Scopri l'importanza del simbolo della Porta attraverso i secoli leggendo l'anteprima del libro di Francesca Romana Valente e Mariuccia D'Angiò.

Varcare la soglia

Fin dall’antichità più remota, il concetto di Porta è sempre stato caricato di valenze simboliche e spirituali profonde e articolate, spesso comuni a culture molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.

Ancora oggi l’immagine della porta evoca immediatamente l’idea di un confine, di un limite, sia fìsico che simbolico. Perfino nelle espressioni più comuni della lingua parlata la porta assume significati ben più profondi del loro significato letterale: “aprire le porte” suggerisce subito l’idea di accoglienza, mentre “chiudere le porte” indica un rifiuto. Anche le diverse fasi della vita sono accompagnate nei proverbi dall’immagine di una porta che si apre o si chiude, come indica per esempio la celebre massima “si chiude una porta e si apre un portone”.

La Porta rappresenta dunque un “confine” e, di conseguenza, l’atto di varcare la soglia simboleggia l’ingresso in uno spazio diverso da quello da cui si proviene, forse ignoto, misterioso o perfino sacro, a seconda del luogo e del tempo in cui si colloca la porta in questione.

Se la porta di un edifìcio di culto marca il confine tra lo spazio profano che si trova all’esterno e quello sacro che si trova all’interno, la porta che si apre nella cinta muraria di un’antica città poteva indicare il confine tra barbarie e civiltà, tra caos e ordine. Varcare una soglia può significare anche lasciarsi alle spalle un ambiente noto e rassicurante per entrare in uno spazio ignoto o pericoloso: il tema della porta “proibita” che cela un pericolo misterioso si ritrova anche in molte favole tradizionali, per esempio quella celebre di Barbablù, che nascondeva dietro una porta i cadaveri delle spose “curiose” che avevano varcato la soglia vietata.

Anche nelle favole e nei romanzi più recenti si ritrova sempre questo stesso tema, basti pensare ad Alice, che attraverso una porticina nella tana del coniglio accede al Paese delle Meraviglie, mentre nelle Cronache di Narnia i giovani protagonisti accedono al fantastico mondo di Narnia attraverso la porta di un vecchio armadio pieno di pellicce.

In questo caso in particolare, la porta diventa il passaggio per un’altra dimensione, molto più magica e affascinante della noiosa realtà quotidiana da cui i personaggi provengono.

Anche nella vita quotidiana però, ci sono delle soglie da varcare, che ci conducono da una fase all’altra della vita, spesso attraverso specifici riti di passaggio: si pensi per esempio al passaggio dall’infanzia alla maturità, anticamente marcato dal superamento di prove di iniziazione, o ai riti religiosi, come il battesimo, che originariamente era il momento in cui il neofita aveva finalmente la possibilità di entrare in chiesa per la prima volta, o ancora al matrimonio, in particolare al momento in cui lo sposo varca la soglia di casa con la moglie in braccio. Questa usanza ha le sue radici addirittura nell’antica Roma: tale gesto avrebbe dovuto rievocare il mitico ratto delle Sabine ma, soprattutto, avrebbe avuto l’importante funzione scaramantica di evitare che la donna, inciampando, gettasse un cattivo auspicio sulla vita coniugale appena cominciata.

La porta simboleggia anche il passaggio finale dalla vita alla morte: fin dall’antichità, infatti, il simbolo della porta viene adottato in ambito funerario proprio a suggerire un contatto ideale tra due realtà altrimenti inesorabilmente divise, il mondo dei vivi e quello dei defunti.

L’Oracolo delle Porte nasce dunque da una ricerca sul significato profondo dell’immagine della Porta attraverso la storia, dall’antichità più remota fino ai nostri giorni. Le carte dell’Oracolo vogliono dare nuova vita a questo simbolo così potente, rendendolo capace di parlare, di nuovo, come un tempo.

Il simbolo della Porta attraverso i secoli

L’importanza del simbolo della Porta è testimoniata dall’uso ininterrotto che l’uomo ne ha fatto dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni, in un viaggio attraverso i secoli che non ha però alcerato la portata mistica e spirituale di questa immagine così potente, ma al tempo stesso semplice da comprendere, che si ritrova - come vedremo - in ogni cultura.

La Porta compare come simbolo legato principalmente alla realtà funeraria già nell’antico Egitto, come elemento imprescindibile delle sepolture, inizialmente esclusiva di quelle regali, poi anche dei ceti più abbienti.

Nelle tombe cosiddette a mastaba (le antiche sepolture a tronco di piramide) si trova infatti la rappresentazione di una porta, detta “falsa porta”, con una stuoia arrotolata sopra. Questa rappresentazione, il cui schema iconografico veniva utilizzato anche per la raffigurazione geroglifica del palazzo reale, costituiva il punto di intersezione effettivo tra la realtà dei vivi e l’aldilà. Da questa porta, infatti, l’anima del defunto poteva accedere al tavolo delle offerte, posizionato proprio di fronte.

Nelle mastabe più ricche si trovavano addirittura due false porte: quella rivolta a settentrione, riservata al defunto, e quella a sud, riservata alla consorte.

In una tomba di Deir El Medina, la tomba di Sennedjem, il defunto viene addirittura rappresentato nell’atto di aprire i battenti di una porta socchiusa, attraverso la quale si intravedono due montagne all’orizzonte.

Nell’Antico Egitto, il simbolo della porta svolge anche un altro ruolo molto importante, ossia quello di elemento catartico. Le porte dei templi, infatti, rivestendo la privilegiata funzione di accesso a un luogo sacro, dimora della divinità, costituivano il valico tra la realtà sensibile e quella immateriale degli dei. Varcare questa mistica soglia implicava quindi una purificazione, che permetteva cosi di prepararsi in vista del contatto con il divino.

Per altre antiche civiltà la porta è associata non solo all’idea di confine tra umano e divino tipica dell’ingresso al tempio, spesso sottolineata da battenti di materiali pregiati o di dimensioni imponenti, ma addirittura a divinità specifiche. Basti pensare ai Karibu, esseri mostruosi al servizio degli dei, dalla testa umana, il corpo di leone, zampe di toro e ali d’aquila, le cui statue venivano poste dagli Assiri a guardia dei palazzi. L’immagine di questi “guardiani” mostruosi fu ereditata prima dagli Ebrei e poi dai cristiani e si ritrova nella Bibbia, nel libro di Ezechiele e nell’Apocalisse di Giovanni, nella visione del famoso Tetramorfo.

Per i Greci ogni porta era invece sacra a Hermes, il messaggero degli dei, dio del commercio, degli inganni e dei ladri, ma anche e soprattutto dio dei cambiamenti di stato e per questo “Psicopompo”, cioè colui che conduce le anime dei defunti nell’Ade. Inoltre i Greci riconoscevano nei due solstizi la data di apertura delle due porte celesti, quella del Tropico del Cancro e quella del Tropico del Capricorno, che permettevano il contatto tra la sfera umana e quella divina. Queste importanti date di passaggio furono ereditate in seguito dal Cristianesimo, che vi fece corrispondere la festa di San Giovanni e il Natale.

Ancor più dei Greci, i Romani tributarono un’importanza speciale alle porte, al punto che il concetto stesso di Porta si fa divinità nella figura di Giano. Divinità esclusivamente romana, Giano è il più antico dio indigeno. Il suo nome deriva da ianua, in latino “porta”, ed egli era rappresentato infatti come ianitor, cioè portinaio, con un bastone e delle chiavi in mano. Giano proteggeva le porte delle case e i passaggi in generale. Era rappresentato bifronte, ossia con due facce, una davanti e una dietro, per controllare entrata e uscita. Giano presiedeva anche al mattino e a tutti gli inizi, compreso quello dell’anno, il cui primo mese, gennaio, è infatti a lui dedicato. Numa Pompilio, secondo re di Roma, avrebbe costruito nel Foro una porta speciale dedicata proprio a Giano, che veniva aperta in tempo di guerra e chiusa in tempo di pace.

L’importanza rivestita dalla porta nella civiltà romana si esprime inoltre nei grandiosi archi di trionfo, i monumentali passaggi attraverso i quali l’esercito vittorioso celebrava la processione trionfale al ritorno dalle guerre vinte.

L’idea fu ripresa poi anche in tempi più recenti da Napoleone Bonaparte, che volle a Parigi l’Arc de Triomphe per celebrare la vittoria nella battaglia di Austerlitz, e in seguito dall’architetto Johann Otto von Spreckelsen, che progettò la Grande Arche sempre a Parigi, dedicata agli ideali umanitari, anziché militari, e inaugurata nel 1989.

Altre porte monumentali nell’antica Roma furono senz’altro quelle bronzee dei templi, di cui si conservano purtroppo pochissimi esemplari, poiché durante il Medioevo il bronzo veniva fuso e riutilizzato. Tra gli esemplari meglio conservati, occorre citare la porta del tempio del Divo Romolo nel Foro romano o quella del Pantheon, le cui dimensioni monumentali enfatizzano ancora di più la sacralità del tempio, quasi che la dimensione della porta rispecchiasse la gigantesca statura degli dei, opposta a quella modesta dei mortali.

L’immagine della porta si ritrova anche legata al mondo dei morti, nell’ambito della civiltà romana, ma non solo: è attestata infatti nei sepolcri di tutto il bacino del Mediterraneo, dal IV secolo a.C. fino al III secolo d.C.

Numerose urne cinerarie etrusche e romane mostrano il tema della porta abbinato a scene di commiato o ricongiungimento nell’aldilà. La porta può apparire chiusa, come a indicare l’impossibilità di comunicazione tra vivi e morti, oppure socchiusa o aperta, a mostrare la speranza in un possibile ricongiungimento e in una beatitudine futura.

Lo stesso identico soggetto si trova anche su numerosi esemplari di sarcofagi romani del II-III secolo d.C., dove compare proprio al centro, in posizione dominante, una porta in rilievo, spesso con il battente sinistro semiaperto.

Il tema della porta rivestiva dunque un ruolo chiave nel mondo dell’antichità classica, interessando vari ambiti della vita, dalla religione, alle celebrazioni militari, fino al mondo dei riti funerari.

Ma che ruolo ha la Porta per le tre grandi religioni monoteiste?

Anche qui essa conserva sorprendentemente intatto il suo valore simbolico e sacrale.

Per quanto riguarda l’Ebraismo, basti pensare all’importanza della Porta Bella o Porta Aurea nelle mura di Gerusalemme, che dava accesso direttamente al lato orientale del Tempio e attraverso la quale probabilmente passò anche Gesù nel suo ingresso in città.

Per l’Islam, la sacralità della porta è evidente ancora oggi nel rito di togliersi le scarpe prima di entrare in moschea. Ma l’importanza della porta non si ferma solo alla sfera religiosa. Celeberrima è infatti anche la cosiddetta Bab-iAli, la Sublime Porta, ossia la maestosa porta del palazzo Topkapi di Istanbul, la residenza ufficiale del sultano ottomano. La Sublime Porta dava accesso alle stanze del Gran Visir, dove il sultano riceveva gli ambasciatori stranieri. L’espressione turca Bab-iAli fu inoltre utilizzata, per estensione, per indicare tutto il palazzo imperiale dove si riuniva il divan, il Consiglio di Stato, e anche per indicare il governo ottomano in generale.

La porta dietro la quale si trovava invece l’appartamento, inaccessibile, del sultano era chiamata “Porta della Felicità”, volendo richiamare per analogia l’accesso del paradiso islamico.

Anche nel Cristianesimo la Porta è un elemento importantissimo, addirittura fondamentale, come si evince dal celebre passo del Vangelo in cui Gesù stesso si identifica con una porta verso la salvezza: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono La porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10, 9).

Da questo passo emerge decisamente la centralità di questo simbolo per i cristiani: non è un caso infatti che San Pietro, vicario di Cristo sulla terra, sia il guardiano delle porte del Paradiso e abbia come attributo proprio due chiavi.

Ed è anche per questo che, fin dall’antichità, le porte delle chiese sono spesso decorate con particolare cura, spesso con rilievi ispirati alla Bibbia. Uno degli esemplari più antichi e meglio conservati di porta paleocristiana è quello della Basilica di Santa Sabina, situata a Roma sul colle Aventino. La porta, il cui stato di conservazione risulta ancor più sorprendente se si pensa che si tratta di una porta in legno risalente ai primi decenni del V secolo, ancora oggi costituisce l’ingresso principale all’antica basilica. I rilievi intagliati nei 18 pannelli della porta mostrano principalmente episodi della vita di Gesù, del profeta Elia e di Mosè.

Se le testimonianze di porte così antiche sono molto rare, numerosi invece sono i meravigliosi portali gotici medievali che si possono ammirare ancora oggi; si pensi per esempio alle cattedrali francesi, come quella di Notre Dame a Parigi o di Chartres, dove miriadi di santi, angeli e profeti intagliati nella pietra incorniciano, nel loro volo verso la figura centrale di Cristo, la porta d’ingresso.

È forse esattamente il Medioevo il periodo in cui nascono, in seno al Cristianesimo, i rituali più significativi che hanno al centro proprio una porta: il Conclave e il Giubileo.

Già l’etimologia della parola Conclave, dal latino cum clave, ossia “(chiuso) a chiave”, ci fa intuire il ruolo centrale della porta. La riunione dei cardinali per l’elezione del nuovo pontefice, infatti, inizia proprio con la chiusura simbolica delle porte della sala dove esso si svolge (dal 1878 si svolge regolarmente nella Cappella Sistina), accompagnata dalla frase pronunciata dal Maestro delle cerimonie liturgiche pontifìcie “Extra omnes'”, cioè “Fuori tutti!”, alludendo a tutti coloro che non sono parte dell’assemblea dei cardinali. La tradizione del Conclave si fa risalire al 1270, quando i cittadini di Viterbo, stanchi di attendere l’esito delle votazioni che si protraevano ormai da diversi anni, decisero di chiudere a chiave i cardinali nella sala dove erano riuniti (il Palazzo dei Papi a Viterbo) e di scoperchiarne il tetto per costringere i cardinali a sbrigarsi.

Anche il Giubileo ruota intorno al rito dell’apertura e chiusura di una porta, la Porta Santa. Istituito nel 1300 da papa Bonifacio VIII, il Giubileo permette ancora oggi ai fedeli di ottenere un’indulgenza plenaria, passando attraverso le Porte Sante delle principali basiliche, che vengono aperte all’inizio dell’Anno Santo e chiuse al suo termine. Celebre è la Porta Santa della Basilica di San Pietro, che viene murata al termine del Giubileo.

Una delle porte più famose della Cristianità è senz’altro la porta del Battistero di Firenze, soprannominata da Michelangelo “la Porta del Paradiso”.

Realizzata in bronzo dorato nella prima metà del Quattrocento dall’orefice e scultore Lorenzo Ghiberti, con un importante contributo del figlio Vittore, la porta è composta da dieci pannelli con episodi veterotestamentari, incentrati sulle figure di Noè, Mosè, Isacco, Davide, Giuseppe e Salomone, a rappresentare il cammino della Salvezza e l’attesa della venuta di Cristo.

La Porta del Paradiso, considerata opera mirabile del Rinascimento fiorentino, ispirò Auguste Rodin per la sua celebre, benché incompiuta, Porta dell’Inferno. Questa porta bronzea, che conta ben 180 figure, si ispira principalmente all’Inferno di Dante Alighieri: vi compaiono infatti, tra i personaggi, Dante stesso, al centro del portale, il Conte Ugolino e Paolo e Francesca.

La porta fu commissionata a Rodin da Edmond Turquet e sarebbe dovuta divenire una porta ornamentale per il Musée des Arts Décoratifs, ma purtroppo rimase incompiuta alla morte dell’artista, che vi lavorò per quasi quarant’anni, dal 1880 al 1917. L’opera si trova oggi al Musée Rodin di Parigi.

Una menzione a parte merita l’interessantissima Porta Magica, situata a Roma in Piazza Vittorio. Detta anche Porta Alchemica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, essa è l’unica superstite delle cinque porte di Villa Palombara, la residenza di Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte, che la fece erigere nella seconda metà del Seicento. Sulla porta, accanto alla quale montano la guardia due statue del dio egizio Bes, si trovano numerosi simboli provenienti da testi alchemici dell’epoca, oltre al sigillo di Davide insieme al simbolo alchemico del sole e dell’oro. Sugli stipiti si trovano i simboli dei metalli associati ai rispettivi pianeti: Saturno-piombo, Giove-stagno, Marte-ferro, Venere-rame, Luna-argento, Mercurio-mercurio.

Il marchese Palombara aveva sviluppato una vera e propria passione per l’alchimia in seguito alla sua assidua frequentazione della corte romana della regina Cristina di Svezia, la quale, dopo aver abdicato ed essersi convertita al Cattolicesimo, trascorse il resto della vita a Roma a Palazzo Riario (odierno Palazzo Corsini), dove aveva allestito un vero e proprio laboratorio alchemico.

La leggenda vuole che un giorno un pellegrino soggiornò per una sola notte al palazzo, allo scopo di cercare nei giardini un’erba magica, capace di creare l’oro. Il misterioso viandante scomparve però la mattina seguente, lasciando dietro di sé delle pagliuzze d’oro e alcune carte misteriose piene di caratteri magici e alchemici indecifrabili: forse la formula segreta per ottenere la pietra filosofale?

Si narra che Palombara volle allora costruire la porta e decorarla con quegli stessi simboli, nella speranza che un giorno qualcuno avrebbe potuto decifrarli.

L’importanza simbolica della porta

Al termine di questo breve viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta del simbolo della Porta appare chiara l’importanza simbolica di questo elemento, al tempo stesso così mistico e così familiare per tutti noi. La sua forte carica simbolica e spirituale, comune a tutte le culture del passato, è sopravvissuta attraverso i secoli fino ai nostri giorni, dove la ritroviamo nelle porte decorate di chiese e palazzi moderni, ma anche nel gesto rispettoso di togliersi le scarpe prima di varcare la soglia di alcuni luoghi sacri o anche semplicemente entrando in casa.

Infatti, perfino le nostre porte di casa sono cariche di significati: per il Feng Shui, l’arte cinese della sistemazione degli spazi, la porta d’ingresso dell’abitazione riveste la funzione fondamentale di far entrare le energie dall’esterno. Secondo questa disciplina, infatti, l’aspetto della porta deve essere sempre curato e pulito e lo spazio antistante dovrebbe sempre essere sgombro per permettere all’energia di fluire, apportando benefici spirituali e materiali alle persone che abitano la casa.

Anche le porte presenti all’interno della casa hanno un loro ruolo e la loro scelta dovrebbe rispecchiare la personalità del proprietario: una porta scorrevole comunicherà apertura ed espansività, una porta a vetri il gusto per la raffinatezza, una porta classica enfatizza il bisogno di protezione e intimità.

Le carte dell’Oracolo delle Porte, illustrate da Mariuccia d’Angiò, sono un’occasione per esplorare questo magico mondo fatto di imponenti portali di templi, semplici porte di casa, chiavi, porte di giardini, porte del Paradiso o dell’Inferno e perfino, come si è visto, divinità protettrici delle soglie.

L’augurio è che ogni carta diventi per voi una Porta da aprire, una soglia da varcare, per iniziare un viaggio alla scoperta non solo del futuro, ma anche di voi stessi.

E voi, di che Porta siete?

Data di Pubblicazione: 9 aprile 2019


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