SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 7 min

La vitamina D: cos'è e quali sono le sue proprietà

Scopri cosè la vitamina D

Scopri le funzioni fisiologiche più conosciute e il ruolo che svolge nella salute delle ossa leggendo l'anteprima del libro di Paolo Giordo.

Cosè la vitamina D

La vitamina D viene sintetizzata nell’uomo per l’azione dei raggi ultravioletti a partire dal 7-deidrocolesterolo, che è il suo precursore a livello della pelle.

L’efficacia di questa sintesi dipende dalle proprietà fisiche della pelle ma anche da fattori ambientali e può variare da individuo a individuo, a seconda del colore della pelle, dell’ora del giorno, del tempo di esposizione ai raggi solari, della stagione e della latitudine.

La vitamina D sintetizzata arriva poi nel fegato, dove un enzima la converte in un metabolita che si deposita nel fegato stesso e nel grasso corporeo.

Infine, viene trasportata ai reni, dove un altro enzima la converte in un metabolita super-attivo detto 1,25-vitamina D o calcitriolo, mille volte più potente della vitamina D immagazzinata.

Quella formata dalla pelle attraverso i raggi solari è la vitamina D3.

La vitamina D2 si assume con i cibi ed è assorbita a livello intestinale esattamente come i lipidi, per diffusione passiva e, in seguito, incorporata nei chilimicroni che la trasportano in circolo attraverso i vasi linfatici mesenterici.

Dove si trova

Al di là dei raggi solari, pochi sono gli alimenti ricchi di vitamina D, e tutti di origine animale: fegato di pesci di mare (merluzzo), carne di pesci grassi (salmone, tonno), tuorlo d’uovo, latte e formaggi grassi, burro.

La fonte migliore pare sia rappresentata dall’olio di fegato di pesce (specie di merluzzo).

Per quanto riguarda le fonti alimentari non animali, care ai vegani, possiamo annoverare un contenuto plausibile di vitamina D, in alcuni funghi come il porcino, lo spugnolo, l’ovolo e il finferlo che, bene o male, durante la loro crescita, possono arricchirsi di questa vitamina grazie ai raggi solari. Non è però realistico pensare di poter soddisfare il fabbisogno di vitamina D con questi ultimi alimenti.

Proprietà e funzioni

La funzione fisiologica più conosciuta della vitamina D è il mantenimento dell’equilibrio tra calcio e fosforo, la cui alterazione produce le lesioni ossee chiamate rachitismo e osteomalacia.

Ma ci sono anche altre funzioni e proprietà, come ad esempio l’induzione della differenziazione cellulare, cioè la capacità di favorire lo sviluppo di ogni cellula per il ruolo al quale è predisposta.

Sappiamo che la vitamina D non è subito “utilizzabile”, deve infatti essere convertita in una forma che eserciti la sua piena attività biologica.

Pressoché tutte le cellule del nostro corpo possiedono recettori per la vitamina D. Ciò significa che ogni cellula è sensibile alla sua azione.

E pensare che sino a pochi anni fa la si riteneva importante solo per il sistema osseo!

Diventa dunque anacronistico continuare a chiamarla vitamina; infatti, essa è un ormone steroideo con una potente azione immunoregolatrice. I suoi recettori, noti come Vdr ( Vitamin D receptor), sono dislocati dovunque: nelle ossa, nei reni, nell’intestino, nelle cellule immunitarie, endocrine, ematopoietiche, cutanee e persino in quelle tumorali.

Questo spiega la sua enorme gamma di funzioni.

Per quanto riguarda le ossa, essa svolge un ruolo essenziale sia nei processi di mineralizzazione che di demineralizzazione. La mineralizzazione avviene mediante deposizione di calcio e fosforo in diversi siti della matrice ossea. La quantità di materiale depositato è il risultato di un equilibrio tra la sua fissazione, processo innescato dalle cellule deputate alla costruzione dell’osso chiamate osteoblasti, e la sua dissoluzione mediante cellule riassorbenti dette osteoclasti.

Vediamolo nel dettaglio.

La deposizione di calcio nello scheletro coinvolge la sintesi intracellulare di collagene e fibrille, alla quale sono deputati gli osteoblasti, per formare la matrice extracellulare dell’osso che può essere mineralizzata. La demineralizzazione dell’osso è diretta invece dagli osteoclasti, che rilasciano enzimi lisosomiali capaci di dissolvere il minerale osseo e degradare la matrice organica una volta liberata dal minerale. Pertanto, è dal bilanciamento di queste due funzioni che avviene la crescita coordinata e il modellamento dell’osso, così come il suo rimodellamento dopo la distruzione in caso di traumi, lesioni o invecchiamento. La vitamina D è coinvolta direttamente solo nel favorire la funzione degli osteoblasti ma può, attraverso di essi, attivare indirettamente anche gli osteoclasti.

Tra le altre sue funzioni, vi sono anche la regolazione della produzione di citochine, importanti mediatori immunitari, e la capacità di favorire il processo fagocitarlo proprio dei macrofagi e dei monociti, attivando in tal modo le difese immunitarie contro batteri e virus patogeni.

A questo proposito, si è sempre creduto che l’epidemia di influenza che si verifica nel periodo invernale sia dovuta al clima freddo, che favorisce l’infezione virale o l’aggressione da parte dei molti microrganismi circolanti.

Ma alcuni anni fa un medico inglese, Edgar Hope-Simpson, è stato il primo a fare un collegamento tra le epidemie influenzali del nostro emisfero e il solstizio d’inverno, arrivando alla conclusione che l’influenza arriva quando i livelli ematici di vitamina D cominciano a calare drasticamente nelle persone sane a causa della diminuita possibilità di esporsi al sole.

Tale riduzione porterebbe a una disregolazione delle difese immunitarie antinfettive e quindi alle conseguenti epidemie che conosciamo.

Anziché compensare questa carenza di massa, si affronta ogni anno l’emergenza influenzale con potenti campagne di vaccinazione che si rivelano spesso largamente inutili.

La prestigiosa Cochrane Collaboration ha pubblicato tra il 2006 e il 2010 ben cinque rapporti che hanno ridimensionato le entusiastiche dichiarazioni dei promotori dei vaccini antinfluenzali.

Si può leggere in uno di questi rapporti: «Non esiste alcuna evidenza che i vaccini siano in grado di evitare la trasmissione dei virus o le loro complicazioni come ad esempio la polmonite».

L’assunzione regolare di vitamina D si pone come una validissima e innocua alternativa alle vaccinazioni antinfluenzali per tutte le categorie di età.

La sua carenza è stata associata anche all’infiammazione; studi hanno dimostrato che il marker circolante dell’infiammazione, la proteina C reattiva, è inversamente correlato alle concentrazioni sieriche di vitamina D e diminuisce in risposta alla sua somministrazione.

E' inoltre emerso che la carenza riduce anche la secrezione di insulina dalle cellule beta pancreatiche, per cui è ragionevole chiedersi se bassi livelli di vitamina D possano svolgere un ruolo importante nel diabete mellito di tipo 2, cioè quello insulinoresistente.

Forti evidenze scientifiche concordano poi sul fatto che livelli insufficienti rappresentino un importante fattore di rischio nella sclerosi multipla e sono stati pubblicati anche studi secondo cui alte dosi di vitamina D avrebbe un’azione persino terapeutica sui paziente afflitti da questa grave patologia. È emerso infatti che sarebbero utili nel ridurre sensibilmente i linfociti T responsabili della produzione di interleuchina-17, proteina infiammatoria secreta durante la risposta immunitaria e associata alla sclerosi multipla.

Data di Pubblicazione: 18 marzo 2019

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