Tutto è Possibile - Ho'oponopono - Estratto

Tutto è Possibile - Ho'oponopono - Anteprima del libro di Marco Giordano

Gli strumenti di pulizia

Gli strumenti di pulizia

Mi piace pensare che a ogni parola che pronunciamo sia appesa un'etichetta che rappresenti il suo "concetto collegato". Non è la parola in sé che ha importanza, come viene scritta, ma la sua memoria, quello che vi è nascosto dietro. Un chiaro esempio è dato dalle parole TI AMO e GRAZIE che funzionano in ogni lingua in quanto la loro etichetta - significato - è la stessa in tutto il mondo. Molte persone, però, non riescono a dire TI AMO. Da cosa deriva questa difficoltà? Proprio dall'etichetta a cui la parola è collegata. Ci insegnano, fin da bambini, che la parola TI AMO va pronunciata una volta nella vita, a una sola persona e per sempre. Il suo significato acquista così un'importanza enorme, diventa quasi impronunciabile. Se cambiamo cultura, e prendiamo come esempio il mondo anglofono, I LOVE YOU è una frase detta ai figli, agli amici, agli innamorati, risulta quasi un intercalare. Anche i francesi dicono JE T'AIME ai figli, per esempio. Da noi TI AMO non viene quasi mai utilizzato con parenti o affini, questo per via delle diverse etichette. Indipendentemente da come vengono scritte le parole noi andiamo a collegarle a un concetto, a delle emozioni che hanno un'elevata frequenza, la più alta in assoluto. Ci sono solo tre parole attualmente che vibrano in modo più elevato rispetto alle altre e sono: TI AMO, GRAZIE e DIO (che in Ho'Oponopono non usiamo).

Ho'Oponopono funziona ripetendo il più possibile, nell'arco della giornata, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE... oppure GRAZIE, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE, TI AMO... non ha importanza l'ordine. Se avete difficoltà a pronunciare la parola TI AMO perché è collegata a etichette sgradevoli, direte solo GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, visto che le due parole hanno la stessa frequenza. Ho'Oponopono vi fornisce, in questo caso, l'opportunità di andare a cancellare, pulire quella memoria, quel disagio, quella sensazione di difficoltà che non vi permette di dire TI AMO. E così, dopo un po'di tempo, sarà possibile aggiungere alla vostra pratica anche questa parola "impronunciabile". L'esempio delle preghiere chiarisce meglio il concetto. Ci sono delle persone che non riescono a recitare le preghiere, forse perché, quand'erano piccole erano obbligate, dai genitori, a ripeterle controvoglia e così, da adulte, quando si trovano in gruppo a leggerle o recitarle, si sentono male, sono assalite dall'ansia e dalla voglia di fuggire, perché la preghiera è collegata a una memoria con un'etichetta traumatica.

Forse si recavano in Chiesa senza volerlo e per questo, adesso, non riescono a ripetere la preghiera di apertura o di chiusura di Ho'Oponopono, o qualunque altra preghiera.

Se una cosa vi dà disagio non è il caso di farla. Troverete un altro modo di praticare, quello adatto a voi, ma ricordate che è sufficiente ripetere TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE..., anche se esistono altri strumenti di pulizia a disposizione. Il vostro compito sarà mettervi in ascolto, percepire le vostre sensazioni e scegliere.

Per riassumere questo è il funzionamento molto semplice di Ho'Oponopono, che può essere applicato a ogni cosa: non si lavora sui concetti, ma su ciò a cui i concetti sono collegati.

La ripetizione di quattro parole

Si dice che Ho'Oponopono sia la ripetizione di quattro parole (sarebbero "frasi corte", ma per comodità le chiamo "parole"), finora vi ho sempre parlato solo di TI AMO e GRAZIE, le altre, MI DISPIACE e TI PREGO PERDONAMI non sono strumenti di pulizia, non devono essere assolutamente ripetute.

Questo è il grande fraintendimento.

Per ripulire e lasciare andare ogni cosa Hew Len diceva solo TI AMO e mai MI DISPIACE, TI PREGO PERDONAMI. Comportamento che trova una risposta anche nella fisica quantistica. Guardate la reazione di una persona quando, avvicinandovi, cominciate a ripeterle: "MI DISPIACE, MI DISPIACE, MI DISPIACE...", o quella di un'altra quando iniziate a dire: "TI PREGO PERDONAMI, TI PREGO PERDONAMI, TI PREGO PERDONAMI..." oppure quella di un vicino se gli ripetete: "TI AMO, TI AMO, TI AMO..." o: "GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE...". La intuite da soli, la differenza è nelle frequenze di ogni singola affermazione. MI DISPIACE e TI PREGO PERDONAMI hanno una frequenza molto bassa e sono collegate alle parole: errore, senso di colpa e peccato. Tre "demoni" che non ci lasciano volare. MI DISPIACE e TI PREGO PERDONAMI non bisogna ripeterle perché rafforzano questi tre concetti dentro di noi e ci rendono schiavi. Non abbiamo mai commesso nessun errore, non abbiamo nessun peccato da farci perdonare e non c'è nessuno che ci giudica. Dio è Amore e chi vive nell'Amore non giudica. Il giudizio è solo umano. Ma torneremo su questi concetti nel prossimo capitolo.

In Italia esistono delle persone che, al posto di MI DISPIACE e TI PREGO PERDONAMI, utilizzano un'altra parola altrettanto dannosa: "SCUSA". Provate a immaginare cosa succede se, durante la giornata, ripeto continuamente "SCUSA, SCUSA, SCUSA...". Il primo effetto è sull'autostima, che sparisce. Notate come alcuni individui appena li avvicinate ti chiedono già "Scusa" senza aver fatto nulla, ma semplicemente perché è diventato un intercalare. Sono persone che stanno sempre in secondo piano, vittime delle circostanze. Non fraintendetemi, non dico che non bisogna mai chiedere "Scusa", mi riferisco a un problema che ha assunto livelli patologici, a chi si sente sempre succube e inferiore. Ripetere SCUSA non fa altro che alimentare questi sensi di colpa.

Ogni azione non è mai sbagliata

In Ho'Oponopono si impara che ogni azione che si compie non è mai sbagliata perché dipende dal bagaglio di informazioni che uno si porta dietro, dai ricordi registrati nell'inconscio, per questo, al massimo, dobbiamo chiedere scusa solo a noi stessi e a nessun altro. È ovvio che l'educazione è un'altra cosa, se ti pesto un piede, per esempio, è naturale chiedere "Scusa!", ma ha un altro significato.

Mabel Katz, in Scegli la felicità con Ho'Oponopono (Bis Edizioni, 2013), è l'unica secondo me che descrive l'utilizzo di MI DISPIACE, TI PREGO PERDONAMI nel modo corretto. Scrive: "MI DISPIACE, TI PREGO PERDONAMI perché io nella mia vita ho attratto una determinata situazione, o malattia, oppure problema che mi crea sofferenza in questo momento", proprio perché noi creiamo tutto, attiriamo ogni cosa che ci succede. Quindi, il modo corretto di usare MI DISPIACE e TI PREGO PERDONAMI è di ripeterlo solo una volta e non continuamente come un mantra. Così ci prendiamo il 100% di responsabilità per ogni cosa che attiriamo nel nostro campo energetico. Ricordatevi che tutto ciò che ci circonda l'abbiamo attratto noi, davvero ogni cosa. Dopo un po' di tempo, quando avrete assimilato e fatto vostro questo nuovo modo di vedere la realtà intorno a voi, allora non sarà neanche più necessario ripeterle.

Perdonare, secondo la visione di Ho'Oponopono, non è così difficile come si pensa, vuol dire semplicemente lasciare andare ogni cosa, ogni difficoltà, ogni blocco, ogni programma sabotante che ci impedisce di vivere felicemente, in salute e godendo di ogni tipo di abbondanza. Soltanto ripetendo costantemente, ogni giorno, il più possibile, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE, TI AMO, GRAZIE... Semplice no? Quando si comincia a praticare, molte persone, soprattutto i bambini, utilizzano queste parole in caso di necessità e quando ne sentono il bisogno. Poi, a poco a poco, diventeranno un automatismo. Sperimentate Ho'Oponopono con le cose pratiche, per esempio provate in macchina, quando non trovate parcheggio o in coda al supermercato, quando avete fretta... Ogni momento è favorevole per praticare: mentre stirate, preparate da mangiare o fate una passeggiata. Ho'Oponopono si può fare sempre e ovunque. Soprattutto all'inizio è importante trovare un modo per creare l'abitudine. Molte persone, invece di accendere l'autoradio, decidono di dedicare alla pratica il tempo del tragitto tra casa-lavoro, all'inizio per soli due minuti, poi, dopo qualche settimana, si accorgono che da due sono passati a cinque. State insegnando al vostro inconscio uno strumento nuovo. Potete anche adottare i metodi più disparati: scrivetevi sul polso TI AMO, GRAZIE e ogni volta che girerete la mano vi ricorderete di praticare; tappezzate l'ufficio di postito lo specchio del bagno, oppure il frigorifero o addirittura il cruscotto della macchina con le due parole. Ogni cosa vi aiuterà a creare l'abitudine.

La facilità della pratica di Ho'Oponopono

La facilità della pratica di Ho'Oponopono sta anche nel fatto che, all'inizio, non è necessario collegare alle due parole l'emozione associata. Quando dite TI AMO non si deve per forza sentire l'amore e così quando ripetete GRAZIE si può anche non sentire gratitudine, perché sono solo dei suoni che già di per sé emettono le giuste frequenze che permettono la pulizia delle memorie. Poi, quando imparerete il significato di prendersi il 100% di responsabilità, allora riuscirete a potenziare ancora di più la pratica, aggiungendo l'emozione alle due parole riferite.

Potete indirizzare le due parole TI AMO e GRAZIE a chi volete, tanto non fa differenza. C'è chi le indirizza a se stesso, al Divino, al Bambino interiore, alle memorie stesse o alle situazioni e persone con cui si hanno delle difficoltà. Va bene tutto. Ricordate: sono solo frequenze che partono dal vostro cervello e andranno ad aiutarvi nell'ambito della vostra vita in cui avete maggiormente bisogno. E oltretutto la bellezza di questa pratica è che non siete voi a decidere le priorità delle memorie da ripulire e lasciare andare. È qualcun altro che decide e che lo fa per voi, ma questo lo scopriremo nei prossimi capitoli.

Gli strumenti di pulizia possono essere tanti: le preghiere, i Sette cicli di respirazione, l'acqua solarizzata, ma soprattutto le due parole TI AMO e GRAZIE. Anche la spirale in copertina lo è e, solo guardandola, ci aiuta a pulire. In più i suoi colori ci servono a lasciare andare la sofferenza spirituale - il blu indaco - e quella fisica - il verde smeraldo.

Buona sperimentazione dunque e buona pratica!

Questo testo è estratto dal libro "Tutto è Possibile - Ho'oponopono".

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