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La Storia del Mio Successo

Come Guarirsi da Soli - Anteprima del libro di Amy B. Scher

La mia storia inizia così

"Per diventare farfalle bisogna uscire dal bozzolo [...].

Non c’è farfalla che non sia stata prima una larva. Il viaggio si svolge in un processo continuo che sfugge al nostro controllo."
Ram Dass (Be Here Now)

Quando avevo venticinque anni non nutrivo nobili aspirazioni su come cambiare il mondo; mi bastava fare felici le persone con riviste di motociclismo e accessori per centauri, soddisfatta di meditare sul rombo dei motori durante la pausa pranzo. Nel luglio 2005 non avevo idea che la mia brillante carriera di direttrice commerciale della Harley-Davidson stesse per andare a rotoli, anche se ora, col senno di poi, mi accorgo di aver ignorato molti segnali di allarme che indicavano un deterioramento delle mie condizioni di salute. Cominciò tutto con un dolore e un formicolio alle gambe quando salivo la rampa, peraltro poco ripida, che conduceva dal mio ufficio alla mensa. Poco dopo cominciai a perdere l’uso delle braccia. Le mie funzioni motorie andarono progressivamente riducendosi, sotto la doccia non riuscivo a sollevare le braccia per lavarmi i capelli e non facevo che inciampare e cadere. I medici erano disorientati, io ero in preda al panico e il neurologo mi proibì di tornare al lavoro.

Soffrivo ventiquattro ore al giorno e l’unico sollievo mi veniva dal sonno indotto dai farmaci che mi avevano prescritto. Ero attanagliata dai dolori, non c’era centimetro del mio corpo che fosse risparmiato. Fitte laceranti mi straziavano dalla testa ai piedi. In mancanza di una giusta diagnosi e di un trattamento tempestivo, la malattia si acutizzò, provocandomi gravi danni fisici. I nervi scoperti di braccia e gambe producevano scariche dolorosissime e impossibili da prevedere. Avevo tutte le principali articolazioni bloccate dall’artrite, tanto da non riuscire a sollevare le gambe quanto bastava per entrare nella vasca da bagno. Faticavo anche a sedermi sul water, perché le anche non ce la facevano a sostenere il peso del corpo, ed ero spesso costretta a ricorrere all’aiuto di qualcuno. Quando ero sdraiata a letto non riuscivo a fare forza sulle braccia per raddrizzare il busto e alzarmi da sola. Il cuore, a causa di un’infiammazione della membrana esterna, batteva all’impazzata, come dopo una maratona. Ero sempre affaticata, al punto che a volte non trovavo neanche la forza di parlare, e quando infine la trovavo, le mie facoltà cognitive erano talmente compromesse che stentavo a formulare mentalmente le parole. Il sistema immunitario indebolito mi esponeva a violente forme di herpes che impiegavano anni a cicatrizzarsi. Il numero dei miei globuli bianchi subì un crollo talmente preoccupante che l’immunologo mi ingiunse di non uscire di casa. Non c’era organo o apparato del mio corpo che funzionasse regolarmente. La vita che avevo vissuto fino allora fu spazzata via e rimpiazzata da un’orribile malattia che nessun medico riusciva a spiegare. Non sapevo cosa mi spaventava di più, se il pensiero di vivere o quello di morire.

La lotta per la guarigione

Dopo anni di errori diagnostici e terapie che invece di aiutarmi per poco non mi uccisero, la mia malattia ricevette finalmente un nome. Per chi soffre di una patologia cronica, questo è sempre un momento cruciale. A quanto pareva, ero stata punta da una zecca che mi aveva inoculato un batterio, la Borrelia burgdorferi, agente eziologico della malattia di Lyme. Si tratta di un morbo di origine batterica che, in mancanza di adeguati trattamenti, può avere conseguenze molto gravi. È quanto accadde nel mio caso. Oltre alla malattia di Lyme, infatti, mi furono riscontrati, tra le altre cose, problemi al tessuto connettivo, una tiroidite autoimmune, una disfunzione renale, una fibromialgia e una neuropatia. La puntura della zecca non aveva lasciato segni né provocato eruzioni cutanee. I test per la malattia di Lyme a cui mi ero sottoposta all’insorgere dei sintomi erano risultati negativi. Si tratta di analisi generiche e poco affidabili, e ci vollero anni di sofferenze e un laboratorio specializzato perché il morbo venisse identificato. A quel punto sapevo di avere a che fare con una malattia in stadio avanzato e mi feci forza: la sollevai di peso, come un grosso pacco della spesa, e mi avviai verso le casse, decisa a trovare una cura.

Secondo i dati dei CDC,‘ negli Stati Uniti si registrano ogni anno 300.000 nuovi casi di malattia di Lyme, solo il 10% dei qua l'ottiene una corretta diagnosi. Stando a queste cifre, la malattia di Lyme colpisce il doppio delle persone rispetto al tumore al seno e hi una diffusione sei volte maggiore rispetto all’AIDS. Senza considerare che sono numerosi i casi non diagnosticati e ricondotti ad altre patologie quali fibromialgia, lupus, sindrome da fatica cronica, sclerosi multipla, artrite, emicrania, deficit di apprendimento, disturbo bipolare, morbo di Parkinson e aritmia cardiaca, per citarne solo alcune. Malgrado la terapia d’urto a base di antibiotici che m fu prescritta per sradicare l’agente batterico della malattia e le vane infezioni insorte dopo il morso della zecca, continuavo a versare m pessime condizioni. D’altronde, con l’intramuscolo quotidiana e le quarantaquattro pasticche previste dalla mia terapia, avevo esaurito tutto quando venni a sapere della dottoressa Geeta Shroff, fondatrice di una clinica specializzata in cellule staminali a Nuova Delhi, ero tornata a essere autosufficiente, ma i miei sintomi, seppure in forma più lieve, continuavano a non darmi pace. Dalle mie ricerche su Internet, avevo raccolto opinioni contrastanti su Geeta Shroff da c la proclamava un’“eroina” a chi la liquidava come ciarlatala Ma dopo aver parlato al telefono con la dottoressa e aver seguito le storie dei suoi pazienti, capii che le cellule staminali avevano il potere di rinforzare il mio sistema immunitario e rigenerare gli organi, i nervi e le cellule danneggiate. Mi convinsi che erano esattamente questo dicembre 2007, a soli nove mesi di distanza dalla mia diagnosi, presi un volo per Nuova Delhi, senza sapere se la terapia della dottoressa Shroff mi avrebbe salvato la vita o accelererato Catapultata in un paese che mi conquisto il cuore e allo stesso tempo mise costantemente alla prova il mio equilibrio mentale mi conto di avere bisogno di entrambe le emozioni, l'amore e la paura, e feci del mio meglio per accettare con gioia ogni nuova esperienza, compreso l’onnipresente curry e le insolenti scimmie che infestavano le strade.

L’ottimismo che in tante occasioni mi aveva sorretto e orientato, si rivelò insufficiente a soddisfare i requisiti di una cultura che promuoveva il potere del “pensiero positivo” e la supremazia della mente sulla materia. A contatto con questi concetti, finii per assumermi la colpa della mia malattia. “Le cellule staminali fanno la loro parte. Voi dovete fare la vostra: la guarigione è nelle vostre mani” ripeteva ogni giorno la dottoressa Shroff, come un disco incantato che avrei voluto disperatamente fermare.

Dopo nove settimane di iniezioni quotidiane e occasioni di crescita personale da bastarmi per una vita intera, lasciai la clinica camminando sulle mie gambe. Il percorso non fu facile, ma si concluse felicemente. Dopo una lotta che posso paragonare solo a un corpo a corpo con un elefante, potevo finalmente dirmi guarita. O almeno così sembrava.

Il ritorno dei sintomi

Trascorsi due anni, avvertii le prime scosse di un terremoto che minacciava di squassare la mia salute, all’epoca piuttosto stabile. Durante un viaggio a Londra, dove soggiornai per due mesi, fui colta da dolorose fitte e formicolii ai piedi. Con il passare delle settimane i disturbi, che sembravano essere spuntati dal niente, non accennavano a diminuire. Quando finalmente mi decisi a consultare un medico, la situazione era talmente peggiorata che fui ricoverata in ospedale per due giorni. Fu un sollievo scoprire che la risonanza magnetica era negativa. E tuttavia mi sentivo braccata: i sintomi erano esattamente gli stessi apparsi nel 2005, all’inizio della mia carriera di malata cronica. Di fatto, mi fu riscontrato il virus di Epstein-Barr e risultai positiva ai test per le allergie alimentari, oltre a manifestare una serie di disturbi riconducibili a un malfunzionamento immunitario (di nuovo!), ma almeno potevamo escludere la malattia di Lyme.

Questo testo è estratto dal libro "Come Guarirsi da Soli".

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