Smarriti ma Connessi - Catherine Steiner-Adair
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Smarriti ma Connessi

Disconessi - Siamo Sempre Più Isolati - Anteprima del libro di Catherine Steiner-Adair

Come gli effetti della tecnologia mettono a rischio lo sviluppo dei bimbi

Tom è un papà single, uno dei padri più premurosi, attenti e coinvolti che io conosco e i suoi figli (di 4, 7, 9 e 12 anni).

I sono bravi bambini. Li porta a fare escursioni, allena le loro squadre sportive, li aiuta a prendersi cura degli animali e viaggia assieme a loro per conoscere il mondo. Non è un uomo immerso nella tecnologia ed è ben consapevole riguardo televisione e giochi elettronici, che permette ai ragazzi di usare. È una sfida impegnativa soprattutto perché la loro differenza di età e di sviluppo implica che Tom ponga limiti differenti per i due figli maggiori ("i grandi") e per i due minori ("i piccoli").

Come, per esempio, non esporre mai i più piccoli ad alcune delle cose con cui ai grandi è permesso giocare, tipo i giochi di guerra cruenti.

Poi c'è Grand Theft Auto, un videogioco talmente abietto che mai potrebbe mettere piede in casa. Praticamente il giocatore è un automobilista sociopatico in fuga che accumula punti inseguendo e raggiungendo pedoni e altri innocenti, fondamentalmente uccidendo, così per sport, chi si mette sulla sua strada. Tra un omicidio e l'altro, vive immerso in un mondo criminale, non come poliziotto o bravo ed eroico ragazzo, bensì proprio da delinquente.

«Quel tipo può entrare per esempio in uno strip club. C'è pornografia. C è la droga. Si spara ai poliziotti. È orrendo», mi dice Tom. «Quindi continuavo a dire: "No, non lo prenderemo. Su questo non si discute"». E non ha ceduto. Poi per il compleanno del figlio maggiore Sam, di 13 anni, uno dei suoi migliori amici gli ha regalato proprio Grand Theft Auto.

Tom era esasperato

Tom era esasperato ma voleva anche essere ragionevole; invece che costringere Sam e restituire il regalo, cambiò strategia. Vietò a tutti di usare quel gioco a eccezione di Sam, che poteva giocarci solo quando non cerano i fratelli. Non funzionò. Allora formulò nuove regole e loro si infuriarono. Provò il gioco e gli venne un'idea. Finalmente pensava di avere la situazione sotto controllo. I due grandi obbedirono alla regola di limitare l'uso del gioco, che sarebbe rimasto fuori portata e inaccessibile ai piccoli (Ben di 5 anni e James di 7).

Ma un giorno, poco tempo dopo, mentre Sam stava guidando "beatamente" con il fratello che, dietro di lui, seguiva assorto le sue mosse, scoprì che James, il bimbo di 7 anni, stava giocando a Grand Theft Auto sul suo iPhone. Aveva usato il web browser touch screen per entrarci. Non era mai passato per la mente a Tom che il figlio potesse o volesse fare una cosa del genere. La sola ragione per la quale James aveva un cellulare alla sua età era che in quel modo, in caso di necessità, sarebbe riuscito a comunicare con i genitori, divorziati ma ancora in buoni rapporti. Tom non aveva mai pensato all'iPhone come a uno strumento per violare la sicurezza della barriera protettiva che aveva eretto intorno alla sua famiglia.

Avrebbe potuto mettersi le mani nei capelli, rinunciare, arrendersi all'irruzione della tecnologia che arrivava a travolgere la sua autorità di genitore ma, invece di tutto ciò, si mise subito a pianificare la sua successiva mossa strategica: ridimensionare le funzionalità tecnologiche dei cellulari e aggiornare le modalità di controllo in modo da monitorare più strettamente le attività dei ragazzi. In casa vietò del tutto Grand Theft Auto, ben sapendo che il figlio maggiore avrebbe potuto giocarci a casa degli amici, ma almeno il suo messaggio era coerente e chiaro.

Questo ruolo di genitore-guardiano nell'era digitale è una sfida infinita.

I benefici e dello svago

Tom desidera che i figli usufruiscano dei benefici e dello svago che la tecnologia offre, che facciano esperienza in questo campo e che non siano analfabeti informatici; la loro casa è organizzata per usare schermi e computer per lavoro e divertimento. Ciò che non vuole fare, spiega lui stesso, è lasciare i figli a loro stessi davanti alla tecnologia, stile "naviga e impara" sperando che vada tutto bene. C'è troppo in gioco.

Anche gli insegnanti esprimono preoccupazione riguardo ai modi subdoli e pervasivi con cui vedono la tecnologia interferire con l'esperienza scolastica: bambini di 4 anni che in cortile vogliono imitare i videogiochi ed esitano a utilizzare le costruzioni o a sfogliare i libri; bambini delle elementari che faticano a risolvere i problemi e che dipendono dagli adulti per farsi aiutare in semplici compiti; studenti delle superiori che hanno difficoltà con le consegne che richiedono qualcosa in più di un'attenzione superficiale e che preferiscono un tour virtuale di un museo invece di un viaggio per vedere le cose reali.

I genitori mi chiamano e sono nel panico. Succede che un bambino mostri segnali di dipendenza dai videogiochi o venga sorpreso a guardare video porno sul computer portatile. Una mamma, curiosando sulla pagina Facebook della figlia quindicenne, ha scoperto che stava progettando di svignarsela dal cinema per incontrare un quarantenne con cui aveva fatto amicizia. Oppure ancora, una dodicenne aveva postato online una sua foto sollecitando gli anonimi utenti a votare i suoi look.

Una delle preoccupazioni maggiori riguarda il fatto che in casa possono esserci figli grandi che hanno subito l'influenza di contenuti sessuali o di video visti su Youtube e altri siti web e che possono mettere in pericolo bambini più piccoli esponendoli a contenuti inappropriati. Oppure ci si preoccupa di quando i figli dormono dagli amici e possono avere accesso incontrollato al computer e andare in cerca di guai, o magari ci si imbattono per caso.

Il paradosso tecnologico con cui tutti noi come genitori ci confrontiamo sta nel fatto che le stesse cose che possono mettere in grave difficoltà i nostri figli possono anche rendere più ricche e intense le loro vite in modi inimmaginabili. La tecnologia ha trasformato i modi con cui possiamo restare in contatto con la famiglia e gli amici a distanza e con cui gestiamo il flusso degli impegni di lavoro e familiari.I nostri bambini possono avere accesso a risorse straordinarie che consentono loro di coltivare sani interessi e di entrare in relazione con altri che condividono quelle passioni. La tecnologia ha trasformato ciò che significa essere studente, l'opportunità di apprendere per tutta la vita e lo stesso processo di autoeducazione. Ha modificato il significato di cittadino globale e la nostra capacità di immedesimarci con il mondo, di comprenderlo e di vederlo veramente dalla prospettiva di persone che non potremo mai incontrare. Le possibilità sono quanto meno eccitanti, spesso entusiasmanti.

Eppure sappiamo che il lato oscuro è sempre lì. Le ricerche hanno già dimostrato gli effetti dannosi sullo sviluppo cerebrale, sull'apprendimento precoce e sullo sviluppo emotivo. Sappiamo che lo svago e la cultura, quando sono online, sono per molti aspetti antisociali, volgari e degradanti e che i bambini vi hanno facilmente accesso. In un'epoca in cui i bambini hanno un grande bisogno della supervisione degli adulti, i genitori affermano di sentirsi più impotenti che mai. Non riescono a controllare il contesto generale e non riescono a controllare il viaggio dei loro figli attraverso esso. Desiderano fidarsi dei loro figli e credere che sappiano come navigare, come proteggersi e rispettare gli altri nel caos e nell'indifferenza morale della cyber-cultura. Ma per quanto i genitori vogliano dare fiducia ai loro figli per fare la scelta giusta, occorre prendere atto che non è una questione di fiducia, ma di capire se sono pronti pertrovare la loro strada in modo sicuro e saggio attraverso ciò che è per tutti noi un territorio nuovo. Per il resto, possiamo tutt'al più confidare sul fatto che siano bravi ragazzi, ma, navigando, capiteranno inevitabilmente in territori poco adatti a loro. Il cervello degli adulti, pienamente sviluppato, dovrebbe essere in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, uno scherzo da un atto di bullismo, i contenuti positivi dalla spazzatura e dovrebbe riuscire a esercitare il controllo e la maturità di giudizio sul modo di utilizzare la tecnologia. Ma i nostri bambini non ne sono in grado. Sono ancora bambini.

Il cervello maturi dopo la nascita

La nostra specie è particolare per la quantità in termini di crescita e la lunghezza in termini di tempo necessarie affinché il cervello maturi dopo la nascita. Troppo spesso quando si parla di sviluppo del bambino ci si concentra su ciò che riesce a fare e su come farglielo fare sempre più precocemente, mentre invece dovremmo parlare di come un bambino riesce a pensare, di come quel giovane cervello in via di sviluppo si prepara a elaborare l'esperienza e di come possiamo sostenere quella crescita in modi costruttivi. Oggi sappiamo che occorrono venticinque anni perché si sviluppi completamente la corteccia prefrontale, cioè la parte del cervello che ci permette di collegare le conseguenze al comportamento (tale capacità si chiama "funzionamento esecutivo"). Nel cervello di un adolescente il funzionamento esecutivo è ancora un lavoro in corso, neurologicamente parlando non è ancora un tassello pienamente funzionante nel suo processo decisionale. Quindi spetta a noi farcene carico. Da più vecchi quali siamo e neurologicamente più saggi, almeno all'apparenza, siamo quelli che hanno gli strumenti per pensare alle conseguenze. A volte però, il nostro stesso innamoramento per la tecnologia ci annebbia e ci impedisce di scorgere le gravi conseguenze che le medesime abitudini possono avere per i nostri figli.

Tutti lavoriamo tanto, ci destreggiamo tra grandi preoccupazioni ed esigenze quotidiane, cerchiamo di stare a galla e di sentirci competenti, senza fare danni, cercando di dare quasi sempre il meglio di noi stessi per quanto possibile, malgrado le cento interruzioni che mettono a dura prova la nostra attenzione e la capacità di portare a termine le cose. È facile scivolare verso la rinuncia a vedere il lato negativo, rassicurando noi stessi dicendo: "Andrà tutto bene, tutti lo fanno. Non è così male, so che altri genitori permettono ai loro figli cose ben peggiori. Tanto prima o poi finiranno per vedere quella roba, non c'è niente che possa fare".

Cancelliamo dalla memoria il flusso costante di nuove informazioni sui pericoli dell'inviare sms alla guida o di ricerche che attestano le probabili correlazioni tra le abitudini dei bambini con i media e disturbi quali ansia, aggressività, dipendenza, deficit di attenzione e iperattività (ADHD), ritardi nello sviluppo, obesità, disturbi alimentari4. 0 le storie che finiscono tragicamente. Se non ci è ancora successo (l'incidente o la crisi, la diagnosi o la telefonata della scuola o qualsivoglia altra inquietante circostanza) sembra impossibile che potrà mai succedere. Ma succede. Gli studi e le tendenze comportamentali dimostrano già che quando la tecnologia diventa precocemente una presenza continua nelle vite dei bambini, può minare lo sviluppo familiare e del bimbo stesso. Nella lotta per proteggere le nostre famiglie e i nostri figli, stiamo perdendo terreno su alcuni fronti critici. Dal punto di vista psicologico, la perdita di aspetti fondamentali dello sviluppo e del benessere infantili predispone i nostri bambini a problemi a scuola e nella vita.

Questo testo è estratto dal libro "Disconessi - Siamo Sempre Più Isolati".

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