L’Ultimo Ricordo di Michael - Jon Gordon
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L’Ultimo Ricordo di Michael

The Carpenter - Anteprima del libro di Jon Gordon

Il crollo

L’ultimo ricordo di Michael, prima di svegliarsi in ospedale, era che stava facendo jogging per la città e pensando a come far crescere la propria azienda. Ora giaceva sul letto collegato a tubi e macchine, e sua moglie, Sarah, gli era seduta accanto, mentre un’infermiera era in piedi vicino a lui.

«Che sto facendo qui?» chiese intontito. «Mi ha investito un’auto o cosa?»

«Sei svenuto durante la corsa» rispose Sarah, che piangeva e tremava. Da quando lo conosceva, non ricordava che si fosse mai preso più di un raffreddore, figuriamoci andare in ospedale.

«Come? Perché?» chiese lui.

«È quello che il dottore sta cercando di scoprire in questo momento. Sta controllando i suoi esami e dovrebbe essere qui a momenti». Disse l’infermiera.

«Spero di star bene» disse Michael guardandosi attorno e poi guardando Sarah. Lei cercò di sorridere e comportarsi in modo rassicurante, ma non ci riuscì. Aveva paura e si aspettava brutte notizie.

Michael alzò il braccio e si accorse che aveva una benda e un bernoccolo in testa. «Come sono arrivato qui?»

«Con l’ambulanza. Hai sbattuto violentemente la testa a terra. I paramedici ci hanno detto che un uomo ti ha visto crollare e ti ha aiutato. Ha usato la sua maglietta per fermare il sangue e chiamato il 911. Potrebbe averti salvato la vita.»

«Chi era?»

«Non lo sanno. Gli ha solo dato quel biglietto che vedi lì sul tavolo.»

Sarah prese il biglietto e lo mostrò a Michael. Era un semplice biglietto da visita bianco, riportante solo la parola “Falegname”e un numero di telefono in grassetto.

«Non è un gran venditore» disse Michael tornando in sé e riacquistando il suo senso deH’umorismo.

L’apprensione di Sarah si mutò in risata mentre scuoteva la testa. Persino in ospedale lui pensava al lavoro. Era grata, almeno, che lui stesse tornando alla normalità.

In quel momento entrò il dottore e si avvicinò al letto. «Beh, la buona notizia è che non ha avuto un attacco cardiaco come temevo» disse stringendo la mano di Michael.

«Un attacco di cuore!!!» esclamò Michael. «Sono troppo giovane per avere un attacco di cuore!»

“Non necessariamente» rispose il dottore. «Infatti, il suo corpo la sta avvertendo che dovrebbe rallentare e imparare a gestire lo stress, o prima che se ne accorga le succederà qualcosa di molto più serio. È stato particolarmente stressato ultimamente?»

Michael e Sara si guardarono. «Abbiamo un’azienda» disse Sarah. «L’abbiamo creata insieme e, con due bambini, abbiamo avuto una marea di cose da fare.»

«Beh, vi consiglio di rallentare» disse il dottore guardando Michael negli occhi. «Nessuna azienda o successo vale la sua salute e la sua vita. Voglio che riposi per qualche settimana, prima di tornare al lavoro. Farà bene al suo cuore e a lei. Ha anche una lieve commozione cerebrale. Nulla di grave o preoccupante, ma vogliamo che anche la sua testa guarisca.»

Michael guardò Sarah. Il riposo era l’ultima cosa di cui aveva bisogno, con tutto quello che stava succedendo.

Il dottore si incamminò verso la porta ma prima di lasciare la stanza si voltò e disse: «È fortunato che questo fosse solo un allarme. Vedo continuamente persone che non hanno la fortuna di ricevere avvertimenti come questo. Ricordi: la vita ci manda dei segnali per un motivo. Impari da questo. Faccia le cose in modo diverso. La sua salute, i suoi figli e i futuri nipoti gliene saranno grati».

Il riposo

L’indomani, Michael rimase a casa a leggere e a guardare la televisione, sforzandosi di ascoltare il consiglio del medico. Non lo avrebbe mai detto alla moglie, ma avrebbe preferito morire che riposare. Inoltre, il pensiero di lei a gestire da sola l’attività lo stava uccidendo. Sin dal principio avevano fatto tutto insieme, e non importava quanto fossero presi tra la scuola dei bambini, lo sport e le altre attività: nessuno dei due aveva mai saltato un giorno di lavoro fino a ora. Lui sapeva che Sarah era più che capace di gestire l’attività. Era lei il cervello dietro al software e ai servizi che vendevano, ed era lei che gestiva le operazioni quando Michael usciva prima per allenare la squadra giovanile di basket della figlia, ma era lui la forza guida dietro agli introiti e alla crescita economica, nonché la ragione per cui la loro azienda, Social Connect, nell’ultimo anno era cresciuta in modo esponenziale. Lui e Sarah avevano lavorato per diversi anni in varie start-up tecnologiche, prima di fondare la loro azienda. Provava una sensazione di paura sapendo che il loro futuro e la famiglia dipendessero da Social Connect, e Michael era determinato a farne un successo.

Ma ora i tratti più forti del suo carattere - l’energia, l’etica del lavoro e la passione - stavano pregiudicando la sua salute e non aveva la minima idea di cosa fare. Si sentiva come un lanciatore di baseball cui è stato detto che non può più usare la sua pallina. Voleva tornare immediatamente al lavoro, ma Sarah non lo avrebbe permesso. «Sarai divorziato prima che accada,» gli disse, «poche settimane non faranno la salvezza o la rovina della nostra attività, ma della tua salute sì».

Incapace di far cambiare idea a Sarah, Michael passò il tempo in giro per la casa nel tentativo di rilassarsi e fallendo miseramente. Si fermò davanti allo schermo della TV in sala, si sedette sul divano e pensò allo spazio giochi che Sarah voleva costruire. Per la prima volta, fu in grado di immaginarselo. Prima pensò di costruirlo lui stesso, ma poi si mise a ridere solo all’idea. Suo padre gli aveva sempre detto che avrebbe fatto meglio a guadagnare un sacco di soldi perché per aggiustare le cose in casa avrebbe dovuto assumere altri. E Michael aveva fatto anche di meglio: aveva sposato una donna tuttofare che sapeva aggiustare le cose. Il padre di lei era meccanico, i suoi fratelli idraulici e così, quando si rompeva qualcosa in casa, i bambini andavano da lei anziché da lui. Eppure, costruire uno spazio giochi era fuori anche dalla portata di Sarah.

Michael allora pensò al falegname che lo aveva salvato e si ricordò che aveva il suo biglietto da visita. Dovrei proprio chiamarlo per ringraziarlo, pensò. Ma cosa dici a uno sconosciuto che ti ha salvato al vita? «Ciao. Mi hai salvato la vita. Sai costruire spazi giochi?» Michael trovò il biglietto sul tavolo e decise che lo avrebbe solo ringraziato e chiesto dove gli poteva mandare un regalo. Digitò il numero e, dopo qualche squillo, sentì la voce dell’uomo che gli aveva salvato la vita: «Ciao, al momento non posso rispondere al telefono perché sto costruendo dei pensili da cucina in in Main Street. Ci sto mettendo anima e cuore, quindi non risponderò alle chiamate fino a quando non avrò terminato il lavoro. Sappi che presterò la stessa attenzione e cura anche al lavoro che farò per te. Se hai bisogno di parlarmi, vieni pure all’in Main Street a mezzogiorno, durante la mia pausa pranzo».

Michael scosse la testa. Un falegname che non dice il suo nome e non risponde alle telefonate di potenziali clienti. Come fa ad avere dienti? Si domandò Michael. Non solo questo tizio ha bisogno di un nuovo biglietto da visita, ma anche di aiuto per migliorare la sua attività.

Questo testo è estratto dal libro "The Carpenter".

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