SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 8 min

Gli Spiriti Guida, il nostro rapporto con loro e il fenomeno psichico

Spiriti Guida e Maestri Invisibili

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Noi e gli Spiriti Guida

Nei suoi rapporti con gli Spiriti Guida, il viaggiatore corre il rischio di trovarsi nella posizione degli stupidi di Cipolla. L’intelligenza degli Spiriti Guida è, infatti, molto superiore alla sua, ed essi si occupano di lui, gli sono amici, vogliono elevarlo: è impossibile non avere l’impressione, ogni tanto, che stiano perdendo il loro tempo. E il lato comico dei libri di Castaneda, in cui Don Juan suscita tanta tenerezza, per i lunghi, pazienti sforzi che prodiga nel chiarire aspetti e dinamiche del nagual al suo allievo statunitense Carlitos, il quale continua a non capire.

Forse gli Spiriti Guida la vedono in tutt’altro modo - pensavo una volta, - dato che certamente ci rimettono, dedicandosi a noi, eppure non sembrano scontenti. Lo domandai ai miei Maestri invisibili, durante una conversazione di molti anni fa:

E giusto che noi prendiamo energia da voi? E se non lo è, perché lasciate che succeda?

Giusto, sbagliato. La legge rimane sempre indietro. Anche Mosè spezzò le prime Tavole della Legge, perché scendendo dal Sinai si accorse che andavano superate. Così è sempre. Tu dici: è giusto, è sbagliato? Ma a domande simili, la risposta è sempre interrogativa: «Giusto o sbagliato che sia, così è finora: che fare per andare oltre?» Così è in tutti i mondi.

Allora mettiamola in un altro modo: a parte il giusto e lo sbagliato, è una buona cosa che voi vi esauriate per noi?

Non è il fine che conta? Il fine è all’origine di ogni cosa. E il fine del «giusto o sbagliato?», o del «è bene o è male?» è la libertà che c’era prima di queste domande. Il vostro fine è questo: nascete per essere sempre bambini, senza le leggi - che sono una cosa da adulti — e da adulti continuate a crescere per diventare bambini. Noi vi aiutiamo: ci deve pur essere qualcuno, nell’universo, che vi aiuti a superare le leggi. Così è anche per il nostro “esaurirci”, come lo chiami tu. È un esaurirci, certo; ma esaurirci, per noi, è tornare all’inizio. Perdere forze dandole a voi, per noi è perdere passato e tornare a dove si era cominciato ad accumularlo. L’inizio è sempre più in alto del resto, ed è bello. Anche gli Spiriti si evolvono, crescono: si staccano dall'inizio e diventano adulti, proprio come voi. Solo ascoltando le vostre domande cominciano a ricordarsi dell’inizio. Della loro origine. E allora si accorgono anche di voler cambiare tutto. Dunque, il buono è che da voi viene di nuovo un’origine.

Così parlano di solito. E ora vedremo chi sono.

Congiunzioni

Parlano di loro, in varie forme e con molti nomi diversi, tutte le tradizioni iniziatiche: fin da Esiodo, che riteneva fossero gli uomini dell’Età dell’Oro, rimasti sulla terra come consiglieri più o meno invisibili, nelle quattro Età successive:

E dopo che questa stirpe sparita fu sotto la terra, spiriti (dàimones) son divenuti ora, per volere di Zeus, buoni, che stanno sopra la terra, custodi dei mortali. Custodi sono dei mortali, delle buone e cattive opere, son circonfusi d’aria, frequentano tutta la terra, distribuiscono le ricchezze: han questo privilegio di re.

Per Maometto, erano invece un popolo creato fin da principio, al pari dell’umanità:

Il Signore creò l’uomo da fango seccato, come argilla per vasi, e creò i jinn, di fiamma purissima di fuoco.

Sono i daimones di Socrate, il winged people degli indiani nordamericani, l'Ariel della Tempesta di Shakespeare.

Discorrono, come YHWH ed ’Elohiym discorrevano con Noè, con Abramo, con Mosè; come Elia e Mosè discorrevano con Gesù sul monte; come Bagheera e Baloo con Mowgly; come Filemone e Ka con Jung.

Fanno ciò che Farìa fa per Dantès in carcere, e ciò che Don Juan e Don Genaro fanno per Carlitos nei romanzi di Castaneda.

Nella dottrina cristiana, se ne riconoscono i tratti in certi atteggiamenti degli Angeli custodi, o nel culto dei santi.

Dante ne dà la trattazione più famosa, facendone, in Virgilio e Beatrice, i coprotagonisti della Commedia.

Sono tutte quante attestazioni di una ben precisa realtà della psiche, e insieme del modo in cui i viaggiatori li percepiscono, con la loro immaginazione, nell’aldilà. Consistono, propriamente, nella congiunzione di un fenomeno psichico e di un concetto mitologico: sempre uguale il primo, in ogni epoca, a giudicare dalle tante attestazioni che se ne hanno; e variabile invece il secondo, nel variare delle culture.

Al di fuori di questa congiunzione, gli Spiriti Guida non esistono, o sono soltanto un’invenzione. Il fenomeno psichico che è il loro fondamento non basterebbe, di per sé, a farli esistere per il viaggiatore: proprio così come una sinagoga non esisterebbe per me, cioè non la scorgerei, in nessuna città del mondo, se non sapessi che cos’è ciò che gli ebrei chiamano una sinagoga. Mentre il concetto mitologico non mi permetterebbe, di per sé, di conoscerli, se non ne sperimentassi il fenomeno: proprio così come la parola “sinagoga” non mi direbbe granché, finché non ne avessi visitata una.

Il fenomeno psichico degli Gpiriti Guida

Sia il fenomeno psichico degli Spiriti Guida, sia la percezione che se ne ha, incominciano quando si producono tre condizioni: quel grado di rilassamento che, come abbiamo visto, tanti viaggiatori chiamano “il sonno” (occhi chiusi e attenzione desta); l’attivarsi dell’immaginazione; e un sia pur minimo desiderio di sapere qualcosa di più, non importa che cosa. Gli impedimenti, le prove che si incontrano lungo la via servono a produrre l’ultima di queste tre condizioni: quando si è in difficoltà si vuole sapere qualcosa che prima non occorreva ancora.

Così è per Dante, che fa precedere l’incontro con Virgilio da una fase di “sonno” (prima condizione) e da un trekking nella selva, in cui comincia a vedere esseri strani (seconda condizione): e Virgilio non parla per primo a Dante, ma è Dante a rivolgergli la parola, per sapere chi sia (terza condizione).

Così è nella Trasfigurazione: Gesù conduce i discepoli su un “monte” e poi li lascia per un po’ in attesa, in uno speciale torpore (prima condizione), prima di insegnare loro a vedere due Spiriti Guida (seconda condizione), di cui i discepoli desiderano sapere chi siano (terza condizione) e d’un tratto lo sanno: Mosè ed Elia!

Così è anche per Mosè, che quando incontra ’Elohiym - anche lui su un “monte” - deve prima incuriosirsi (terza condizione) poi avvicinarsi e obbedire a certi comandi - «Non avvicinarti di più! Togliti i sandali!» Esodo 3,5 - che valgono come impedimenti da superare lungo la via e che segnano l’inizio della sua percezione immaginativa (seconda condizione) e deve infine velarsi gli occhi (prima condizione). Da un punto di vista teologico, queste condizioni imposte a Mosè sono anomale: un Dio, di solito, non ha bisogno di imporre una camminata, un arresto, un denudamento dei piedi, per comunicare con gli uomini. Ma con Mosè il rapporto tra uomo e Dio cambia: ’Elohiym era considerevolmente indebolito dopo il lungo abbandono da parte del suo popolo - vale per ’Elohiym ciò che Dante dice di Virgilio:

Per lungo silenzio parea fioco.

Inferno 1,63

Virgilio come ’Elohiym tacciono da molto tempo, perché nessuno aveva provato curiosità per loro. Mosè doveva dunque scoprire chi era quel Dio, di cui fino a quel momento non aveva saputo nulla, ed ’Elohiym doveva perciò istruirlo, guidarlo. Il Dio di Mosè diventa così, all’inizio, uno Spirito Guida, datore di una conoscenza che può comunicarsi soltanto se l’uomo vuole conoscere.

Nessuno Spirito Guida, per quanto divino, può da solo apprestare tutte e tre le condizioni necessarie a percepirlo e a comunicare con lui. L’uomo deve contribuirvi: camminare, rilassarsi, immaginare, voler sapere - come nella messa cattolica occorre sedersi, alzarsi, sedersi di nuovo, andare all’altare e tornare al proprio posto, così anche qui l’uomo deve attivare alcune delle proprie forze, per raggiungere e mantenere il particolare livello d’attività psichica in cui la comunicazione può avvenire.

Questo livello occorre al viaggiatore per porsi al di sopra della portata di altri e molto meno interessanti fenomeni psichici, che nell’aldiquà disturbano pressoché sempre la mente cosciente: fantasie sconnesse, brevi pensieri inquieti, superflui, voces ossessive (quelle spiacevolissime frasi o sequenze di frasi più o meno prive di senso, che tornano a ripetersi monotonamente in mezzo ai nostri pensieri, appena siamo un po’ stanchi), ricordi fastidiosi, istanti di paura immotivata, e via dicendo.

Il livello d’intensità psichica necessario alla comunicazione con gli Spiriti Guida dà invece un sensazione di calma. Si ha l’impressione, sempre sorprendente all’inizio, che nella mente si faccia tutt’a un tratto silenzio. Allora può avvenire l’incontro con ciò che il concetto che il viaggiatore ha degli Spiriti Guida gli permette di scorgere di loro.

Data di Pubblicazione: 31 agosto 2018

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