La Vostra Vita è una Prigione - Riconoscete che siete Intrappolati in un vostro Mondo

Anteprima del libro "Zombies" di Andrea Bizzocchi

Dove siamo?

È difficile ammettere che viviamo dentro una bugia e che di conseguenza la nostra Vita è una bugia. Se sei nato e cresciuto in un mondo, questo significa che sei stato educato a credere a quel mondo e alle sue verità. Che però non sono quasi mai vere.

Come può un dottore, un ingegnere, un avvocato, un insegnante, un operaio, chiunque di noi, al di là della sua professione e del suo ruolo sociale, credere che tutto ciò che ha appreso nella sua Vita è falso? In effetti non può. Come può metterlo in discussione, quando nel bene e nel male a quel mondo ha dedicato tutta la sua esistenza? Non può. Come può un economista a cui sono state insegnate teorie economiche di ogni genere, in anni di studio universitario, capire come funziona davvero il denaro, chi lo crea, con quale modalità, perché ci sono i debiti pubblici, eccetera, se nel suo percorso formativo tutto questo non solo non gli è stato insegnato, ma gli è stato tenuto opportunamente nascosto? La risposta è sempre la stessa: non può. Eppure, (non)pensano le masse, è un economista. Chi se non lui sa di economia? Chi, se non il medico, sa di medicina? Chi, se non colui che è esperto di qualcosa, può sindacare su quella cosa? Questo assunto ben introiettato dentro di noi, banale quanto si vuole ma assolutamente condiviso da tutti, ci induce a non mettere in discussione l’economia, la medicina o qualunque altra struttura portante del nostro mondo; di conseguenza ci impedisce anche di comprendere che l’economia (o qualunque altra cosa), così come viene insegnata, serve a occultare che cosa essa è veramente e quali sono le sue finalità ultime. Così come la medicina, sempre così come viene insegnata, serve a occultare i processi che porterebbero a vivere naturalmente in salute (che dovrebbe essere la condizione naturale della Vita).

Il fatto è che ciò che ha imparato il medico, l’economista, il giornalista, o chiunque inserito nel Sistema è semplicemente quello che gli ha insegnato il Sistema. E anche ovvio che sia così perché il Sistema insegna quello che gli torna comodo per rafforzarsi e auto-preservarsi.

La sostanza del discorso è:

  • Come si può riconoscere la prigione quando abbiamo vissuto in prigione tutta la vita, quando la prigione è tutto ciò che conosciamo, quando tutti quelli che conosciamo vivono in prigione assieme a noi?
    Non si può.

Le prigioni della vita

Questo assunto è talmente semplice da risultare persino banale; così banale che si fa fatica ad accettarlo, ragion per cui risulta difficilissimo metterlo autenticamente in discussione nei suoi pilastri fondamentali, nelle sue fondamenta, nelle sue verità più profonde. Ma il grande inganno è evidente e per chi vuole scoprirlo è facilissimo perché esso è ovunque attorno a noi. Come dicevo la difficoltà nella comprensione dell’inganno (degli inganni) non è di natura tangibile e neppure concettuale o intellettiva. La difficoltà risiede tutta nella accettazione (oppure no) che la nostra Vita, quella Vita per cui abbiamo lottato, sudato, lavorato, pianto, speso emozioni ed energie, non è stata altro che un grande inganno; ma la mente fatica ad accettare ciò che le provoca dolore; non lo ammette, lo rimuove. Freud definiva questo processo di non accettazione-rimozione del dolore sindrome del diniego.

Tutti noi veniamo accuratamente educati sin dalla nascita a credere nel Sistema.

Lavorare nell'ombra

Coloro che manovrano per preservare e rafforzare questo meccanismo lavorano sempre e solo nell’ombra. Lavorano dietro il Sistema, o sopra il Sistema, ma non nel Sistema. È per questo motivo che invece coloro che vi lavorano dentro (il medico, l'economista, il giornalista, il giudice, il bancario, l’insegnante, eccetera) fanno ciò che fanno, perlopiù, in perfetta buona fede e con le migliori intenzioni del mondo. Ma non hanno capito nulla di come funziona il Sistema. Perché sono stati educati a credere in esso.

Questo meccanismo di autoconservazione e rafforzamento del Sistema è così malefico e perverso da prevedere, a ogni passo e a ogni stadio della nostra Vita, tutta una serie di meriti, promozioni, avanzamenti che ti gratificano da un lato per tenerti a lui legato dall’altro. Si parte da bambini con i voti a scuola per cui se impari (possibilmente a pappagallo) quello che i programmi scolastici (cioè il Sistema) ti dicono di imparare sei bravo, prendi il voto alto, vieni promosso, i genitori, i nonni, i parenti tutù... li coprono di lodi, ti regalano soldi oppure lo smartphone. Gratificazione. A parte la gratificazione materiale dello smartphone ricevuto in regalo a dieci anni, conta soprattutto la gratificazione emotiva di aver reso contenti, orgogliosi di te, mamma e papa, i nonni, zii e parenti. Questo ti fa sentire bene, ti induce a proseguire su questa strada, a non mettere in discussione ciò che hai fatto/appreso fino a ora.

Senza rendertene conto cominci a mettere le catene al tuo pensiero libero e ai tuoi sentimenti liberi.

Questa storia prosegue per tutto il periodo dell’educazione scolastica (fino alla laurea per chi ci arriva) al termine della quale le catene sono ormai ben strette e il pensiero e i sentimenti liberi non sai neppure più che esistono (a questo punto sei già uno schiavo adulto) e sarai gratificato dai soldi, dal successo, dagli status symbol, e addirittura da qualche tempo - poiché al peggio non c’è mai fine - anche dal numero di like ricevuti su facebook per una qualunque idiozia che hai postato. Per un verso o per l’altro si chiama approvazione sociale e si tratta di gratificazioni previste dal meccanismo stesso. Bisogna riconoscere che l’ingegno perverso dei programmatori del Sistema a volte raggiunge vette altissime. Ad esempio negli usa l’educazione scolastica costa moltissimo (mia moglie si laureò in giurisprudenza a 25 anni, nel 1995, uscendone con un debito di oltre 70.000 $ - denaro peraltro che, a ben guardare, manco esiste...). Questo significa che... ci indebitiamo per essere educati (programmati) e poi passiamo una parte consistente della nostra vita per ripagare (con gli interessi) quel debito che abbiamo in precedenza contratto per essere educati (programmati).

Un’astuzia da cervelli fini non c’è che dire.

Il grande inganno

Tutti gli inganni del Grande Inganno si basano su una cosa ben specifica coltivata molto accuratamente, e cioè l’insicurezza dell’individuo che di conseguenza cercherà la sua sicurezza nell’approvazione degli altri. A cosa si riduce questa approvazione? Lo abbiamo già detto ma ripeterlo non fa mai male: ad avere successo, ad aver fatto carriera, ai soldi, a possedere tutta una serie di oggetti e stili di vita che certificano che sei qualcuno. In realtà non sei qualcuno (e men che meno sei te stesso) ma hai qualcosa. Che non sono proprio la stessa cosa perché anzi, a ben vedere, è l’esatto contrario. Se riflettiamo sul fatto che l’individuo è sottoposto sin dalla nascita a questo vero e proprio lavaggio del cervello (cosa bisogna fare, cosa si deve pensare, come ci si deve comportare, cosa si deve fare da grande, eccetera), converrete con me che è molto facile che questo individuo, che vuole pensare e agire diversamente da come pensano e agiscono tutti, si senta insicuro. Effettivamente è difficile essere solo contro tutti (e questo il Sistema lo sa benissimo).

Noi non ci pensiamo mai (perché la cosa ci provoca troppo dolore - ritorna la sindrome del diniego) ma nel nostro mondo ci sono adolescenti che si tolgono la vita perché hanno preso dei brutti voti a scuola. Mi si dirà: “Ma accadimenti così estremi sono rari”. Certo che lo sono, ci mancherebbe solo che fossero comuni, che fossero ordinari, che abbondassero-, ci mancherebbe solo che uno studente su due con brutti voti a scuola si togliesse la Vita! Ma sono molto indicative dell’intrinseca violenza di come è strutturato il sistema scolastico. “Ma non è detto che si sia tolto la vita solo per i brutti voti” insiste ancora colui che non vuole prendere atto di questa violenza connaturata al Sistema (perché il passo successivo al prendere atto di qualcosa è mettere in pratica quella presa d’atto; e questo è uno scoglio duro da superare per cui ci si ferma sempre prima). Certamente non è solo l’educazione scolastica ricevuta che fa stare male l’adolescente e noi tutti.

Effettivamente è l’intero arsenale della nostra civiltà che ci a stare male: dalle droghe agli sballi, dai divertimenti al calcio, dai soci network allo shopping, dalla politica all’economia e a tutto il resto, è l’intero arsenale della nostra civiltà a produrre tutto quel vuoto c e ci fa stare male. Comprensibilmente spaventato da questo grande vuoto che si trova davanti (e anche di sopra e di sotto, da un lato e dall’altro; insomma, vive circondato dal vuoto) e incapace di reagire, l’adolescente in questione, o chi per lui, si dice (senza averne consapevolezza): “E tutto qui? E se è tutto qui, che cazzo vivo a fare?”.

E a quel punto viene quasi naturale togliersi la vita (o quantomeno diventa una possibilità). È un dramma infinito, inimmaginabile, soprattutto inconcepibile. Ma purtroppo in un certo senso lo si concepisce. Per questo sempre più spesso accade ciò che accade. Quando succedono fatti del genere, i media mettono in atto due strategie di occultamento del fatto/stordimento delle masse. O, dunque, facendo silenzio, oppure parlandone per giorni e mesi a tutte le ore, su tutti i canali, in tutte le salse, con l’ausilio di una schiera di esperti (o pseudo tali) e opinionisti che opinano di tutto tranne che delle cause reali che hanno portato a un gesto così estremo. Alla radice del problema non si arriva mai perché questo significherebbe rimettere in discussione l’intero meccanismo.

Questo è solo un esempio, ma il fatto che l’opulento, educato, civile e democratico Occidente (il supposto regno del benessere) detenga numerosi record in fatto di depressione, suicidi e più in generale di tutto ciò che va sotto il cappello di un malessere ad ampio raggio sempre più diffuso e generalizzato, la dice lunga su come stanno effettivamente le cose. E un altro dato la dice altrettanto lunga, e cioè il fatto che suicidi e depressione e malessere siano in aumento nei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”. In altre parole... sono proprio lo sviluppo, la modernità, il progresso, il benessere, attraverso le loro manifestazioni pratiche chiamate stili di vita, divertimenti, sballi, educazione, economia, tecnologia, medicina... a uccidere.

È chiaro che questo è un boccone duro da mandar giù, perché, se lo mandassimo davvero giù (cioè se capissimo davvero, intimamente, che le cose stanno effettivamente così), dovremmo essere disposti a mettere in discussione proprio i nostri stili di vita, i nostri divertimenti e sballi, l’educazione di cui siamo orgogliosi, l’economia che ci dà da vivere, la tecnologia che ci rende la vita comoda, la medicina che ci cura, eccetera.

Pochi di noi hanno la forza di farlo.

Questo testo è estratto dal libro "Zombies".

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