SELF-HELP E PSICOLOGIA

Una conversazione tra Ivan Nossa e Joe Vitale: Gli insegnamenti di un grande autore

Una conversazione tra Ivan Nossa e Joe Vitale

L'infanzia, il rapporto con il padre, le letture, l’ispirazione, la magia. Scopri i segreti di Joe Vitale leggendo l'anteprima del libro "10 Grammi di Felicità".

La conversazione

Buona sera Joe, grazie per aver considerato il mio invito a questa conversazione. Parleremo di molti aspetti della tua vita e dei tuoi insegnamenti. Non vedo l'ora di iniziare, sono sicuro che sarà un viaggio stupendo.

Sono certo che anche i lettori lo ameranno.

Quindi, per tutti i nostri lettori e amici che hanno da poco aperto questo libro, trovatevi un posto comodo, prendetevi una tazza di tè o un bicchiere di vino e preparatevi a viaggiare con me e con Joe. Considerateci due amici durante questo viaggio.

Andremo più a fondo possibile, come non avete mai letto prima nei nostri libri.

Ascolteremo e rifletteremo sulle sue risposte, leggeremo insieme alcuni suoi scritti, scandaglieremo emozioni, sentimenti, ispirazioni, chiariremo dubbi e affronteremo tutte quegli argomenti che hanno reso la vita di Joe e i suoi libri qualcosa che milioni di lettori nel mondo conservano con gratitudine.

Buon viaggio!

Ivan: Ciao Joe, ho alcune domande e argomenti in mente per questa conversazione. Sei pronto per iniziare? Mi dai il permesso di chiederti qualsiasi cosa abbia in mente e poi di pubblicarlo?

Joe: Mhmm, ci devo pensare... :-) (le risate di Joe sono quelle che ci immaginiamo tipicamente americane, quello che vi potreste aspettare da una persona vera e sincera che ride col cuore!).

Ok Ivan, mi fido, iniziamo.

Sarò onesto e risponderò a tutte le tue domande.

Ivan: Credo che non si possa conoscere qualcuno se non sappiamo qualcosa della sua infanzia. Iniziamo da lì.

Com’è stata la tua vita da bambino?

L'infanzia

Joe: È strano riguardare la propria infanzia decenni più tardi. Durante, e subito dopo, la mia infanzia io ero infelice.

Mio padre era dominante e violento.

Mia madre era timida e sottomessa.

I miei fratelli e le mie sorelle erano più giovani di me e io mi prendevo la colpa per qualsiasi cosa facessero, perché ero il più grande. Allora per me tutto questo non aveva senso.

Ora, a cavallo dei miei sessant’anni, riesco a vedere che i miei genitori hanno fatto il meglio che potessero. E quando ci ripenso oggi ho molti momenti di gioia.

Quindi com’è stata la mia vita da piccolo?

E stata bella.

Ivan: Quello che dici è fantastico, questa consapevolezza ti ha permesso di cambiare il modo in cui percepisci quel periodo e quindi come ora influisce sulla tua vita. Ma dimmi di più.

Joe: In effetti, mio padre era un lavoratore delle ferrovie, ex-marine e pugile ed era così felice per la nascita del suo primo figlio che quel giorno d’inverno del 1953 corse in chiesa, s’inginocchiò e ringraziò Dio. Purtroppo, però, quella gratitudine se n’è andata presto. Mio padre trattava mia madre e me come membri del suo plotone. Era autoritario, severo, un macho, e a volte crudele.

Ora, a distanza di anni, ho capito la pressione alla quale era sottoposto, quindi non sto dicendo questo per farmi compatire. I fatti sono semplicemente fatti.

Mio padre proveniva dalla vecchia scuola italiana che diceva che l’uomo era il capo della casa e ne aveva il completo controllo. Lo stress che gli creava credere a quel mito era terribile. Anche se faceva esercizio fìsico ogni giorno, correndo, saltando la corda o prendendo a pugni il sacco da boxe nel garage, spesso se la prendeva anche con la sua famiglia. Non era piacevole, ma dal momento in cui ero un bambino con poca forza fìsica, non c’era via d’uscita. Mi ricordo la volta in cui mi spinse in una pozza di urina calda. Probabilmente avevo sedici anni a quel tempo. Da quel momento non riuscii più a smettere di bagnare il letto la notte.

Fu umiliante, oltre quello che si può immaginare. La situazione era fuori dal mio controllo, ho capito più tardi che accadeva a causa della paura di mio padre. Mi impauriva. Il suo comportamento spaventava me e i miei fratelli così tanto che riuscivamo a lasciar andare la paura solo di notte, nel sonno, e i risultati erano disastrosi. Accadeva poi che l’urina creava un buco nel materasso. Il buco si allargava gradualmente e, a volte, l’urina raggiungeva il fondo del letto, il rivestimento di plastica. Quando la plastica non reggeva più si rompeva come un pallone d’acqua e l’urina inondava il pavimento. Era una vista imbarazzante, orribile e puzzolente.

Mi ricordo un giorno quando mio padre raggiunse l’apice.

Alcuni uomini stavano portando in casa un nuovo materasso per me. Mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e la nonna erano tutti presenti. Quando l’uomo delle consegne prese il mio materasso il rivestimento di plastica si ruppe e quel veleno giallo colpì il pavimento. Mio padre perse il controllo. Il suo collo si ingrossò. I suoi occhi divennero quelli di un animale selvaggio. Lui parlava sempre che diceva che doveva picchiare i bambini per far sì che lo ascoltassero. Non vedeva alternativa.

Anni dopo, quando ero ormai sposato e stavo attraversando problemi economici, ho avuto un assaggio di quello che deve aver provato mio padre. Capii che non mi picchiava tutti i giorni per il fatto che bagnassi il letto, ma solo quando doveva comprare un nuovo materasso.

Era quel fatto che lo feriva. Gli ricordava quanto poco avesse, quando duro dovesse lavorare, quante bollette doveva pagare. Non aveva bisogno di un materasso da inserire nel budget.

Ho capito cosa provasse quando io e mia moglie avevamo bisogno di una nuova macchina e non avevamo soldi. O quando uno dei nostri gatti prese una scossa elettrica e aveva bisogno di cure urgenti ma non avevamo niente in banca per pagare il veterinario. Fa male. Fa male allo stesso modo in cui deve aver fatto male a mio padre. La differenza è che io non ho picchiato nessuno come conseguenza di questo sentimento.

Ci deve essere una soluzione migliore!

La realtà che vissi da piccolo non era felice. Ci furono momenti felici, naturalmente, ma soprattutto ci furono quelli brutti. Quando fummo pronti per trasferirci nella nuova casa che mio padre aveva costruito da solo con le sue mani, mia madre disse: “Avremo tutto quello che ci serve qui, e ci sarà una cinghia appesa in cantina per frustare Joey”.

Le mie botte erano diventate un modo di vivere accettato. E io ero solo un adolescente.

Un amico una volta cercò di giustificare tutte le botte che avevo preso.

“Tuo padre ti ha insegnato a essere obbediente”, commentò. “Hai imparato a non comportarti mai da cattivo”.

“Nooo”, replicai. “Ho imparato solo a non venir mai scoperto quando sono cattivo”.

“Ma le botte ti hanno insegnato a essere una persona buona, non credi?”.

“Ero una buona persona anche prima delle botte”, replicai. “E lo sono oggi. Guarda mia sorella. Ha cresciuto tre bambini che hanno avuto i migliori risultati a scuola, hanno tanti amici e sono in salute. Non li ha mai picchiati. Tratta i suoi figli con rispetto, non come animali”.

Il mio amico sembrò capire il punto del mio discorso.

Ma ebbi un altro commento da aggiungere (mi piace sempre avere l’ultima parola :-)).

“Se tratti le persone con rispetto, loro imparano a rispettarsi”, dissi. “Ma se li picchi, gli insegni che non vanno bene. L’immagine che avranno di se stessi sarà quella di uno schiavo”.

Non piacendomi quello che avevo, la situazione che stavo vivendo, nacque in me il desiderio di qualcosa d’altro, di qualcosa di diverso. A quel punto iniziai a esplorare le alternative.

Alcuni ragazzi trovano la loro via di fuga esplorando droghe o alcol, io scelsi di esplorare la mia mente.

La mia curiosità riguardo alla vita era forte, ma ho imparato a muovermi tra parametri rigidi. Ero cauto, oserei dire terrorizzato, di poter fare qualcosa che avrebbe contrariato mio padre.

Quindi invece di guardare fuori di me, iniziai a guardarmi dentro.

Ivan: Sono state certamente esperienze molti forti, e come tutte le esperienze forti della vita portano a qualcosa.

Dove ti hanno condotto?

Letture e ispirazioni

Joe: Iniziai a leggere libri su esp (esperienze extra sensoriali), fenomeni psichici, ipnosi, fantasmi, telepatia della mente, magia e molto altro. Il libro di Claude Bristol, ormai un classico, The Magic of Believing (“La magia di crederci”), fu la mia introduzione alla metafìsica. Mi insegnò il potere straordinario della nostra mente. Una volta che sai tenere un’immagine nella tua mente con una tale chiarezza come se la vedessi realmente, potessi toccarla, assaggiarla e anche sentirne il profumo a quel punto, con ogni probabilità, porterai quell’immagine nella tua realtà.

Un altro libro potente, che non riesco più a trovare da vent’anni, si intitola How to Strengthen Your Life With Merital Isometrics (“Come rafforzare la tua mente con l’isometria mentale”). Fu scritto da un ipnotista inglese di nome Sidney Petrie e da un autore freelance chiamato Robert Stone. Mi ricordo che quel libro ebbe un grosso impatto su di me. Come il libro di Bristol mi insegnò che la mente è più potente di qualsiasi strumento che l’uomo possa costruire. Robert Collier fu un altro autore che mi influenzò. I suoi famosi libri, ordinabili per posta, mi insegnarono che il pensiero positivo porta risultati positivi. Lessi The Secret of the Ages (“Il segreto delle Ere”), un classico, e Riches Within Your Reach (“Ricchezze alla tua portata”), un altro libro meraviglioso. Descrivevano un’immagine di Paradiso sulla Terra, tutto creato dalla mente.

Ero anche un membro della esp Lab. Al Manning e i suoi amici fantasmi prendevano molti dei miei soldi. Dal momento in cui mentii sulla mia età e passai l’estate dei miei sedici anni lavorando sulle rotaie, avevo molti soldi in tasca. Non avevo una macchina, non pagavo l’affitto e nemmeno le bollette. Spesi praticamente tutto per la mia crescita personale. Feci un corso per corrispondenza per utilizzare l'I Ching, il libro cinese dei cambiamenti. Comprai i nastri delle registrazioni di Al Manning che canalizzava le risposte alle mie domande sulla vita e sul sesso (soprattutto quest’ultimo :-)). Comprai i libri di Al, le cassette, le polveri e così via. Al Manning fu una parte molto rilevante della mia vita in quel periodo e anche ora, diversi anni dopo, quando ci ripenso mi viene automaticamente un bel sorriso.

Avevo sedici anni e volevo un amico saggio. Gli spiriti sembravano una scommessa abbastanza sicura. Misi una cassetta di Al Manning nel registratore e mi rilassai. Al iniziò a canalizzare il “Professor Reinhardt”, il suo spirito guida. Mentre ascoltavo mi prese la paura. Cosa succederebbe se incontrassi davvero uno spirito maestro? Un fantasma? E se mi parlasse? Oh, santo cielo, se volesse toccarmi?

Una brezza leggera passò sul mio viso. Era uno spirito? Era uno spirito femminile? Potrebbe interessarle fare l’amore? Dal momento che ero vergine, quel pensiero non mi tranquillizzò affatto. Capisci vero Ivan cosa voglio dire? :-)

Sentii il pavimento scricchiolare come se qualcuno ci stesse camminando sopra. Non mi ci volle molto per rialzarmi, spegnere il registratore e correre fuori dalla stanza. Volevo incontrare i miei spiriti maestri, ma avevo troppa paura per lasciare che accadesse. In ogni caso per alcuni giorni dopo quell’episodio, ebbi l’impressione che qualcuno mi stesse osservando.

La mente mi affascinava. Sapevo che potevamo fare cose oltre quello che conoscevamo e volevo sperimentarle (eccetto incontrare persone morte invisibili).

Mi ricordo quando provai a camminare attraverso un muro. Avevo letto che ogni cosa nella vita è energia, che i capelli sono energia, il corpo è energia, e così anche i muri. Quindi credevo che avrei potuto attraversarli se avessi avuto l’energia giusta. Naturalmente non funzionò mai, non riuscivo mai ad avere l’energia giusta per attraversare i muri di casa :-).

Suppongo che avessi voluto avere una super mente così da poter battere mio padre con l’arguzia. Batterlo sul suo stesso terreno non avrebbe funzionato. Era troppo allenato a essere un killer. Il suo libro preferito si intotolava Kill or Be Killed (“Uccidi o sarai ucciso”). Così usai la mia mente. Ma imparai presto che lei accantonava quello che io imparavo.

Mi ricordo che dissi a mio padre: “Pà, sai che quando la tua immaginazione e la tua volontà entrano in guerra, l’immaginazione vince sempre?”.

È una questione psicologica. L’avevo appena letto e ne ero rimasto molto colpito. Non fu lo stesso per mio padre.

“Non è vero”, disse.

“Sì, lo è. L’ho letto in un libro”.

“I libri non hanno sempre ragione, Joey”.

Potete intuire la mia situazione diffìcile. Cercavo di vincere fìsicamente e mi batteva facilmente. Cercavo di usare la mente e semplicemente contraddiceva ciò che dicevo.

Era molto frustrante.

Ivan: La frustrazione spesso porta a nuovi traguardi, nuove sfide. Conoscendoti sono certo che non ti sarai arreso facilmente.

Quello che volevo era magia vera

Quale fu la tua mossa successiva?

Joe: Ho letto molte biografìe, tutto quello che c’era su Daniel Boeme o Harry Houdini.

Ho imparato che solitamente le persone affrontano molte difficoltà nella vita.

Non ero solo.

Ho imparato che le persone di solito trionfano anche quando le probabilità sono poche. Quello che serviva era la speranza, un sogno, il coraggio, la perseveranza e un pizzico di fortuna.

Dal momento in cui mio padre era troppo rigido e non mi permetteva troppa libertà in quello che facevo, utilizzai la mia mente per diventare un avventuriero. Leggere libri mi dava esperienze sicure ed eccitanti.

La cosa incredibile è che i libri iniziarono a farmi uscire dalla mia corazza.

Mi ispirarono a compiere azioni.

Mi resero assetato della vita che descrivevano.

Ivan: Ho visto la foto di Houdini autografata a casa tua, in soggiorno. È probabilmente il mago più famoso del mondo, come ti ha influenzato?

Joe: Dopo aver letto di Houdini decisi di diventare il più grande mago del mondo. Mi inventai un nome, Excello :-). Lo so, fa un po’ ridere, ma mi sentivo il mago Excello. Inventai anche dei giochi con le carte. Lasciavo che i miei fratelli mi legassero con la corda in cantina così da poter provare a liberarmi. Mi liberavo sempre. Nessun nodo poteva fermare Excello!

Mi sono allenato a trattenere il fiato. Il mio piano era quello di farmi legare e gettare dal ponte della mia città, direttamente nel fiume. Lo vedevo come un grande avvenimento mediatico. Già allora mi preoccupavo della mia immagine e architettavo trovate pubblicitarie :-). Non so perché non accadde mai. Probabilmente la paura fu più forte. Forse mi fermò mio padre. Davvero non ricordo.

Non ho mai perso il mio interesse nella magia.

Una delle ragioni per la quale iniziai a esplorare il movimento metafìsico fu il fatto che stavo ricercando la vera magia. Ero contrariato dal fatto che tutti i trucchi che compravo e imparavo alla fine fossero solo trucchi!

Un giorno comprai un trucco chiamato: “i fazzoletti danzanti”. In pratica dovevi estrarre un fazzoletto dalla tasca e farlo danzare di fronte a te, sul pavimento. Quando lessi le istruzioni mi stupii del fatto che dovevi avere dei fili per far danzare il fazzoletto. Pensavo veramente che il fazzoletto avrebbe danzato come se fosse vivo. Mi ricordo che lo appoggiai sul pavimento e a tutta voce urlai: “Danza!”. Quando lo vidi rimanere immobile lessi le istruzioni :-). Fu una grande delusione.

Quello che volevo era magia vera.

Data di Pubblicazione: 3 dicembre 2018


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