trattato la crisi greca in particolare e il declino europeo in generale, mi accingo in questo penultimo capitolo ad allargare lo spettro per offrire al lettore una rapida panoramica su ciò che accade da un po’ di tempo a questa parte in Medio Oriente, landa martoriata che non trova pace nonostante gli endemici appelli di sedicenti leader che di volta in volta promettono mirabilie.

Alcuni amici, molti dei quali di assoluto pregio, mi sconsigliavano di affrontare all'interno di un unico testo anche un aspetto così spinoso e controverso: “Come puoi pensare di conciliare l’approfondimento della crisi del modello neo-liberale di stampo occidentale con il riemergere della violenza terroristica in alcuni Paesi ancora ostaggio di una transizione infinita all’interno di un unico libro?”, si chiedevano attoniti non senza buone argomentazioni. Dopo attenta valutazione ho deciso invece di non cambiare lo schema di lavoro che fin dall’inizio mi ero prefissato, schema che prevedeva espressamente la presenza di un apposito capitolo dedicato alla crisi del Medio Oriente, culla di quel presunto “scontro di civiltà preconizzato per tempo dal solito Samuel Huntington. La tesi che intendo presentare ai lettori, infatti, coltiva l’ambizione di fornire un macroquadro”, essenziale ma coerente, in grado mettere insieme tanti pezzi di un unico mosaico. D’altronde, in un mondo globalizzato e continuamente sommerso da notizie spesso in contraddizione fra di loro, la vera sfida non è soltanto quella di studiare i fatti per raccontarli in maniera il più possibile asettica e aderente al vero. La vera fatica è quella di cogliere l’ermeneutica più profonda di ogni singolo accadimento, in maniera tale da poter scorgere - per poi indicare - quel filo invisibile che lega in maniera riservata e sotterranea tanti diversi fatti apparentemente indipendenti l’uno dall’altro. L’obiettivo che mi pongo, con quali risultati sarà poi il lettore a giudicarlo, è proprio quello di “unire i punti” come fanno i tanti appassionati dell’apposito giochino reso famoso dalla “settimana enigmistica”.

Una riflessione sulle dinamiche più recenti che hanno sconquassato un area intera del mondo - circostanza che ha conosciuto una fortissima accelerazione con l’arrivo alla Casa Bianca nel 2000 di George W. Bush - è davvero indispensabile. L’esistenza di un mondo globalizzato presuppone la necessaria pre-esistenza di una “cabina di regia globale”, pronta a mostrare “facce” differenti a seconda dei luoghi di intervento. E se in Europa il volto feroce di una élite sanguinaria può materializzarsi per il tramite di una brutalità prevalentemente subdola e tecnocratica (ma non per questo meno dannosa), in altre zone del mondo - abitate da una umanità considerata inferiore e semi-bestiale dall’establishment planetario - il desiderio di pianificare vere e proprie carneficine può ancora trovare libero e impunito sfogo.

L'utilizzo della violenza

L’utilizzo della violenza più atroce quasi mai è fine a se stessa. Essa soggiace contemporaneamente a due necessità avvertite come impellenti e inaggirabili dai signori del nostro tempo: la prima, di stampo “spirituale”, attualizza l’antica credenza pagana secondo la quale il sacrificio umano finisce con il conferire forza e potere a sacrificatore; la seconda, decisamente più prosaica, risponde a esigenze di natura geopolitica che solo un occhio attento può riuscire a demistificare.

A chi giova la presenza sullo scenario internazionale di un mostro come Al-Qaeda prima e l’Isis poi? E come mai i media occidentali fanno a gara ad amplificare le macabre gesta dei tagliatori di teste. Come può un manipolo di terroristi, per quanto questi bene armati e coraggiosi, resistere da solo per anni contro tutte le potenze militari del globo, Russia e Stati Uniti compresi? C’è qualcosa che non quadra.

Evidentemente l’Isis è simile alla protagonista della canzone la Città vecchia di De André, schifata a parole da tutti alla luce del so e, corteggiata e pagata nottetempo da molti negli anfratti più osca, lontano da occhi indiscreti.

Che interesse hanno alcuni settori del potere occidentale (e non solo occidentale) ad alimentare una spirale del terrore incarnata a un barbuto aguzzino che promuove un modello di vita e di società letteralmente improponibile e (noti dal tempo? Partendo da questa domanda si può arrivare lontano. Molto lontano Per adesso basti precisare che, sedimentato lo schema di Chomsky , ovvero “problema-reazione-soluzione”, è semplice capire come presentarsi di un problema potenzialmente globale determini a risposta di una soluzione altrettanto globale. In secondo luogo, questo sarà chiaro quando discuteremo degli aspetti legati a una immigrazione di massa causata dalla guerra, non bisogna dimenticare quanto sosteneva il famigerato conte Kalergi, padre di una serie di suggestioni che muovono tuttora la mano di tanti decisori assisi sui rispettivi troni.

Insomma, non è possibile capire fino in fondo quello che accade in Occidente senza approfondire contestualmente le dinamiche che scuotono da troppo tempo il Medio Oriente. In effetti la crisi del modello di sviluppo economico di stampo keynesiano che ha trasformato nell'arco di trentanni l’Europa povera e distrutta del dopoguerra in avanguardia di prosperità e lotta alle disuguaglianze ha origine proprio nella penisola del Sinai. La guerra del Kippur, sulle cui vere ragioni offre una interessante interpretazione il già citato libro Massoni di Magaldi, determinò a cascata la famosa crisi energetica che sconvolse le economie occidentali, prestando strumentalmente il fianco ai tanti appartenenti al circuito oligarchico ed elitario sovranazionale che non vedevano l’ora di archiviare una lunga stagione fatta di ampliamento di benessere e diritti per tutti. Il fenomeno della stagflazione , ossia l’aumento vertiginoso dei prezzi unito alla mancata crescita economica, mise all’epoca in crisi le certezze della dottrina economica dominante, dando fiato ai neoliberisti e ai nazisti tecnocratici fino ad allora confinati all’interno di gruppi irrilevanti e minoritari, pronti però da lì in avanti a prendersi con gli interessi una pesantissima rivincita.

L'attenzione morbosa che Stati Uniti e forze alleate dimostrano per gli equilibri di potere presenti in Medio Oriente sono notoriamente diretta conseguenza della peculiarità che contraddistingue quell’area, popolata da nazioni che primeggiano nel campo della produzione e dell’esportazione dell’oro nero. A meno che non si voglia credere alla favoletta dell’esportazione della democrazia, sviluppata e presentata con successo anche dal noto think tank pnac (acronimo che sta per “progetto per un nuovo secolo americano”) caro alla famiglia Bush, risulta difficile non cogliere come le continue aggressioni belliciste con le quali l’Occidente endemicamente risolve i problemi medio-orientali siano finalizzate al controllo delle risorse petrolifere (e dei rispettivi derivati).

Esiste una lunga scia di sangue che unisce la fine del nostro Enrico Mattei, capace in passato di mettere in discussione il predominio delle famigerate “Sette Sorelle”, a quella più recente del numero uno di Total Cristophe de Mergerie, morto in uno strano incidente avvenuto a Mosca nel 2014 nel pieno di una escalation di tensioni fra la Russia e l’Occidente che sfociò nella reiterata approvazione di dure sanzioni economiche in danno della nazione guidata da Vladimir Putin.

Maneggiare il petrolio

Maneggiare il petrolio è faccenda effettivamente pericolosa non solo per i manager ma anche per i capi di Stato, come dimostra la parabola patita dal già primo ministro iraniano Mossadeq, deposto nel 1953 da un colpo di stato militare pianificato congiuntamente dai servizi segreti americani e inglesi (operazione “Ajax”), per avere osato nazionalizzare le industrie straniere che operavano in territorio persiano sfruttando di fatto le risorse locali senza apportare sostanziali benefìci al territorio colonizzato e ospitante. È il tema del petrolio solleticò non a caso pure la verve intellettuale di Pier Paolo Pasolini, autore di un decisivo romanzo rimasto incompiuto titolato per l’appunto Petrolio.

E molto più sensato credere che la vera molla psicologica in grado di spingere i cosiddetti “Paesi civili” a brutalizzare periodicamente le nazioni che abitano il Medio Oriente sia rinvenibile nel desiderio di controllo delle principali fonti energetiche presenti sulla Terra, piuttosto che dalla infingarda e dissimulata velleità di diffondere in ogni angolo dell’orbe terracqueo i capisaldi di quella “democrazia liberale di stampo turbo-capitalista” ora in crisi perfino nel cuore dell’Impero yankee.

Questo testo è estratto dal libro "Dittatura Finanziaria".

Data di Pubblicazione: 5 marzo 2018


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