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Un Popolo di Allergici

Allergie nei Cani e nei Gatti - Anteprima del libro di Maria Cuteri

Un libro sulle allergie degli animali

In un primo momento, la realizzazione di un libro sulle allergie degli animali mi era parsa difficoltosa per l’esiguità del materiale di cui pensavo di poter disporre. Invece mi sono poi accorta di quanto, in realtà, l’argomento fosse molto più fertile rispetto a ciò che avevo immaginato. Ho cominciato a mettere ordine tra i tanti test che negli anni avevo effettuato e archiviato e mi sono resa conto della corposità del materiale utile che avevo già a disposizione. Poteva aiutarmi anche la mia storia personale; avendo sofferto di diverse allergie e intolleranze alimentari, ero inevitabilmente incline a una particolare sensibilità nei confronti dei sintomi provocati da questa patologia. Sempre più mi accorgevo che moltissimi dei miei pazienti erano disturbati da reazioni allergiche. Chiacchierando tra colleghi, amici e persone che incontravo nelle mie passeggiate con i cani, questo argomento continuava a tornare. Grazie al noto fenomeno di attrazione chiamato, nel campo della fìsica quantistica, entanglement, a un certo punto mi è apparsa d’innanzi una realtà “monotematica”. Ovunque guardassi, apparivano animali con sintomi riferibili ad allergie o a intolleranze.

Mi accorgevo sempre più che vi era un crescente aumento di soggetti che ne soffriva. In alcune situazioni era molto semplice sospettare un’allergia, ma per tante altre, vista la complessità delle manifestazioni, non risultava così chiaro. Notavo spesso che i disturbi, oltre a essere molto fastidiosi e cronici, erano anche poliedrici nelle loro manifestazioni; di frequente, a causa della somiglianza dei sintomi e della varietà degli organi colpiti, l’allergia poteva essere confusa con altro.

Quando mi capita di parlare in pubblico di questo argomento, ho la sensazione di dover fare ordine, in quanto proprio l’entropia e la moltitudine dei sintomi rendono spesso confuso il quadro clinico e quindi anche difficile la diagnosi.

Proseguendo la lettura vi accorgerete come spesso sia davvero impossibile trattare questo argomento a compartimenti stagni. Ho cercato di semplificare e nella diversità delle reazioni spero comunque di essere riuscita a fare chiarezza.

L’allergia, come dicevo sopra, è considerata una malattia cronica; il pensiero comune che la medicina ufficiale ha fatto passare è che non si può guarire. Si sono tentati tanti approcci farmacologici e negli anni sono stati studiati anche vaccini desensibilizzanti, ma non si è mai cercato di capire fino in fondo quali siano i veri motivi che portano alcuni animali (vale anche per le persone) a manifestare queste reazioni in modo molto violento e spesso anche invalidante. Nonostante diverse ricerche, a oggi, la risposta ai pazienti affetti da allergia da parte delle terapie convenzionali è nella maggior parte dei casi incompleta.

Fare chiarezza

Ho cercato, con questo libro, non solo di fare chiarezza sul tipo di reazioni che vengono raggruppate entro il generico termine di allergia, ma anche di definire le cause che spesso portano l’organismo a reazioni del sistema immunitario. E non manco di sottolineare il fatto che prevenire è sempre meglio che curare e se proprio dovessimo trovarci in questa seconda circostanza è meglio cominciare con approcci il più naturali possibile. Ormai sono quasi quindici anni che mi occupo di allergie e vi posso assicurare che, seguendo questa via, ho visto moltissimi animali ridurre le loro reazioni fino ad arrivare alla completa scomparsa dei sintomi e riuscire poi a mantenere il loro stato di salute per tempi molto lunghi, facendo sempre attenzione a restare il più “puliti” possibile. Personalmente, il mio percorso è stato differente rispetto a quello di una ricercatrice classica; sono partita dalla pratica per poi passare in un secondo momento alla teoria, che comunque quasi sempre mi ha fornito conferme. Vorrei sottolineare che nella mia pratica ho avuto anche riscontri che si discostano, per certi versi, dagli studi scientifici che ho nel tempo consultato. Credo che queste discordanze siano semplicemente legate al modo che ho di lavorare che, a mio avviso, permette di avere diverse chance rispetto alle terapie tradizionali. Nella ricerca bibliografica riguardante la costante contaminazione dell’ambiente, e quindi degli esseri viventi che vivono su questo pianeta, si trovano pochissimi studi sulle molecole coinvolte in questi processi in riferimento all’ambito veterinario. In tale ambito, la medicina si occupa prevalentemente della pratica clinica; in quasi tutti i congressi di veterinaria si parla dell’elevata frequenza delle allergie, salvo poi lasciare ad altri le ricerche sulle molecole con forti probabilità allergizzanti. Da qui la difficoltà a trovare riferimenti bibliografici. Vi assicuro che ho fatto del mio meglio per riuscire a trovare dati scientifici al riguardo e, dopo le innumerevoli ore passate a cercare, qualche piccola scoperta l’ho fatta, ma da qui sono nate anche molte intuizioni. Permettetemi una riflessione un po’ cattiva. Se vado alla ricerca delle cause costituite da atteggiamenti umani errati, come l’uso indiscriminato di sostanze chimiche, vaccinazioni con frequenze troppo elevate, uso di antibiotici e farmaci di sintesi anche se non strettamente necessari ecc., scopro che è proprio qui che nasce una parte dei problemi. Chi fa ricerca scientifica? Sono proprio coloro che in teoria producono e poi distribuiscono queste molecole. Quindi, chi ha interesse ad andare a stabilire veramente quale sia il loro reale coinvolgimento nell’elevato manifestarsi di dette reazioni? Immagino che molti di voi condividano queste mie perplessità.

Entropia (grado di disordine di un sistema)

Il mio desiderio è quello di fornirvi un supporto dapprima nel farvi capire cosa sta accadendo al vostro animale, per poi suggerirvi cosa potreste fare per evitarlo. In seguito qualche piccolo aiuto di pronto intervento.

Per chiarire, permettetemi di entrare un po’ nell’alveo delle definizioni che piacciono tanto a noi medici. Seguendo le indicazioni che vengono date a livello accademico, le reazioni del sistema immunitario sembrano semplici e immediate nella loro comprensione. Ve le ripropongo, per poi sviluppare alcune considerazioni, in modo tale che anche voi possiate comprendere come in realtà sia difficile segnare delle linee nette di confine tra i vari tipi di reazioni.

Per allergia si intende una reazione di ipersensibilità immunitaria nei confronti di una sostanza. Quindi una reazione troppo spinta. Affinché avvenga questa risposta anomala del sistema immunitario, è necessaria una sensibilizzazione, cioè un precedente incontro del sistema immunitario con la sostanza stessa e la conseguente intolleranza a ulteriori contatti con essa. Molti proprietari di animali fanno fatica a comprendere che è proprio il continuo contatto con la sostanza incriminata che in realtà sta alla base di tutto questo processo. Tale sostanza viene definita antigene. Tra le due fasi, normalmente, vi è un periodo detto di latenza, che spesso è molto variabile, possono trascorrere anche diversi anni.

Esistono un’ipersensibilità immediata e una ritardata. Vediamole insieme.

Ipersensibilità immediata. Le manifestazioni avvengono entro pochi minuti dal secondo contatto con l’antigene. A loro volta queste fasi vengono distinte in tre tipi:

4 Tipo 1. Si tratta di reazioni sistemiche o locali come asma, orticaria, allergie alimentari. Qui le cellule attivate dal sistema immunitario sono i mastociti, granulociti basofili. I mediatori sono istamina, bradichinina, serotonina, prostaglandine; gli anticorpi coinvolti sono le IgE. L’anafìlassi coinvolge tutto l'organismo nel momento in cui viene a contatto con l'allergene e spesso questa reazione è di entità molto grave, con caduta della pressione sanguigna, asfissia per broncocostrizione, in molti casi è letale. Nel cane l’organo di choc è il fegato e in particolar modo le vene epatiche. Tale reazione inizialmente si manifesta con agitazione, seguita da vomito, minzione e defecazione, dopo poco avviene il collasso in seguito a depressione respiratoria. Nel gatto, invece, l’organo coinvolto primariamente è il polmone. Gli animali colpiti spesso si graffiano violentemente il muso e la testa nel vano tentativo di liberarsi da una sensazione di oppressione, a questo seguono problemi respiratori, ipersalivazione, vomito, mancanza di coordinazione motoria, broncocostrizione ed edema della glottide. Nelle malattie allergiche propriamente dette, la reazione è localizzata solo ad alcuni organi, in questi casi si parla di atopie (dal greco “fuori luogo”); si indica così la spontaneità della sensibilizzazione e l’esistenza di una certa predisposizione ereditaria e di razza. Le reazioni non sono cosi violente e i distretti interessati sono la cute, le mucose respiratorie ed enteriche.

4 Tipo 2. Sono conseguenti a reazioni trasfusionali.

4 Tipo 3. Si tratta di malattie da immunocomplessi, quindi di reazione autoimmune.

Ipersensibilità ritardata. Si manifestano allergie nel corso di malattie infettive, dermatiti da contatto ecc.

Vi propongo di addentrarci, a questo punto, nel vivo dell’argomento di nostro interesse. Partiamo dalle definizioni riguardanti le reazioni avverse ai cibi che mostrano chiaramente quanto sia complessa e variegata nella realtà la risposta immunitaria nei confronti degli alimenti. L’Accademia Americana per l’Allergia, l’Asma e l’Immunologia (AAAAI) classifica le reazioni avverse ai cibi come:

  1. Reazioni allergiche propriamente dette: si innescano meccanismi immunologici e dose-dipendenti (con produzione di IgEelgG).
  2. Pseudo allergie da deficit enzimatici (come deficit di lattasi, favismo).
  3. Reazioni pseudo allergiche (farmaci o alimenti liberatori di istamina): reazioni tossiche ad alimenti ecc.
  4. Intolleranze alimentari: eliminando l’alimento si elimina anche la reazione.

Queste definizioni creano, nella pratica, delle difficoltà nel comprendere quale tipo di reazione abbiamo di fronte. Io non amo molto la rigidità di certi approcci, anche perché credo che siamo noi esseri umani a introdurre definizioni rigide, mentre in natura la situazione spesso è più semplice di quello che appare. Il corpo è un organismo che lavora in concerto, non possiamo certo suddividerlo in pezzi pensando così di avere compreso tutti i suoi segreti. E chiaro che l’ideale sarebbe capire qual è la reazione che abbiamo di fronte, ma è altrettanto chiaro che spesso i confini si toccano e si compenetrano. Possiamo però cercare di avvicinarci al benessere eliminando una parte delle cause dei malesseri.

Mantenere le varie classificazioni come a sé stanti

Mantenere le varie classificazioni come a sé stanti, secondo me, ci impedisce di vedere il quadro generale che poi in realtà, come dicevo sopra, è il risultato di una somma di reazioni. Quindi, le allergie sono considerate disturbi ad andamento cronico, con un quadro polimorfo e con coinvolgimento soprattutto della cute della faccia, dei piedi e dell’addome. Avrò modo più avanti di entrare nel dettaglio e di arricchire questo quadro con i dati che vengono anche dalla mia esperienza personale. Per ora, per creare un minimo di ordine, potrei dire che le manifestazioni possono essere sia stagionali che annuali. Se vi è un ripetersi dei sintomi solo in alcuni periodi dell anno, dovremmo pensare innanzitutto a un coinvolgimento dei pollini; se, invece, il malessere continua tutto l'anno, allora lieviti, acari e muffe potrebbero avere un ruolo determinante. Sovente vi possono essere contaminazioni batteriche o da lieviti create da un alterazione della barriera difensiva della cute, che evidentemente complicano l’evoluzione del disturbo. Sono numerosissimi i casi in cui anche altri organi iniziano a risentire dello squilibrio generale. Nel 5% dei casi vi sono anche reazioni non cutanee, come cataratte, asma, sintomatologie gastroenteriche e addirittura crisi convulsive e alterazioni del ciclo estrale (Quartarone, V., «Aivpa Journal», 2013).

Non ho trovato dati certi sul numero esatto di animali coinvolti, ma si parla comunque di un numero elevato e soprattutto in crescita. E oggettivamente difficile definire la vastita del fenomeno, anche tra studiosi vi sono discordanze. Da una chiacchierata con un ricercatore italiano, il dottor Mario Agrillo, che da moltissimi anni si occupa di reazioni avverse agli alimenti, è emerso che la percentuale di animali coinvolti da patologie allergiche da reazione agli alimenti, ormai sfiora il 50% e che solo pochi anni fa ve ne erano meno della metà.

Noi veterinari ne conosciamo solo una piccola parte, in quanto sono ancora molti quelli che non vengono portati dal medico benché chiaramente malati. Questa affermazione è sostenuta da una ricerca svolta in America dove pare che la metà degli animali domestici non sia vista regolarmente dal veterinario. Benché io pensi per certi versi che questo possa essere un bene, per quanto riguarda l'aspetto epidemiologico ciò determina oggettivamente difficoltà di valutazione.

Una mia carissima cliente ha adottato Lucky, un West Highland White Terrier proveniente dalla Sicilia. Le sue condizioni fisiche erano disastrose, la famiglia con cui viveva aveva gravi problemi economici e non poteva permettersi di curarlo. Immagino che casi di questo genere possano essere molto frequenti. In tante situazioni può esserci una complessità di manifestazioni e gli animali, magari, non vengono riconosciuti come allergici pur essendoci una forte reattività di base. Un altro motivo che determina come certe situazioni non siano studiate ne controllate è legato al fatto che, benché i veterinari, come anche i medici, siano tenuti a segnalare al Ministero della Salute qualsiasi reazione avversa ai farmaci e ai vaccini utilizzati, spesso questa procedura non viene realmente considerata.

Non penso che vi sia per forza malafede, ma semplicemente queste reazioni passano comunque inosservate; ciò determina, in ultima istanza, che i dati raccolti dal Ministero sono indubbiamente sottostimati.

Nella casistica riguardante i nostri compagni animali, queste problematiche mostrano una notevole accelerazione e sono in aumento i soggetti coinvolti. Negli ultimi anni sono apparsi diversi studi scientifici che sottolineano come le allergie nei nostri animali da compagnia abbiano raggiunto percentuali veramente significative. Anthony A. Yu dell Ontario Veterinary College nel 2013 affermava che nel 46% dei casi alla base delle patologie dermatologiche vi era una reazione avversa al cibo e che in concomitanza questi animali presentavano anche allergie ambientali ai pollini e alle pulci. Tale studio praticamente conferma la posizione del dottor Agrillo.

Da queste affermazioni potete immaginare come sia effettivamente un insieme di cose a contribuire ad accorciare la distanza tra animali e allergie.

Dobbiamo considerare che, oltre a un intestino minato in continuazione da molteplici insulti , si possono anche aggiungere come concause e sollecitazioni: agenti infettivi, chimici, fisici, ormonali, psichici e ambientali e, non ultima, la possibilità di una certa predisposizione genetica. Affronteremo nei prossimi capitoli ognuno di questi argomenti, sperando di riuscire a fare sempre più chiarezza e magari anche ad aggiungere nuove considerazioni su quello che la medicina ci propone come certezza.

Questo testo è estratto dal libro "Allergie nei Cani e nei Gatti".

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