ARTICOLI VARI

Un viaggio nel passato: ipotesi sull'evoluzione della razza umana

Un viaggio nel passato

Scopri la verità sull’evoluzione dell’uomo e dei grandi primati dell’antichità leggendo l'anteprima del libro di Michael Tellinger.

Un viaggio nel passato

Se non sappiamo da dove veniamo, come possiamo sapere dove stiamo andando? In questo capitolo cercheremo di trovare informazioni in entrambe le direzioni. Dobbiamo scavare a fondo nella nostra preistoria prima di iniziare a guardare lontano nel futuro. Fortunatamente, ci è stata data molta conoscenza dai nostri antenati più avanzati. L’ereditarietà del dna, le tavolette di argilla sumere ricche di informazioni (normalmente considerate mitologia o vaneggiamenti di qualcuno che non aveva niente di meglio da fare) ci forniscono un quadro piuttosto chiaro su chi siamo e su dove ci stiamo dirigendo come specie.

Quindi, a rischio di diventare ripetitivo, vi ricordo che per sapere dove stiamo andando, abbiamo bisogno di sapere da dove proveniamo. Per iniziare il nostro viaggio a ritroso nel tempo, dobbiamo ripercorrere i passi dell’uomo moderno e utilizzare tutte le risorse disponibili, comprese le conoscenze e le informazioni tratte dalle antiche scritture che in precedenza potrebbero essere state considerate spazzatura. Le tavolette sumere sono state una rivelazione affascinante e una fonte di conoscenza misteriosa.

Si sa così poco della preistoria, del tempo prima del tempo, che quando emergono nuove importanti prove, possono sembrare talmente fantastiche per noi umani moderni del ventunesimo secolo, che ci rifiutiamo di accettarle. Tutti parliamo di mitologia greca e romana, ne conosciamo gli dèi e i nomi: Venere, Plutone, Mercurio, Iside, Thor, Apollo, e l’onnipotente Giove, solo per ricordarne alcuni. Ma questi erano solo eroi fiabeschi dei tempi antichi o erano davvero esseri con poteri superiori? Le tavolette sumere ci dicono che si trattava di veri dèi e non di forze della natura a cui era stato dato un nome immaginario. I nomi possono essere stati diversi da una civiltà all’altra, ma la loro influenza ha plasmato tutta l’umanità fino a oggi.

Quando un sabato pomeriggio mi sono seduto a scrivere questo capitolo, sono venuti in visita alcuni amici. Ci siamo rilassati sul bordo della piscina con un bicchiere di vino fresco e in breve è emerso il tema dell’evoluzione della nostra specie. Ho chiesto ai miei amici cosa ne pensassero e cosa sapevano della nostra antica preistoria, di come e quando siamo diventati umani. Jana ha subito espresso la sua opinione: «Siamo diventati umani quando siamo saltati giù dagli alberi e abbiamo cominciato a stare in piedi». Opinione ovviamente non fondata su alcun tipo di ricerca credibile, eppure, probabilmente, una simile percezione è condivisa da molti altri che hanno avuto la sfortuna di aver subito il lavaggio del cervello dal sistema educativo moderno. Anton invece, era un po’ più riservato e incerto nelle risposte, ma era sicuro che la teoria dell’evoluzione fosse giusta e che ci siamo evoluti da una specie di primati nel corso di milioni di anni.

Da queste e da molte altre discussioni intraprese nell’arco di quindici anni, ritengo che ci siano ancora due teorie principali che affascinano le menti dell’uomo moderno: il percorso evolutivo e il percorso creativo. Le ho confrontate per quasi due decenni, solo per scoprire che esiste una terza possibilità! Questa forse può soddisfare il fanatismo di entrambe le parti, mentre apre loro gli occhi verso nuove realtà emerse dal nostro antico passato.

Mentre vengono continuamente presentate nuove scoperte, il traguardo continua a spostarsi. Ogni volta che una persona intelligente postula l’ultima argomentazione, inattaccabile perché supportata da prove evidenti, vengono ulteriormente stimolati il dibattito e le polemiche che portano inevitabilmente ad altre scoperte e dibattiti. Scienziati e antropologi continueranno a differire su questo argomento negli anni a venire, ma credo che una convergenza delle due posizioni sia inevitabile. Recentemente ho sentito un prete dire che avrebbe accolto qualsiasi specie aliena come il miracolo della creazione di Dio, distaccandosi chiaramente dal precedente dogma religioso, che pone l’uomo al centro della creazione, il grande capolavoro di Dio, all’apice dell’intelligenza e padrone del mondo animale.

Dalla scimmia all'uomo?

E' impossibile argomentare contro la teoria dell’evoluzione così come ci è stata presentata negli ultimi centocinquant’anni. Siamo circondati da prove a sostegno dell’evoluzione nel mondo animale e nel mondo vegetale. Non è questa la sfida di questo libro. La mia sfida è rivolta a qualche centinaio di migliaia di anni fa quando il nostro pianeta ha visto emergere l’umanità e scomparire gli ominidi che ci hanno preceduto. Devo velocemente determinare il legame tra le parole “genere umano” e “umanità”. Non possiamo avere l’umanità senza il genere umano, pertanto le due cose sono indissolubilmente legate, con sottili differenze dovute alla nostra interpretazione personale. Ho quindi deliberatamente deciso di usare in modo intercambiabile i due termini per sottolineare questa semplice relazione. L’evoluzione ha giocato un ruolo determinante nell’interconnessione dei due termini. Ci sono, tuttavia, alcune carenze affascinanti nella teoria darwiniana che sono già state messe ampiamente in discussione da persone molto più intelligenti di me.

Sembra che Darwin possa non avere azzeccato tutto. Darwin in realtà ha preso in prestito gran parte della sua dottrina da molti altri scienziati e menti brillanti, a volte apparentemente distorcendo le loro teorie a sostegno della propria. Confido che, se avesse vissuto oggi, alla luce delle nuove evidenze, molto probabilmente avrebbe cambiato radicalmente idea sulla selezione naturale.

In realtà non fu Charles Darwin a coniare per primo la frase “selezione naturale” quando pubblicò la sua controversa bibbia sull’evoluzione nel 1859, intitolata L’origine delle specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita.

Fu un altro biologo di nome Patrick Matthew che nel 1831 fece riferimento al “processo di selezione naturale”. Lo vedeva come un termine più rappresentativo di “meccanismo di feedback”, utilizzato fino a quel momento. La selezione naturale è stata descritta così: “Le proprietà che meglio permettono a particolari individui di sopravvivere e riprodurre le proprie varianti genetiche, aumenteranno di generazione in generazione, in proporzione maggiore rispetto ad altri individui con strutture genetiche meno ottimali”. In poche parole, il reale significato è “la sopravvivenza del più forte”. C’era un altro concetto che Darwin sembra aver preso in prestito: la metafora della ramificazione dell’albero della vita, descritta da Alfred Russel Wallace nel 1855.

Uno dei punti di forza di Darwin è che l’evoluzione non avviene per salti. Trascorsero circa centoventi anni prima che Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe dimostrassero che l’evoluzione avviene per salti con l’aiuto di virus e batteri arrivati sulla Terra dallo spazio tramite un processo chiamato panspermia. Questi arrivi dallo spazio mutano costantemente, infettano le cellule delle piante e delle creature viventi e causano abbastanza rapidamente drastici cambiamenti nella struttura del dna dell’ospite.

Per dimostrare questa affermazione stravagante, vorrei che tornaste con la mente alla parete della vostra classe a scuola. Ricordate il poster con le fasi cronologiche dell’evoluzione umana? Partendo da sinistra: il primate, il primate leggermente più alto con meno peluria, un uomo-scimmia leggermente più alto e più eretto ancora meno peloso, per terminare con un bell’uomo all’estrema destra che rappresenta gli esseri umani moderni, all’apice dell’evoluzione. Dalla scimmia all’uomo, proprio così. Queste immagini semplicistiche creano nei bambini l’idea che la teoria dell’evoluzione sia sufficientemente documentata e compresa.

Altre ipotesi

Non viene insegnato loro che questa è solo una delle ipotesi di come siamo diventati umani. C’è un silenzio assordante da parte degli antropologi su ciò che è accaduto nei vari “buchi” tra i diversi stadi evolutivi. Sarebbe più saggio insegnare ai nostri figli la verità invece di una mezza verità addolcita. Ci sono salti evolutivi giganteschi nella raffigurazione della cronologia umana. Come è possibile? Che cosa è successo tra una fase e la successiva? La prima creatura ha forse vissuto per milioni di anni e poi improvvisamente ha dato alla luce un essere completamente diverso? Cosa ha innescato un tale drastico cambiamento? Ovviamente è stata una variazione genetica, ma quale può essere stata la causa, se per millenni non c’erano stati cambiamenti?

Alla fine del XVIII secolo, James Hutton mise in relazione il concetto di evoluzione graduale con l’attività geologica sulla Terra e con i princìpi geologici di uniformità. Egli affermò che

«i processi geologici sulla Terra e all’interno di essa hanno operato nello stesso modo nel corso della storia. L’ambiente nel suo complesso è rimasto sostanzialmente lo stesso per 500 milioni di anni, mentre la vita è cambiata radicalmente dai primi segnali neurologici alle forme attuali altamente complesse. Come fu possibile ottenere questo tipo di variazione in un ambiente sostanzialmente immutato se le specie erano ottimizzate al massimo livello?».

Dal ritrovamento di Lucy e di Mrs. Ples, del Bambino di Taung e del Ragazzo di Turkana, punti di riferimento nel campo dell’archeologia, sono stati rinvenuti migliaia e migliaia di scheletri fossili di ominidi e di altri antenati dell’uomo. Quando pensiamo di avere le idee chiare sull’evoluzione dell’uomo e dei grandi primati dell’antichità, ci troviamo di fronte a una nuova scoperta che ci costringe a mettere in discussione le nostre conoscenze dalle fondamenta. Due importanti scoperte hanno violentemente scosso le nostre convinzioni. Nel settembre 2003 in una grotta dell’isola indonesiana Flores, furono trovati i resti di uno scheletro femminile, che fu chiamato Ebu. È il più piccolo ominide adulto, di circa 1 metro di altezza. Si stima che Ebu sia vissuta tra 95.000 e 13.000 anni fa circa. Per la prima volta ci siamo resi conto di non essere stati soli su questo pianeta, ma di averlo condiviso con un’altra specie! Ebu non apparteneva alla specie Homo sapiens, ma apparentemente era umana.

Un’altra scoperta è stata fatta in Spagna nel 2005, vicino a Barcellona, dove Salvador Maya-Sola e Miquel Crusafont hanno riportato alla luce un teschio fossilizzato e i resti di uno scheletro di un grande primate, il Pierolapithecus catalaunicus. Si ritiene che questa grande scimmia abbia vissuto nel Miocene medio 12-13,5 milioni di anni fa, quando le grandi scimmie antropomorfe, tra cui gorilla e scimpanzé, e gli esseri umani si separarono dalle scimmie minori come i gibboni. Anche se è possibile che questo fosse l’antenato dei grandi primati, la differenza sostanziale è che questa grande scimmia non poteva dondolarsi tra gli alberi. Questi esempi di scoperte recenti dimostrano che più crediamo di sapere, più riceviamo sorprese a ricordarci che sappiamo molto poco. Dovremmo avere sempre una mente aperta e renderci conto che mentre ci evolviamo come esseri umani, il nostro genoma ci costringe a porci domande sempre più complesse e ad affrontare risposte ancora più sconcertanti.

Percorriamo ora a ritroso il nostro passato di esseri umani per renderci conto di quanto sia giovane e fragile la nostra specie e di quanto poco tempo abbiamo trascorso su questa Terra. Si tratta di un viaggio importante in cui affronteremo la disputa tra creazione ed evoluzione. Armati di questa conoscenza, postuleremo una nuova combinazione delle due teorie, che non offenderà né coloro che credono in un Dio creatore, né gli evoluzionisti che si aggrappano alla dottrina darwiniana della selezione naturale. Tuttavia, dovremo sottolineare le importanti differenze tra “Dio” e “dio”. Un po’ di tecnicità dalle implicazioni universali, che per millenni sembra essere sfuggita all’attenzione dell’umanità.

Data di Pubblicazione: 25 ottobre 2019

Lascia un commento su questo articolo

Caricamento in Corso...