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Sono Stata Amata

Love Warrior - A Memoir - Anteprima del libro di Glennon Doyle Melton

Se l’amore potesse preservare dal dolore

Sono stata amata. Se l’amore potesse preservare dal dolore, non avrei mai sofferto. Il diario della mia nascita, in pelle e con il nome “Glennon” in copertina, è una lunga poesia di mio padre corredata di fotografie della mia dolce mamma che mi tiene la manina rosa e screpolata con al polso il braccialetto dell’ospedale. A proposito della mia nascita papà ha scritto:

“Non è stato davvero

un pianto

quel primo vagito,

è stato più una fanfara

che annunciava una meraviglia

che non si sarebbe mai

ripetuta.

Non ci sono lenzuola in seta o ancelle

o emissari con gioielli.

Non si sentono trombe o annunci in grande: dove sono!

Non sanno

che cosa è appena successo qui?

E arrivata una principessa.”

Sono stata amata">

Sono stata amata

Sono stata amata. Come è amata la mia bambina. Eppure una sera, seduta sul bordo del letto, lei mi ha guardato con i suoi occhioni scuri e puri e ha detto: “Sono grande ma’. Sono più grande delle altre bambine. Perché sono diversa? Voglio tornare piccola. La sua voce era rotta, come se odiasse confessarlo, come se si vergognasse di rivelare la sua verità segreta. Sono stata travolta dalle lacrime, dai codini, dal lucidalabbra e dalle mani sporche dopo che si era arrampicata sull’albero di banyan del giardino. Ho cercato una risposta adatta, ma avevo la testa vuota. Tutto ciò che avevo imparato sul corpo umano, l'essere donna, il potere e il dolore era svanito davanti al tono con cui la mia piccola aveva pronunciato la parola “grande”. Come se essere grande fosse una sciagura, una condizione inevitabile, il suo segreto, la sua disgrazia. Come se diventare grande fosse qualcosa che si stava compiendo irreparabilmente dentro di lei, minacciando il suo patto con la vita.

Mia figlia non s’interrogava su come affrontare le dimensioni del suo corpo. Mia figlia voleva capire come sopravvivere adesso che era quel particolare tipo di persona in questo particolare tipo di mondo e come rimanere piccola in un mondo che voleva proprio questo da lei. Continuando a crescere come potrò essere amata da qualcuno? L’ho guardata e non ho risposto: “Tu non sembri grande, amore”. È vero, non sembra grande e nemmeno io. Non sono mai sembrata grande. Assolutamente. Mia figlia e io siamo molto attente. Sappiamo che cosa pretende il mondo esterno. Sappiamo che dobbiamo decidere se rimanere piccole, tranquille e semplici o permettere a noi stesse di crescere, emeigere prorompenti e complicate secondo la nostra natura. Ogni donna deve decidere se rimanere coerente con se stessa o conformarsi al mondo esterno. Ogni donna deve scegliere se farsi adorare o lottare per l’amore. Là, su quel letto, con i suoi codini e il suo dolore, mia figlia era me, la bambina che sono stata una volta, la donna che sono oggi, alla continua ricerca di risposte alle domande: Come posso essere grande e libera ma essere comunque amata? Sarò solo una signora o un essere umano completo? Devo assecondare il mio sviluppo e continuare a crescere, o arrestare questo processo e adattarmi?

Ho quattro anni e mio padre è l’allenatore della squadra di football nella scuola superiore del quartiere. Questa sera si gioca una partita e la mamma mi infagotta in un cappotto morbido, con tanto di paraorecchie e guanti. Quando ha finito, si inginocchia davanti a me e ammira il proprio lavoro. E compiaciuta. Mi prende le guance fra le mani, avvicina il viso e mi bacia sul naso. Insieme impacchettiamo la mia sorellina, Amanda, in una voluminosa tutina da neve. Amanda è il nostro dono, passiamo le giornate a vestirla e cambiarla. Quando è pronta, a turno la baciamo mentre lei scalcia e ride felice. Le sue braccia sporgono dritte dai fianchi come le punte di una stella marina.

C’infiliamo in auto, arriviamo a scuola e ascoltiamo le foglie che scricchiolano sotto gli stivali mentre camminiamo verso il campo. Saliamo le scale imbrattate di popcorn: il tamburo della banda che si esibisce in quel momento mi rimbomba nel petto, l’odore degli hot dog mi riempie i polmoni e il rumore delle voci della folla mi echeggia in testa. La serata è un caos assordante, ma la mia mano è al sicuro in quella di mia madre che mi guida. Quando raggiungiamo i cancelli, le signore che controllano i biglietti sorridono e portano le mani al cuore: Voi tre non siete forse la cosa più bella?”. Ci fanno segno di passare, siamo le ragazze dell’allenatore, non dobbiamo pagare. La mamma e io sorridiamo, ringraziamo e ci uniamo alla folla sotto le luci abbaglianti del campo. Quando ci notano, studenti e genitori ammutoliscono e si spostano di lato. Si apre un varco. La riverenza silenziosa è la risposta del mondo alla bellezza di mia madre. Le persone che la incrociano, si fermano e aspettano speranzose fin quando i suoi occhi non si posano su di loro, sistematicamente. Lei dona sempre un po’ del suo tempo agli altri. Gli sconosciuti le offrono attenzioni e lei ricambia.

Una regina che governa con gentilezza

E una regina che governa con gentilezza. Ecco perché la gente la fissa. Lei è affascinante, lei è amore. Esamino continuamente mia madre e osservo chi la contempla. Ogni giorno persone sconosciute le dicono che sono una bambina bellissima. Devo imparare come comportarmi perché la bellezza è una responsabilità. A quanto pare la gente si aspetta molto dalla bellezza.

La mia bellezza di bambina è evidente nelle fotografie: boccoli castano dorati che scendono fino alla vita, pelle di porcellana, un enorme sorriso e luminosi occhi verdi. Quando qualcuno mi guarda estasiato, mi esercito nel contraccambiare. So che la bellezza è una forma di gentilezza. È qualcosa da regalare e mi sforzo di essere altruista. Per mantenere un certo equilibrio, i miei mi ricordano spesso che sono anche intelligente. Ho imparato presto a leggere, e a quattro anni parlo già come un adulto. Mi rendo conto subito però che l’intelligenza è più complicata da gestire della bellezza. Le persone si avvicinano e accarezzano i miei boccoli, ma quando parlo sicura e spigliata, sgranano gli occhi e fanno un passo indietro. Sono attratti dal mio sorriso e disgustati dalla mia audacia. Si riprendono prontamente con una risata, ma l’allontanamento è avvenuto. L’ho percepito. Volevano adorarmi e io ho complicato le cose introducendo la mia personalità nella loro esperienza di me. Inizio a capire che la bellezza scalda le persone e l’intelligenza le raffredda. So anche che essere amata per la propria avvenenza è una condizione effìmera per una ragazza. Mi chiedo come potrò dare e ricevere amore fra qualche anno, quando sarò meno graziosa, quando non avrò più i miei favolosi boccoli da far accarezzare o una pelle perfetta da ammirare, quando non sarò più piccola, semplice e preziosa. Perdere questo fascino è una disgrazia, mi renderà inutile. Sarà come venire meno alla mia parte dell’accordo e la vita ne rimarrà delusa. Senza bellezza, che cosa mi resterà per scaldare il cuore degli altri?

Per ora, comunque, siamo tutte e tre perfette. Ci mettiamo comode sugli spalti e tifiamo la nostra squadra. Quando la partita finisce, corro sul campo perché papà mi sta cercando. Mi cerca sempre. Lo raggiungo passando attraverso le gambe imbottite dei giocatori e lui mi solleva fin sopra la testa. I giocatori si spostano per lasciarci spazio. Piroettiamo finché le luci e la folla non si mescolano e tutto il mondo intorno si confonde. La mia unica certezza è papà sotto di me. Mi appoggia a terra e, mentre mi rimetto in equilibrio, scorgo la mamma e mia sorella che vengono verso di noi. Man mano che si avvicina, mia madre illumina mio padre. E più brillante e potente di tutte le luci del campo messe insieme. Papà l’abbraccia, poi prende la piccola stella marina e la bacia sulle guance. Noi quattro siamo un’isola felice. Questo rituale si ripete dopo ogni incontro, che vinciamo o perdiamo. Noi siamo la vittoria di mio padre. Ci voltiamo e attraversiamo la folla, non siamo più un’isola ma un corteo e le persone ci sorridono e ondeggiano. Noi quattro ci teniamo per mano e cantiamo l’inno della scuola lino alla macchina.

Questo testo è estratto dal libro "Love Warrior - A Memoir".

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