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Il Secondo Fuoco

La Profezia dei 7 Fuochi - Anteprima del libro di Dominique Rankin e Marie-Josée Tardif

Kapiteotak: colui che si sente piangere da lontano

Il secondo profeti, disse il popolo:

«Riconoscerete livvento del secondo Fuoco, perché allora la nazione sarà confinita vicino ad una grande distesa d'acqua; in quel tempo quindi il tempo della conchiglia sacra sarà perduta e la forza del mitete8in ridotta. Verri alla luce un bimbo, che vi mostrera il sentiero del ritorno delle tradizioni. Egli indicherà le fasi da seguire per assicurare un futuro gli Anicinapek».

È risaputo che gli Anicinapek non sono particolarmente loquaci. In realtà, è che non parlano mai a vanvera, o solo così, tanto per chiacchierare.

«Controlla la tua lingua da giovane - diceva il vecchio capo Wabasha - e quando sarai adulto i tuoi pensieri si metteranno al servizio del tuo popolo».

È il fatto di nascere da un silenzio ispirato che conferisce sempre una grande portata alle parole dei nostri Anziani, e i miei genitori non facevano eccezione alla regola. Mi hanno trasmesso degli insegnamenti molto utili, ma sono sempre stati avari di commenti sulla loro storia personale. Per questo motivo, non so praticamente nulla su come si siano incontrati, se non che è successo nel 1930, sulle sponde del fiume Anakona Sibi, il “fiume dei biscotti”, così chiamato a causa dei ciottoli piatti che si trovano sulle sue rive, e che ricordano i biscottini. Quando i bianchi udirono pronunciare questo nome, capirono Harricana , che nella nostra lingua non significa assolutamente niente, e ribattezzarono il fiume a modo loro.

Mio padre e mia madre

Mia madre, Emma Moé, apparteneva alla nazione cree, ed era nata nel 1913 a 8askakanic, dove il fiume Rupert sfocia nell’immensa baia di James. Emma era una donna molto seria ed equilibrata, prodiga di coccole e di altri gesti affettuosi, e assolutamente incapace di alzare il tono con chicchessia.

Mio padre, Tom Rankin, era di origine mami8inni. Era nato sulle sponde del lago Abitibi lo stesso anno di mia madre, e discendeva da una lunga stirpe di capi e uomini-medicina, la cui memoria risale alla notte dei tempi. Prima dell’introduzione nelle nostre comunità di un sistema politico simile a quello dei bianchi, era dovere del capo tradizionale studiare la filosofia e la medicina dei nostri antenati. In algonchino, chiamiamo “okima” chi eredita questo titolo, termine che i bianchi hanno tradotto spesso ne hanno anche chiamato i figli “principe” o “principessa”, ma è un’interpretazione alquanto inesatta.

Al giorno d’oggi, i capi politici delle nostre nazioni si fanno ancora chiamare okima, tuttavia il significato ancestrale di questa parola ha perso valore. Il vero okima, cosi come lo si intendeva in passato, era il saggio, il consigliere, il pilastro della comunità; conosceva il linguaggio della natura e aveva una grandissima capacità di ascolto; e quando qualcuno andava da lui non era certo per parlare di soldi, sviluppo economico, o manovre politiche.

In realtà, ciò che mio padre mi ha trasmesso non è il potere, bensì la medicina, e la differenza è grandissima.

Tengo inoltre a precisare che, da noi, la medicina tradizionale non è solo riservata agli uomini: possono essere destinate a questo ruolo anche le donne. Secondo il nostro punto di vista, tutti nascono uomini e donne-medicina, ma solo alcuni si sentiranno chiamati ad approfondirne le pratiche e le conoscenze. L’esperienza e la dedizione di mio padre nei confronti della saggezza ancestrale del nostro popolo, hanno fatto di lui un uomo la cui medicina si è rivelata molto potente.

All’epoca in cui sono nati i miei genitori

All’epoca in cui sono nati i miei genitori, il commercio delle pellicce era ancora attivo. Il fiume Anakona era la via principale di trasporto fra le terre del Sud e la baia di James, dove i mercantili inglesi si approvvigionavano di pellami di ogni sorta. Molti Cree percorrevano questo corso d’acqua trasportando le mercanzie provenienti dal Sud verso i luoghi in cui vivevano gli Algonchini, e questi contatti tra Cree e Algonchini avevano occasionato rincontro e l’innamoramento dei miei genitori. Si erano poi sposati sul lago Abitibi e avevano continuato a frequentare questo luogo tanto caro ai miei antenati paterni. Da anni, ormai, i bianchi avevano creato dei luoghi di scambio a Matcite8eia, il nostro annuale punto di ritrovo estivo in riva all’Abitibi: sapevano che, ogni anno, potevano trovarci lì, e numerosi. Oltretutto, siccome avevamo appena lasciato i territori di caccia, avevamo sempre pelli di pregio da proporre.

Per molti anni, gli inglesi della Compagnia della Baia di Hudson spadroneggiarono sulle nostre terre. Infatti, grazie alle informazioni fornite dai nativi, seppero trarre profitto dall’immensa rete idrografica che dava accesso anche all’angolo più remoto della foresta canadese.

All’epoca della Nuova Francia, molti francesi erano diventati essi stessi dei “viaggiatori dei boschi”, solcando a loro rischio e pericolo i nostri fiumi, da un capo all’altro del paese, per praticare direttamente il trasporto delle pelli, ma quando gli inglesi si erano impadroniti del territorio, per questo genere di mansioni avevano preferito avvalersi dei nativi. Sfortunatamente, li retribuivano nel modo peggiore: una volta che le mercanzie erano giunte a destinazione, gli inglesi li pagavano con litri e litri di alcool, e per molto tempo, fra i nativi che avevano scelto di fare questo lavoro, i casi di annegamento sulla via del ritorno si contarono a centinaia.

Contrariamente ai fratelli Innu, insediati ad Est, la maggior parte degli Algonchini hanno sempre cercato di limitare il più possibile il baratto con i bianchi. Avevamo cominciato ad apprezzare alcuni prodotti europei, come i condimenti, gli utensili da cucina, le stoffe, le scarpe, e gli attrezzi da lavoro, tutte cose che trovavamo pratiche, ma in caso di necessità avremmo anche potuto farne a meno.

mercato. Dunque la Revillon Frères aprì a Matcite8eia un suo emporio, proprio di fronte a quello inglese. Ci rendemmo subito conto che il commercio con i francesi era più piacevole di quello con gli inglesi. Infatti, ci pagavano con soldi veri, e la cosa interessante era che ci tenevano a gestire bene le risorse faunistiche.

Fino ad allora, il commercio delle pellicce aveva avuto proporzioni smisurate, e siccome le pelli di castoro erano le più richieste dagli europei, che le trasformavano in cappotti e cappelli alla moda, questi animali erano ormai in via di estinzione dalle nostre parti. Invece, istituendo delle quote di cattura, e reintroducendo una varietà di castoro proveniente dalla Germania, riuscimmo a salvare la specie, che oggi è abbondantemente presente sulle nostre terre. Ancora oggi, le varietà di castoro che si riproducono nel nostro paese sono due. Quando ne troviamo uno dalla pelliccia un po’ rossastra, sappiamo che i suoi antenati erano i castori tedeschi; invece, se il pelo è marrone scuro, non ci sono dubbi che abbiamo a che fare con un buon vecchio castoro canadese “d.o.c.”!

Questo testo è estratto dal libro "Il Secondo Fuoco".

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