Giorni 00
Ore 10
Min. 09
Sec. 08
Leggi le recensioni su IlGiardinodeiLibri.it

Sognate il Vostro Sogno

Dream - Chiarisci e Crea Ciò che Vuoi - Anteprima del libro di Marcia Wieder

 

Il vostro sogno

"Tutti gli esseri umani sognano.

I sogni affraternano Tumanità."
Jack Kerouac

Il giorno che ho ricevuto la telefonata dal The Oprah Winfrey Show stavo dirigendo un Dream Retreat a Maui. Stavano cercando un “esperto in passioni” e, onorata ed elettrizzata, ho esclamato esultante: “È me che volete!”.

“Stiamo facendo dei colloqui per scegliere uno fra trenta autori”, ha replicato la produttrice freddamente.

Con un po’ meno entusiasmo, mi sono detta: “Potreste comunque volere me”.

“Ci dica perché dovremmo selezionarla”, ha continuato. “Ha tre minuti.”

Ho passato rapidamente in rassegna i punti più rilevanti del mio curriculum, tra cui l’aver condotto uno speciale televisivo sulla PBS, l’aver tenuto una rubrica sul San Francisco Chronicle e perfino l’aver partecipato a uno spot sulla passione. Ho parlato di alcuni risultati di cui andavo molto fiera, come l’aver aiutato migliaia di persone a trovare, creare e realizzare i propri sogni e l’aver certificato centinaia di Dream Coach® insegnando loro il mio lavoro. Ho anche dichiarato la mia missione: “Educare e ispirare persone e aziende a realizzare i propri sogni”.

Non ho mancato di aggiungere quanto ammirassi Oprah per l’influsso che ha ogni giorno su milioni di persone e quanto a mio avviso fossimo simili. Le ho detto tutto questo in meno di tre minuti, mentre il cuore batteva all’impazzata.

Lei mi ha ringraziata e ha risposto: “Le faremo sapere”.

A volte, quando si fratta di sogni importanti, non possiamo fare altro che dare il massimo, sperare per il meglio e vedere come va.

Sapendo che qualsiasi tipo di aiuto mi sarebbe stato utile, ho anche pregato.

Il mattino seguente, sul presto, il mio telefono ha squillato. “L’abbiamo scelta!”, ha detto la produttrice.

Io ho lanciato un urlo e poi, recuperando (in qualche modo) la calma, ho risposto: “Per me è davvero molto importante capire. Perché avete scelto me come vostra esperta di passioni?”.

“Sì”, ha risposto. “È stato semplice: era palesemente la più appassionata.” Questo mi ha fatto credere ancora di più a una cosa che insegno spesso. La passione vende! La maggior parte di noi preferirebbe fare affari (e altro) con una persona che ama quello che fa (e lo dà a vedere) piuttosto che con una che fa semplicemente il proprio mestiere.

Quando Oprah chiama non ti rimane altro che precipitarti. Mi aspettavano a Chicago il lunedì seguente. Fortunatamente ero partita per Maui subito dopo aver tenuto una conferenza, perciò avevo con me una valigia, altrimenti avrei dovuto comprare qualcosa da mettermi, se non volevo presentarmi con un costume hawaiano.

Il programma era uno di quelli che invitano le persone a seguire i propri sogni. Io non ero mai apparsa sulla televisione nazionale e, come si può capire, ero abbastanza nervosa, ma anche elettrizzata. Lo show era iniziato da un po’ quando mi lasciai sfuggire una domanda: “Oprah, qual era il tuo sogno quando hai dato vita al tuo programma?”.

Finita la trasmissione, i suoi collaboratori mi hanno detto: “Di solito è Oprah a fare le domande”. Per un momento mi sono sentita in imbarazzo, ma Oprah è stata così carina e divertente che ho smesso subito. La cosa non deve averla infastidita più di tanto, perché da allora sono stata invitata più volte.

“Il mio sogno”, mi ha risposto Oprah, “era creare un grande posto per divertirsi”. Davanti a me c’era una delle donne più ricche e potenti del mondo e mi stava dicendo che dava molta importanza al tempo passato in allegria. Questo posso confermarlo, perché prima della trasmissione avevamo riso insieme dopo che mi aveva confessato: “Fio scoperto molto presto che mi avrebbero pagata per parlare e da allora non ho mai smesso”.

Guardando il pubblico in studio, Oprah ha continuato: “Il mio sogno più grande era creare un luogo in cui le persone potessero incontrarsi, dare il proprio contributo e restituire qualcosa al mondo”. Il pubblico si è scatenato e si è messo a gridare: “Ci sei riuscita, Oprah!”. Quando l’energia nella sala era ormai alle stelle, Oprah si è rivolta pacatamente a me e mi ha chiesto: “E qual è il tuo sogno, Marcia?”.

Mentre il suo microfono improvvisamente compariva davanti alla mia bocca, mi è venuta in mente una cosa. Alla maggior parte delle persone non piace condividere i propri sogni, in pubblico e a volte perfino a tu per tu. Perché? Perché nessuno vuole essere preso in giro per i propri sogni, né tanto meno essere criticato se non riesce a realizzarli; inoltre, c’è anche un motivo più profondo per cui molti non vogliono parlare dei propri sogni. Siete pronti? Perché se mi dite i vostri sogni, potrei aspettarmi che facciate qualcosa per farli avverare!

Certo, chi si impegna seriamente per ottenere dei risultati sa quanto possa essere d’aiuto il sostegno degli altri, ma questo non rende la condivisione meno complicata.

E se condividere i propri sogni non è facile, immaginatevi che Oprah è visto da trentacinque milioni di persone (compresa mia madre). A quel punto ho fatto un bel respiro e ho risposto: “Il mio sogno è che ricominciamo a sognare”. Oprah annuiva mentre io proseguivo: “Che la smettiamo di pensare ai sogni come a delle fantasie irraggiungibili e che facciamo il primo passo o un passo ulteriore per realizzarli”.

Durante la pubblicità Oprah mi ha sorriso. Ed ecco un fuori onda per voi. Mi si è avvicinata, mi ha messo le mani sulle spalle, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha detto: “Marcia, sono proprio d’accordo”.

L’unica cosa che riuscivo a pensare è: “Sto avendo un momento a tu per tu con Oprah”. Per un attimo la mia mente si è annebbiata e ho perso la concentrazione. Poi mi sono ripresa e l’ho sentita pronunciare queste parole straordinarie: “Dipende tutto dai sogni. Se dovessi attribuire il mio successo nella vita a una cosa, sarebbe questa: ho creduto ai miei sogni, anche quando ero l’unica a farlo”.

Non stupisce che sia arrivata dovè oggi. E vorrei aggiungere una cosa alla saggia affermazione di Oprah: a volte non ci sono prove che il nostro sogno sia una buona idea. La cosa non mi piace, ma è così. E a volte non ci sono prove per stabilire se è davvero il momento di seguire il nostro sogno, soprattutto se è un sogno importante.

Ma dove cercare le prove? Non si può guardare nel libretto degli assegni, nel mercato azionario o nei notiziari della sera. Il solo posto in cui guardare per decidere se credere a un sogno è nel nostro cuore. Pensate di riuscire a credere in qualcosa solo perché per voi è importante e farlo veramente da oggi stesso?

Riportare i sogni a terra

La maggior parte delle persone ritiene che i sogni siano delle fantasie irrealizzabili o qualcosa che capita mentre si dorme. Invece quando parlo di sogni non intendo niente di tutto ciò.

Per me i sogni sono le aspirazioni, i desideri, gli obiettivi e le speranze cui teniamo di più. E questo è il tipo di sogno che si fa quando si è davvero svegli.

La parola “sogno” è stata spesso fraintesa, come se i sogni fossero delle nuvolette nel cielo, belle ma irraggiungibili. Sebbene il termine evochi possibilità e speranza, i più guardano ai propri sogni con un senso di futilità e impotenza; e tuttavia essi continuano a vivere come cenere ardente, balenando nella nostra mente o nelle profondità del nostro cuore.

Usando questo libro, imparerete a fare chiarezza su quello che volete, a esprimere i vostri sogni e a realizzarli nella vostra vita. Una vita senza sogni non è vera vita. Quando la nostra esistenza si riduce a una lista di problemi da risolvere o di incombenze da sbrigare, la passione si prosciuga. Senza i nostri sogni, non ci resta che la realtà, il che non è una brutta cosa, anzi è essenziale se vogliamo elaborare una strategia per raggiungere la nostra meta. Ma la domanda è: quanto ci costa essere troppo realisti?

Essere troppo attaccati alla realtà può costarci la passione e la gioia, la creatività e i desideri, e può farci perdere anni di vita. La realtà è importante, ma essere troppo realistici può soffocare le passioni e i sogni. Molti usano la parola “realista” come un paio di manette che li tengono imprigionati dietro a un confine inesplorato.

Uno che di certo non si può accusare di essere stato troppo realista è un uomo di nome Don. Compiuti i trentotto anni, la maggior parte delle persone, soprattutto gli uomini, ritiene poco pragmatico iniziare una carriera come ballerino professionista. Ma non Don. Era un sogno che aveva da molto tempo e così, quando si è sentito pronto, ha chiamato Ron Guidi, il direttore artistico dell’Oakland Ballet, in California. Ron ha risposto che apprezzava il suo coraggio e che fegato e talento di solito vanno a braccetto; dopodiché ha acconsentito a fargli un provino.

Don è stato molto bravo, perciò Ron gli ha spiegato come stavano esattamente le cose. Se si fosse esercitato a danzare sei ore al giorno per sei giorni a settimana, in sei mesi lo avrebbe lasciato salire sul palco con la compagnia. Ron gli ha anche detto che, a essere pratici, avrebbe avuto molte più possibilità e maggiore successo come ballerino di musical. Don era elettrizzato all’idea e così è incominciata la sua carriera nel teatro e nella danza professionistica. Nel suo caso, quella conversazione sul realismo ha generato più opportunità che limiti.

Non lasciate che l’essere concreti soffochi i vostri sogni. Seguite le vostre speranze più temerarie e poi fatevi guidare dalla realtà per portarle a termine. A prima vista Don poteva sembrare poco pratico, ma quello che lo ha reso differente da chi sogna a occhi aperti o da chi vive di illusioni è l’aver agito. Le persone che sognano a occhi aperti non fanno quasi mai nulla di tangibile per realizzare i propri sogni, ed è così che potete individuarle. Agendo, Don ha trovato in poco tempo un modo “realistico” per vivere il suo sogno.

Anche i medici concordano nel dire che le persone con dei sogni e delle passioni sono più in salute e vivono più a lungo. Il dottor Mehmet Oz, un mio collega, mi ha parlato del termine medico “apoptosi”, che indica una forma di “morte cellulare programmata” o di “suicidio cellulare”. Mi ha spiegato che quando il nostro cervello si convince che non siamo più utili, cosa che può accadere a qualsiasi età, comunica alle cellule che non abbiamo più bisogno di loro, innescando un processo di autodistruzione fisica e psichica. Lo si può osservare spesso quando qualcuno va in pensione, viene licenziato, ha la sindrome del nido vuoto o semplicemente smette di sognare. Senza sogni non abbiamo più un motivo per alzarci dal letto. Perciò sognare per sé e per le persone che amiamo non solo non è da egoisti, ma è un atto di generosità. Avrete una vita migliore e più lunga di chi è “eccessivamente realista”, va avanti in modo meccanico e pensa di essere troppo vecchio per sognare. Dire a un anziano di prendere le medicine o le vitamine per vivere qualche anno in più non è neanche lontanamente convincente quanto fargli immaginare di ballare al matrimonio di suo nipote.

La mia famiglia ne è un esempio concreto. Mio padre, Murray, ha sempre goduto di buona salute ed è sempre stato un sognatore. È cresciuto nel Bronx, una zona molto povera, e di certo è partito svantaggiato nella vita, ma quando si è innamorato di mia madre, che veniva dai quartieri alti, non ha lasciato che le condizioni finanziarie intralciassero il suo sogno di uscire con lei. Non poteva permettersi neanche di portarla fuori a cena, perciò è diventato un eccellente giocatore di biliardo e ha usato le sue vincite per frequentare mia madre. Tra i polli che ha spennato di più c’era un tipo di nome Bernard Schwartz, che poi è diventato famoso come Tony Curtis, la star del cinema.

Mio padre non ha mai avuto paura di pensare in grande o di seguire i propri sogni, ma l'anno scorso gli è stato diagnosticato un linfoma. Anche se il dottore gli ha detto che era un tumore a lenta crescita e che sarebbe sopravvissuto, qualcuno gli ha messo in testa che stava morendo. È bastato questo. Da uomo giovanile, che giocava a golf in un ottima categoria, ha iniziato ad aggirarsi per casa in vestaglia e pantofole. Un giorno ho ricevuto una telefonata allarmata da mia madre: Dovresti venire, tuo padre sta morendo”. Così ho preso un aereo per la Florida. Vedere mio padre che si comportava come un vecchio mi ha sconvolta. Mi sono accorta immediatamente che non aveva sogni e perciò non aveva alcun motivo per vivere. La storia che si era raccontato sul suo cancro stava gettando un’ombra scura sulla sua vitalità.

Papà, hai bisogno di un sogno nuovo!”, gli ho detto quel pomeriggio, mentre passeggiavamo lentamente in strada.

“Sono troppo vecchio per avere sogni nuovi”, ha replicato lui.

D'accordo, ma che ne dici di un sogno che ti porti dietro da tutta la vita, quello che hai sempre detto di voler realizzare prima di morire?”

Lui era infastidito, ma io ho insistito. “Il safari in Africa?”

Avevo catturato la sua attenzione. Si è fermato e mi ha guardato negli occhi.

Faro avverare questo tuo sogno”, ho aggiunto.

Dov e la fregatura? , mi ha chiesto allora, come faceva sempre.

“Be’”, ho risposto, “una fregatura c’è. Per prima cosa devi rimetterti in forma, perché saremo sballottati in jeep per ore su un terreno accidentato. La seconda condizione è che io ti offrirò questo viaggio, ma tu non potrai lamentarti. Lo potrai fare una sola volta, ma se ti lamenti una seconda volta dovrai pagare la tua parte e se lo fai una terza pagherai anche la mia.

“Dovrai passare sul mio cadavere!”, ha sbuffato.

Prendendolo sotto braccio, ho risposto: “È quello che stiamo cercando di evitare”.

E così ha fatto. Ha iniziato a camminare in piscina, a fare jogging e pian piano ha messo via la vestaglia e ha ripreso i suoi ritmi di sempre. Alla fine siamo partiti per l’Africa e non dimenticherò mai il momento prezioso in cui abbiamo avuto il privilegio di vedere uno degli ultimi rinoceronti neri sopravvissuti. Papà mi ha guardato con le lacrime agli occhi e il pollice in su.

Quando siamo tornati a casa, ha proseguito con il suo regime di esercizi. Ha scelto di vivere perché si era connesso con un sogno; quella è stata la scintilla che l’ha risvegliato dal suo stato di trance. Credo che avere un sogno e perseguirlo farà guadagnare a mio padre dieci anni di vita in buona salute.

Non esiste un’età per sognare. La situazione ideale, di cui parlerò in dettaglio nel Capitolo 13, è riempire sempre più la vita quotidiana con quello che si ama, anche per quanto riguarda il proprio lavoro. La maggior parte di noi deve lavorare centomila ore prima di andare in pensione. Quello che fate lo amate, lo tollerate o lo disprezzate? La vita è breve. Usate saggiamente i vostri giorni, le vostre ore e perfino i singoli momenti perché sono preziosi.

Paul Scott, vice presidente senior di una grande compagnia di telecomunicazione, amava divertirsi e lo dimostrava tutti i giorni sul posto di lavoro, anche in periodi di crisi o particolarmente stressanti. Una delle sue passioni era il golf e perciò era sempre pronto a intrattenere i suoi clienti su un bel campo. E perché no? Sia lui che la sua eccezionale società d’avanguardia avevano colto perfettamente l’importanza della passione. Infatti, mi hanno poi assunta per predisporre un programma annuale chiamato “Il piano della passione . Sapevano che le persone felici rendono contenti i propri dipendenti e che gli impiegati felici producono risultati migliori.

Potete iniziare a far avverare i vostri sogni personali e professionali oggi stesso, proprio in questo momento, chiarendo qual è il vostro sogno, credendovi e facendo dei semplici passi.

Questo testo è estratto dal libro "Dream - Chiarisci e Crea Ciò che Vuoi".

Ti è piaciuto questo articolo? Rimani in contatto con noi!
Gli articoli più letti
Gli ultimi articoli pubblicati
Articolo consigliato:

Dream - Chiarisci e Crea Ciò che Vuoi

-15%
Dream - Chiarisci e Crea Ciò che Vuoi

Marcia Wieder

Una guida profonda e avvincente per vivere la vita al massimo e raggiungere i propri sogni più arditi, grazie a strumenti pratici i cui... continua

 

Torna su