SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 9 min

Storia di un’iniziazione

Storia di un’iniziazione

Il principio di qualcosa, un rito di passaggio, scopri le sensazioni che procura questo tipo di cerimonia leggendo l'anteprima del libro di Amanda Yates Garcia.

Memorie di una strega

“Quando sei nei guai e fuggi dalla morte, trova il crocevia: il luogo di incontro sotto le stelle, la via per la gnosi, dicendo questo è il posto, questo è proprio il posto a molti strati, stenditi qui...”
Anne Waldman
Trickster Feminism

Cerca le tre stelle che compongono la cintura di Orione. Strizzai gli occhi per leggere alla luce delle stelle, scorrendo il dito lungo una riga di istruzioni che avevo annotato sul mio Libro delle Ombre. Qui le streghe segnano i loro incantesimi preferiti. Da sola, a un bivio in mezzo al deserto del Mojave, dovevo rivolgere l’invocazione alla costellazione di Orione. Nel cuore della notte recitai: “aòth abraóth basym isak Sabaoth iaò”. Si levò un vento caldo proveniente dal confine con il Messico e le candele nei loro vetri protettivi scoppiettarono fino a spegnersi. Bloccai le pagine del mio libro per timore che sparissero nella boscaglia spettrale circostante.

Mi trovavo lì per eseguire il Rituale del Senza Testa, un arcano incantesimo di magia cerimoniale in cui, in pratica, ci s proclama divini. Si invoca dentro di sé la dea Iside, parlandi con la sua voce: Sono colei che fa lampeggiare i fulmini ed echeggiare i tuoni; sono colei il cui sudore cade sulla terra sotto forma, di pioggia, cosicché la vita possa avere inizio. Ero lì perché noi volevo né riuscivo più a stare alle regole del sistema. Ero stanca. Stanca di arrendermi. Il Rituale del Senza Testa doveva essere l’ultima di una serie di iniziazioni magiche cominciate alla mia; nascita.

Ero scalza e quasi nuda, e il vestito di cotone trasparente che indossavo durante i miei rituali solitari mi frustava le gambe come un lupo che azzanna la preda nell’oscurità. Mi trovavo in un’altissima insenatura fatta di millenarie rocce rosse calde al tatto, che a mezzanotte ancora emanavano il calore del sole. Le pungenti distese di cactus Cholla, che risplendevano alla luci delle stelle, formavano un mare intorno a me, pronto ad attaccarmi e pungermi le gambe nude con le sue spine. Era una terra pericolosa. Nonostante i serpenti a sonagli e i coyote appostati fra i cespugli di creosoto, a preoccuparmi di più erano gli abitanti del deserto: giovani uomini pompati e storditi da metanfetamina a bordo di monster truck, che tracannavano una birra dopo l’altra e si aggiravano come bestie fameliche nel deserto.

Come la maggior parte delle donne, le streghe conoscono bene i demoni del patriarcato. Ci seguono ovunque. Neanche in un luogo selvaggio come il deserto riusciamo a essere sole durante i nostri riti. L’ombra della violenza ci tallona nostro malgrado; e per la maggior parte di noi, anche la sua sola minaccia, una vita intera di avvertimenti e aggressioni più o mene violente sono sufficienti a farci restare a casa, “al sicuro” sotto l’egida protettiva delle patriarcali divinità maschili. Ogni volta che vedevo dei fari avanzare all’orizzonte o sentivo il rombe basso di una moto riecheggiare tra le pareti del canyon, dovevo frenare l’impulso di correre a nascondermi. Ma non mi sarei fatta allontanare dalla mia magia per darla vinta a energumeni convinti di avere il mondo ai propri piedi. Ero lì per principio. Ero in quel luogo perché mi ero ripromessa di creare il mondo in cui volevo vivere. Un posto in cui le streghe esercitano il loro potere nel deserto. Una dimensione in cui una donna può intonare inni alla Dea, lontana chilometri dalla civiltà, senza timore di essere aggredita. Quindi recitai gli incantesimi e versai le libagioni sulla terra rossa. Cercai di ignorare il fatto che non avevo mai dovuto usare la mia magia contro uomini che, qualora fossero apparsi, avrebbero sicuramente avuto delle pistole.

È sempre stata una mia prerogativa fare cose che mi spaventano

Un’iniziazione è il principio di qualcosa, un rito di passaggio, una cerimonia che indica un progresso di qualche tipo verso l’età adulta o una nuova forma di conoscenza. Il giorno del mio tredicesimo compleanno, durante la mia iniziazione cerimoniale alla magia, mia madre e io eravamo sedute in un cerchio di madri e figlie della nostra comunità, con una matassa di filo rosso che legava i miei polsi ai suoi. Chiamato Rituale delle Rose, per via delle bacchette di rosa con cui le madri sfioravano le nostre guance piene e giovani, quella era la cerimonia per le streghe adolescenti della mia congrega che dedicano la propria vita alla Dea e alle compagne.

I bouquet di rose, illuminati dal bagliore delle candele rosse e ornati con felci e gipsofile, impregnavano il salotto con il loro profumo. Donne e ragazze scaldavano la stanza come carboni in una sauna. Eravamo lì per celebrare il calore del sangue, quella forza vitale che scorre nelle nostre vene attraverso il rivestimento della parete uterina, pulsando fino ad arrivare all’inizio di tutta la vita sulla terra, portandoci a un futuro ignoto che dobbiamo creare per noi stesse. Quella notte recitammo i nomi delle nostre antenate, rintracciando il più lontano possibile le radici del nostro passato.

Quando finalmente pronunciammo il nome di mia madre e poi il mio, utilizzammo un paio di forbici a mo’ di athame - un coltello cerimoniale - per tagliare il rosso cordone ombelicale quasi alcuna traccia di questi misteri. Quello che sappiamo è che venivano officiati in onore di Demetra, dea del raccolto, e Persefone, sua figlia nubile, rapita dal Signore degli inferi e portata nell’Ade, dove fu costretta a diventare sua “sposa”.

Che siamo pronte o meno, i nostri traumi ci trascinano nell’Ade iniziandoci, spesso contro la nostra volontà, ai misteri del sesso e della morte e alla fine, se tutto va bene e siamo fortunate, alla rinascita. Quest’ultima avviene solo se in qualche modo, con astuzia, riusciamo a trovare da sole una via di fuga. Altrimenti, se non riusciamo a controllare le nostre iniziazioni, rimaniamo lì, intrappolate come ombre non morte, le ossa schiacciate dai templi dei nostri invasori.

Se lasciate a se stesse, la maggior parte delle adolescenti sono streghe per natura, e io non facevo eccezione. Mi divertivo a prevedere il futuro con dei foglietti piegati e contattavo gli spiriti con la tavola Ouija. Permettevo allo spirito dell’Amante di possedermi quando baciavo le mie amiche. Ai pigiama party recitavamo incantesimi per fluttuare fino al soffitto, utilizzando i mignoli. Indossavamo anelli dell’umore, ankh fiale di sangue intorno al collo. Allora il mondo era un posto incantato per la mia piccola congrega. Ma sebbene mia madre fosse una strega, e nonostante fossi stata iniziata alla magia prima ancora di aver terminato il primo anno di liceo, non mi era mai passato per la testa che potessi essere una strega. Che la magia potesse diventare la mia professione.

Nel nostro mondo, a meno che non si disponga di una rendita, è necessario lavorare: è un imperativo morale che, a detta di quasi tutti gli adulti che incontravo, equivaleva all’essere infelice. Otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana, fino ad arrivare, annoiati ed esausti, al momento della pensione. Questo è quello a cui mi aveva preparato la scuola elementare e che il mondo si aspettava da me. A trent’anni, avevo già provato quasi tutti i lavori possibili per una giovane donna, ed erano stati deprimenti, ognuno a modo suo. In mezzo a tutto questo, sono però riuscita a resistere agli imperativi del patriarcato capitalista; il mio obiettivo era oppormi alle regole di uno status quo che cercava di rendermi inerme, svalorizzarmi e sfruttarmi in modo empio a proprio vantaggio. Potremmo dire che volessi stregare il sistema, ma ogni volta che pensavo di aver trovato una via di fuga, mi ritrovavo sempre al punto di partenza: gli inferi. Finché non divenni una strega a tempo pieno.

Libera e forte

Nell’estate del 2016, quando mi trovavo nel deserto per eseguire il Rituale del Senza Testa, mi mantenevo in quel modo già da alcuni anni. Non mi ero mai sentita così libera e forte. Nei mesi successivi al rito nel deserto, ogni volta che mi sintonizzavo con la Dea sentivo il suo richiamo ad abbandonare il ripostiglio delle scope per rivendicare i diritti di noi streghe. Mi diceva che le donne selvagge non potevano più permettersi di darsi un contegno. Era ora che ci attivassimo e ispirassimo reciprocamente.

Anche se eravamo preoccupate di essere derise o ricevere minacce di morte; anche se avevamo paura di sprecare tempo, di perdere, di essere giudicate o di sbagliare. In suo onore ho eseguito rituali nei musei d’arte, sono stata intervistata dal “LA Times” e ho discusso di politica con critici conservatori su FOX News. Tra le minacce di stupro e decapitazione che ho ricevuto in seguito a queste apparizioni, mi sono arrivate anche centinaia di email di persone che mi ringraziavano per averle indirizzate verso la magia.

Durante le lezioni che tenevo nelle università a studenti assetati di conoscenza, alcuni, soprattutto le donne più giovani, si mettevano in fila con gli occhi accesi e i raccoglitori stretti tra le braccia, pronti a chiedermi istruzioni su come iniziare a praticare la magia nelle loro case. La magia è un atto di guarigione e resistenza. Dichiararsi strega, praticare la magia, significa rivendicare autorità e potere per se stesse. La vita stessa inizia ognuno di noi in base alle nostre storie individuali e ogni iniziazione ci toglie e ci dà qualcosa. Se volete conoscere la vostra vera identità, siete obbligate a fare questo regalo al mondo.

Sto scrivendo questo libro perché vi conosco, care streghe, vi vedo, ovunque voi siate, intente a dimenarvi come cavalli indemoniati per liberarvi dalle briglie che vi ha imposto il mondo patriarcale. Siamo alleate, ci proteggiamo a vicenda. E così come spero che questo libro possa aiutarvi, la vostra presenza, anche il solo sapere che esistete, mi aiuta ad andare avanti, ad arricchire il mondo e a renderlo sacro. Vi vedo, circondate da cristalli, bestie in cerca di piacere con la parola resistenza tatuata sul petto. Vi vedo, il viso rivolto alla luna, con i pugni colmi di fiori del deserto. Voi, creature indomabili, scalze mentre cadete in trance. Voi che intonate canti in onore del mondo selvaggio.

I semi sparsi dalle vostre dita rivitalizzeranno la terra. Tutti gli atti d’amore e di piacere sono vostri rituali. Siete le iniziate della dea dell’amore, pur non sapendolo ancora; abbiate fede, care streghe, perché una volta arrivate alla fine del libro lo saprete.

Data di Pubblicazione: 5 marzo 2020

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