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Il Transito per Arrivare sul Pianeta Terra

LiberAzione - Anteprima del libro di Andrea Pietrangeli

Nascita

Il transito per arrivare sul pianeta Terra lo avevo sempre trovato piacevole e giocoso. Dopo il lancio nel vortice, si viaggiava tra colori e luci calde e accoglienti, e si incontravano le sette vibrazioni sottili per arrivare alla materia composta dalle dodici vibrazioni grossolane. Lo schermo solare e i finti pianeti iniziavano a emanare i loro complessi psicologici e il corpo umano prendeva gentilmente la forma adatta al tipo di esperienza prescelta.

A ogni incarnazione per comodità sceglievo di nascere in famiglie reali, ricche, agiate, potenti. All’inizio, a dire il vero, quando ero ancora un tenente della Galassia, inesperto e impulsivo, mi ero incarnato in uomini bifolchi, puzzolenti e buzzurri, dal lungo pelo e dalla comunicazione a grugniti, ma poi, diventato Generale, mi ero sempre tenuto alla larga da certe incarnazioni e la memoria mi è stata complice nel ricordarmi di dimenticarle. Viste le mie infinite possibilità di scelta, ho vissuto sempre al meglio di ciò che il pianeta aveva da offrirmi: ville immense, panorami mozzafiato, cibi sopraffini, eserciti giganteschi, popoli acclamanti e servitù esperte, lontano da sporcizia, ghetti, povertà e popolo. La pacchia è durata per molti secoli, ma questa volta, appena ricevuta notizia delle nuove disposizioni, ho avuto un sussulto che ha creato istantaneamente forti terremoti sulla Terra. Avrei dovuto fare esperienza in un corpo animale, osservare il Mondo da un punto di vista che avevo sempre evitato, scegliere una realtà che non avevo proprio considerato.

Infatti non mi ero mai interessato agli animali, alla natura, al contatto profondo. Ero sempre stato attratto da lotte, combattimenti e storie di potere fatte di intrighi, eccentricità, omicidi e dimenticandomi chi fossi davvero, così da rendere piu veritiere quelle fìnte vite.

Un potente della Terra non è mai cattivo

Un potente della Terra non è mai cattivo. È una persona che a dimenticato chi è. Una persona inserita da secoli in un sistema rigido e abbrutito dalla fìnta bellezza, che ha bisogno di compiere azioni estreme per poter evadere da se stesso. Un tipo di vita che ha dimenticato che esiste una parte di esperienze diverse da quelle che vuole gestire e controllare, un tipo di vita ce regole e comandamenti spengono e disattivano. Un uomo di potere canalizza sempre le energie di una massa ancora infantile. I terrestri sono bambini che non sanno usare il loro potere e conoscono solo il gioco della guerra. La guerra è sempre stata la mia droga e le conseguenze sono evidenti. Proprio questa e la parte che dovrò rivedere e sistemare.

La mia ultima nascita è stata decisamente scomoda. Niente luci colorate, niente vibrazioni, niente pianeti. Solo uno stare, lunghissimo e silenzioso, in un utero al buio. Niente ricordi, tutto sconnesso e una gran voglia di scappare via da lì.

Una cucciolata di quattro splendidi fratelli salta fiiori in una mattinata di sole. Constantine, Rex, Fidelio e Ginevra sgamettano a occhi chiusi e sbattono il muso contro la calda pancia deha madre Lilith. Ho sensazioni amplificate di scomodità e goffaggine rispetto alle ultime nascite. Sono molto concentrato ed essenziale nell’analisi di questa novità, direi quasi impaziente. miei fratelli non pensano ad altro che al cibo. Sono felici di esserci. Riesco a sentirli chiaramente, mentre io già scalpito e vorrei andare via. Nei giorni seguenti inizio a prendere possesso del corpo. Purtroppo vedo poco e male, e solo due colori: il blu e il giallo. Gli odori arrivano forti e fastidiosi, pungenti e amplificati, mi investono le narici in modo repentino e violento. Così come i suoni: riesco a sentire a volume molto alto i latrati degli altri cani, mi arrivano dialoghi in lontananza e ascolto stridii di uccelli e rumori di gatti che si azzuffano. Sono attirato a cadenze fisse dall’allattamento di una mamma amorevole e dalla luce che filtra attraverso una rete a maglie larghe, coperta da un tessuto sfumato che ci tiene in un buio artificiale. Il posto è inospitale e freddo.

Passano i giorni e la gabbia in cui siamo rinchiusi è sempre più piena di escrementi. I miei fratelli mangiano, dormono ed evacuano in continuazione. Sono stranamente attirato dagli odori forti e fastidiosi, tutt’altra cosa rispetto alle lenzuola profumate e ai morbidi cuscini che accoglievano le miei precedenti incarnazioni da essere umano. Il Re del Mondo costretto a una simile esperienza! I piani alti hanno inviato delle direttive chiare. Adesso comprendo che quella trasmissione era un richiamo al mio risveglio. Finalmente vedo molte cose sotto una giusta luce, anche se è scomodo andare a vedere tutta la sporcizia che ho creato. Più scomodo ancora il ripulirla, figuriamoci annusarla. Eppure mi dà un certo piacere andare di naso nelle zone intime dei miei fratelli...

Il mondo cambierà totalmente dopo questa mia esperienza.

Al lavoro!

Un ragazzo di nome Gabriele

Un ragazzo di nome Gabriele — un nostro schiavo — viene ogni giorno a ripulire le gabbie dai nostri bisogni mentre spesso, dall altra parte della rete, si alternano umani che cercano un contatto, sorridendo e indicandoci come fossimo un’attrazione da circo. I miei fratelli sembrano contenti di questi momenti; io invece me ne sto in disparte, accucciato, ad aspettare che il mio destino si compia. In sottofondo è sempre presente — e fastidioso per le mie piccole orecchie - il guaito degli altri cani nei box vicini, e a breve quel suono diventerà un grido di sofferenza. Un lamento che rimarrà impresso in me e che diffìcilmente dimenticherò.

Ero nato in un canile. Un signor canile!

Un giorno lo schiavo Gabriele, un ragazzo dinoccolato con mani lunghe ed esili, mi accarezza la testa e dice: «Sei pronto Constantine? Cane fortunato, sei stato scelto da una famigliola molto simpatica, starai con una bambina di nome Camilla».

Capisco ogni parola, comprendo benissimo cosa mi sta dicendo e non faccio fatica ad ascoltare quei vocaboli, anche se la comunicazione non verbale degli umani è quella che percepisco meglio; i movimenti corporei sono immediati e osservandoli mi trasmettono subito le loro sensazioni.

Alla notizia, un misto di gioia e tristezza si fa spazio nel mio piccolo corpo tozzo. In quel momento provo molta nostalgia per la mia mamma e i miei fratellini, che fino ad allora avevo tenuto a distanza di emozioni, e nello stesso tempo sento che avrò vicino a me un’umana da cui imparare. Sono partito riluttante ad apprendere le novità, ma da qualche giorno mi sovviene una sottile, continua e irresistibile voglia di giocare e divertirmi, molto piu forte che in precedenti esperienze. Molto più forte del mio volermi mostrare distaccato. Queste sensazioni sono gratificanti, benché io rimanga sempre in disparte e altezzoso.

«Mamma, davvero possiamo tenerlo con noi? È quello più silenzioso dall’aria triste? È il nostro cane?» La voce di Camilla è incredibilmente gioiosa e contagiosa, non vedo l’ora di giocare e annusare e assaggiare e coccolare questa padroncina che mi indica e saltella felice e sorridente. Vorrei resistere all’istinto animalesco e sdolcinato, ma è troppo forte per opporre resistenza: al solo pensiero di essere coccolato me la faccio sotto, non trattengo gioia e pipì. La mia piccola coda gira a mille e mi alzo in piedi a registrare col naso le novità.

La mamma di Camilla risponde: «Sì Carni, questo è il cucciolo che oggi portiamo a casa. Ma non è nostro, e noi non siamo i “padroni”, piuttosto è un nuovo arrivo in famiglia da trattare bene, da amare e coccolare come fosse un essere umano».

D’improvviso mi sento scoperto! Come sarebbe a dire "... come fosse un essere umano”? Forse sanno? Il mio travestimento da animale è così poco credibile? Non ho mai sentito nei secoli di animali trattati come esseri umani nelle famiglie più povere e pensavo fosse un comportamento da ricchi, ma non ho il tempo di fare troppe congetture perché vengo afferrato al petto. Una mano possente mi strappa via dal mio ambiente, dai miei fratelli e dalla mia mamma.

Mamma!

Inizia a guaire mentre mi allontano.

Mammaaaaaaaaaa!

Un latrato straziante, cui mi accodo urlando tutto il mio disappunto. Non vorrei, ma ululo. Sono già proiettato velocemente in una fredda stanza senza possibilità di movimento. Il richiamo disperato della mamma mi giunge ora più ovattato ma sempre presente. Vengo ripulito, asciugato e messo in una piccola gabbia. Rimango così, sulle mie quattro zampe robuste e instabili, a piangere sommessamente mentre bruschi movimenti mi sbattono a destra e sinistra. Sento ancora presente il richiamo di Lilith e i miei lamenti, forti e pieni di sofferenza, fanno eco al guaito di una mamma ferita, ormai lontana e che non avrei mai più rivisto. Un dolore lacerante si fa spazio e non sopporto questa separazione dal calore, dall’amore, dal nutrimento, dalla compagnia. Ma è solo l’inizio di un'interminabile serie di scoperte.

Questo testo è estratto dal libro "LiberAzione".

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